“Le aziende irpine non lavorano in sicurezza, intervenga il Prefetto”: l’allarme della Cgil

“Le aziende irpine non lavorano in sicurezza, intervenga il Prefetto”: l’allarme della Cgil

8 Aprile 2020

“Le aziende irpine non lavorano in sicurezza”. L’allarme viene lanciato dal segretario irpino della Cgil, Franco Fiordellisi. “In particolare – afferma – denunciamo la mancanza di sicurezza per lavoratrici e lavoratori, la mancata costituzione in ogni azienda del Comitato per le Regole di sicurezza che veda la partecipazione pro-attiva del sindacato e dei delegati aziendali. In molte realtà la distanza di sicurezza non è rispettata, così come la pulizia sistematica degli strumenti o luoghi di lavoro usati da più lavoratori, così come i prodotti di protezione individuale (mascherine, guanti, occhiali, tute, camici, ecc., conformi alle norme) non sono verificati o disponibili”.

La Cgil chiede al Prefetto di Avellino, Paola Spena, di intervenire. “Le sollecitazioni a confrontarsi, prima di adire ad azioni sindacali o denunce, anche penali, sono dettate dalla convinzione che nel confronto, vero e preventivo, si possa far capire che il contrasto alla diffusione del virus è fondamentale, che quindi la rimodulazione dei livelli produttivi, con la parziale o totale sospensione delle attività non indispensabili è possibile solo con il coinvolgimento dei sindacati e dei delegati/lavoratori perché le aziende le vivono, ed in esse rischiano se non ci sono tutte le condizioni di sicurezza, rischiano i lavoratori ma anche la collettività, e questo è inaccettabile”.

Muovendo da queste premesse e a fronte dell’impostazione del Ministro della Salute, rispetto alle norme di sicurezza e di ripresa graduale, la Cgil di Avellino chiede una convocazione al prefetto di Avellino Paola Spena con l’obiettivo che la rappresentante territoriale del governo si attivi per una verifica puntuale e stringente per la sicurezza dei lavoratori chiamati a produrre, ma per i quali nessuna, o poche, misure di tutela sono attivate.

“La discussione e quanto definito con Ema non può essere una mosca bianca, ma la regola per tutte le aziende che intendono produrre o che stanno producendo difformemente da quanto previsto dalle regole di buon senso e di sicurezza per tutti. In considerazione di ciò sarebbe opportuno predisporre le verifiche necessarie, e se del caso, in accordo con i sindaci e la Protezione civile prevedere la sospensione temporanea delle produzioni per le aziende inadempiente del Protocollo di sicurezza”.