Le gemelline Schepp rapite, forse portate in una villa in Irpinia

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Avellino – Tre anni fa la scomparsa di Alessia Vera e Livia Clara Schepp, le gemelline viste per l’ultima volta il 30 gennaio del 2011 a Saint-Sulpice, comune a pochi chilometri da Losanna. Ieri il programma Rai ‘Chi l’ha visto?’ ha mostrato le immagini di una villa a Conza della Campania, in Irpinia, dove si ipotizza che le due gemelline siano state portate e sequestrate.
Il nuovo dettaglio arriva dalla lettera arrivata nella redazione di Chi l’ha visto? in cui un anonimo dice di aver stampato dei passaporti falsi per Matias Schepp, padre delle gemelline. Seguendo le tracce, la trasmissione è risalita a una città del Canada, dove sarebbero state portate le gemelline. Dopo la messa in onda lo scorso febbraio, uno spettatore dalla Svizzera ha contattato la trasmissione: la casa da lui costruita a Conza della Campania era stata infatti perquisita un mese dopo il suicidio di Matias Schepp. Il proprietario, Angelo Turri, non sapeva nulla della perquisizione, si trovava in Svizzera in quel momento. Un anno dopo, nel 2012, ha avuto accesso agli atti e ha scoperto che l’azione della Polizia era legata alla scomparsa delle gemelline.

All’epoca era presente alla perquisizione di polizia il custode dell’abitazione, Giuseppe Palladio, che ha raccontato all’inviato Rai dell’arrivo di agenti in divisa e in borghese e della loro perlustrazione all’interno della villa e nei terreni circostanti. La ricerca non sortì nessun esito. Soltanto alla consegna del verbale Palladio venne a conoscenza del motivo della visita degli agenti: “Fonti confidenziali attendibili avevano segnalato la presenza di più persone armate all’interno della casa”.

Un anno prima le autorità svizzere hanno ricevuto una lettera in cui un frate di Sion, vicino al paese in cui abitavano le gemelline, parlava della loro scomparsa dopo aver ricevuto la confessione di una persona. Secondo il religioso, Alessia e Livia sarebbero state sequestrate e si troverebbero ad Andretta, in una villa con piscina, tenute segregate da un manipolo di uomini “violenti e pericolosi”. Come ha osservato l’inviato di ‘Chi l’ha visto’, c’è qualcosa che non torna tra la casa perquisita e la casa segnalata nelle lettere inviate da Sion. L’abitazione descritta nelle missive del prete è inserita in una grande proprietà, recintata da mura, imperscrutabile dall’esterno e di proprietà di una società italiana. La casa perquisita non ha mura, ma inferriate, non è all’interno di un grande terreno, e non è di proprietà di una società italiana, bensì di una persona fisica, ossia di Angelo Turri. Che si tratti della casa sbagliata?

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