Le ‘pantomime’ della Provincia, nel bilancio di Santoro e Moricola

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Avellino – Il travagliato e famigerato ordine del giorno sull’acqua non ha rappresentato che un ‘pretesto’ per la convocazione della conferenza stampa di questa mattina. I consiglieri provinciali del Centro Sinistra Alternativo, Giuseppe Moricola e Amalio Santoro hanno infatti passato in rassegna i primi 12 mesi del governo Sibilia, tracciando il bilancio di una “pachidermica amministrazione, affetta da eccesso di colesterolo burocratico e che è arrivata a realizzare, si e no, il 40% di quello che si era proposta per il primo anno”.

I due consiglieri di opposizione hanno toccato e affondato i punti nevralgici dell’attività amministrativa targata Sibilia, “che ha condotto una campagna elettorale promuovendo il cosiddetto ‘governo del fare’ mentre invece questo ci sembra il governo del ‘dis-fare’”: il bilancio consuntivo, l’edilizia scolastica, l’acqua, i rifiuti, la cultura, il lavoro.

Uno ad uno, Moricola e Santoro hanno ‘azzoppato’ i cavalli di battaglia del – mai come in queste ore – tormentato esecutivo del senatore del Pdl che peccherebbe di “vizi di origine, politici e programmatici”.

“Ovvio che esiste il limite del Patto di Stabilità che non può essere sforato – ha riconosciuto Moricola – ma quest’amministrazione finora non è stata capace di ricalibrare la propria azione, in funzione di tale vincolo, al fine di realizzare una ricaduta in termini sociali ed economici”. È anzitutto nel piano economico di gestione che l’amministrazione tradirebbe un vizio di origine e nella mancanza di programmazione dei singoli assessori. “Qui si naviga a vista. In più di un anno non abbiamo avuto l’onore di visionare un solo stralcio di ipotesi di intervento”.

E a proposito di assessori… “Gnerre si è vantato di un avanzo di amministrazione di oltre 30 milioni di euro. Ma anzitutto, se c’è un avanzo tanto grande, è evidente che non è stato in grado di spenderlo. A ben guardare inoltre la metà di quell’avanzo è determinato dal fatto che una delibera concernente la viabilità rurale (15 milioni preventivati che non sono stati affatto utilizzati) è stata completamente inevasa.

Partendo dal bilancio consuntivo, approvato nell’ultimo consiglio provinciale con i voti sfavorevoli di Santoro e Moricola, passando per l’edilizia scolastica (“per la quale si erano annunciate cifre che giravano intorno agli 8 milioni di euro, mentre invece finora è stato speso circa 1 milione”), si arriva ai temi principi della politica avellinese, campi di guerra in cui si combattono le battaglie più dure. “Che ne è di IrpiniAmbiente?” Si chiedono Moricola e Santoro. Bene la provincializzazione del ciclo integrato dei rifiuti “che abbiamo da sempre sostenuto”, ma ad oggi – dicono – non è pervenuto ancora nessun piano industriale”.

E in effetti dopo i roboanti annunci di fine anno e la presentazione della nuova società provinciale, di IrpiniaAmbiente e del suo amministratore Russo, si è sentito e saputo poco o niente. “E ancora non sono chiari qualità, quantità e costi dei servizi che la nuova creatura garantirà alla comunità”.

“Nessuna politica in termini di personale, si continua a ragionare solo in termini di consulenze esterne in Provincia”. E a nulla servirebbero, a dire di Santoro e Moricola, i maxi tavoli anticrisi. “Puro filantropismo. Fin quando, almeno, non ci fanno capire come vogliono affrontare realmente l’emergenza lavoro”.

All’opposizione ovviamente non ci sono solo gli esponenti del Centro Sinistra Alternativo, ma anche i cinque ‘piccoli indiani’ del gruppo Pd, decimato dopo le fughe di Biazzo, Aufiero e Tangredi, insieme all’Idv Volpe e al democratico Scibelli. E neanche quel che resta tra i banchi dell’opposizione del gruppo del Partito Democratico sembra essere di grande aiuto.

“Il Pd è arrivato allo psicodramma”, dicono. Certamente ci è arrivato da co-protagonista, però. Perché, tra attori che fuggono e attori “clandestini” che vengono ‘invitati’ alla fuga, in questa “pachidermica Provincia, dai tempi biblici e dal regime militaresco”, starebbe andando in scena una vera e propria pantomima – a destra, come a sinistra – di cui non si intravede l’atto finale. (di Oderica Lusi)

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