Le minacce del clan Pagnozzi alle imprese: vedi che devi fare o salti in aria

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VALLE CAUDINA- Un cartello criminale costituito da più gruppi per gestire le attività illecite nel triangolo tra le province di Avellino, Benevento e Caserta, nel nome del “Clan Pagnozzi”, dopo che i vertici erano stati azzerati dalle inchieste. Quello sgominato questa mattina all’alba dai Carabinieri del Comando Provinciale di Benevento ed in particolare della Compagnia di Montesarchio era secondo l’ipotesi accusatoria dell’Antimafia il gruppo che operava in cinque comuni del territorio (Moiano, Montesarchio, San Martino Valle Caudina, Sant’Agata dei Goti e San Felice a Cancello) per imporre proprio nel nome della famiglia Pagnozzi il controllo di attività lecite ed illecite, lo spaccio di droga (con una contestazione di associazione (art.74) diversa) e il monopolio su attività imprenditoriali. Ogni comune aveva un riferimento e un capozona. A partire proprio da San Martino Valle Caudina, dove a reggere le fila del sodalizio ci sarebbe stato Clemente Fiore, esponente storico del clan Pagnozzi, collaborato da Clemente Rinaldo e Vitagliano Umberto. Altri elementi appartenenti alla criminalità organizzata in Val Suessola e Valle Caudina erano poi a capo dei gruppi uniti sotto il nome del clan egemone dal 1991 nella Valle Caudina. Accanto al clan c’era una vera e propria associazione dedita allo spaccio di droga.

IL BLITZ
Scattato all’alba da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Benevento che hanno eseguito quattordici misure cautelari in carcere nei confronti di altrettanti indagati ritenuti promotori e vertici del sodalizio. Nelle circa 650 pagine firmate dal Gip del Tribunale di Napoli Ivana Salvatore sono state ricostruite le indagini del Nucleo Operativo della Compagnia di Montesarchio partite nell’agosto del 2018 e già approdate nel giugno del 2020 ad una misura cautelare nei confronti di sette degli attuali indagati per alcuni episodi estorsivi. Dodici i capi di imputazione contestati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli agli indagati. In totale sono quaranta le persone indagate nell’ambito del procedimento.
GLI ARRESTATI
Le misure cautelari in carcere hanno riguardato Luigi Bisesto, detto “Bacco” classe 62 di Sant’Agata dei Goti, Buono Francesco, detto “Ci”, classe 92 di Airola, Cesare Raffaele, classe 74, di Dugenta, Clemente Fiore, classe 58, San Martino Valle Caudina, Clemente Rinaldo, detto “Rina’” classe 82 di San Martino Valle Caudina, Massaro Alessandro, classe 84 di Airola, Massaro Biagio, classe 83 di Airola, gia’ detenuto presso il carcere di Secondigliano, Massaro Pasquale, classe 98, già detenuto presso il carcere di Secondigliano, Morzillo Francesco Pio, classe 2001 di Moiano. Morzillo Pietrantonio, classe 77 di Moiano, già detenuto presso il carcere di Secondigliano, Nuzzo Piscitelli Domenico, classe 72 di Santa Maria a Vico, Saturnino Vittorio, detto “Capabianca”, classe 56 di Sant’Agata dei Goti, Truocchio Luca, classe 2000 di Moiano, già detenuto presso il carcere di Napoli Poggioreale, Vitagliano Umberto, detto “o geometra” classe 64 di San Martino Valle Caudina. Tutti rispondono a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso (con l’esclusione dell’aggravante del sesto comma) e per lo più nella qualità di partecipi al sodalizio, estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di hashish, marijuana, cocaina e crack.
IL RUOLO DI CAPO DI CLEMENTE FIORE
Una indiscussa qualità di capo. Cosi viene tratteggiata la figura di Clemente Fiore, che secondo le indagini non dirige solo il gruppo che operava a San Martino Valle Caudina ma aveva un ruolo cardine nella gestione dell’intera organizzazione. In più di una conversazione infatti, emerge come ogni decisione alla fine dovesse essere ratificata da Clemente Fiore.
LE ESTORSIONI
“Gli amici ti stanno aspettando, prima di Natale vedi che devi fare altrimenti salti in aria”. Si allenavano anche su cosa dire a telefono gli esponenti del gruppo Pagnozzi. Come rilevano i Carabinieri tra le centinaia di intercettazioni captate nel corso delle indagini. A parlare di cosa avrebbero dovuto intimare ad una ditta non identificata, sono Pietrantonio Morzillo e Francesco Buono, cautele e minacce per intimidire un imprenditore. Non a caso, parlando sempre in una conversazione con Morzillo Pietrantonio, il 9 dicembre del 2018, Rinaldo Clemente in riferimento ad alcuni lavori nella zona per 8 milioni di euro dice testualmente che “se li mangeranno a tutti” e che sono i “padroni” del territorio. Cosi’ come era avvenuto anche per gli episodi ricostruiti dalle indagini..Un assalto al cantiere di una ditta a Dugenta il 30 luglio del 2018 da due soggetti a bordo di una motocicletta, che avevano intimato di allontanarsi dal cantiere ai sei operai presenti “se no spariamo a tutti”. L’impresa stava realizzando le opere per la ferrovia. Oppure la bomba fatta esplodere il 29 agosto 2018 ai danni di un imprenditore che stava realizzando interventi per tre milioni di euro a Moiano alla rete fognaria. Altra vicenda estorsiva in cui compare anche Clemente Fiore e’ quella ad una impresa casertana impegnata in lavori a Moiano. Altro ordigno quello esploso sulla Statale Appia, nel territorio di Santa Maria a Vico, contro un negozio in allestimento. Nelle prossime ore inizieranno gli interrogatori di garanzia per gli indagati che sono stati raggiunti dalla misura cautelare. Il collegio difensivo e’ composto tra gli altri dagli avvocati Teresa Meccariello, Ettore Marcarelli, Pierluigi Pugliese, Vittorio Fucci, Danilo Riccio, Valeria Verrusio