L’Avellino risorge come l’Araba Fenice. Luiso: “Sasà l’uomo giusto”

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Poco più di un mese per rinascere, 32 giorni per tirare il primo sospiro di sollievo e gioire per essere finalmente riusciti ad abbandonare le posizioni maggiormente pericolose. Giù il cappello davanti a questo Avellino; 10 punti in 6 gare sotto la gestione Campilongo: 4 pareggi e 2 successi. Squadra imbattuta e fuori dalla zona rossa. Una netta inversione di rotta da parte di un gruppo che finalmente si è ritrovato. L’avvicendamento in panca tra Beppe Incocciati e l’ex attaccante dei lupi ha portato i frutti sperati. Più di un punto e mezzo a partita per Pellicori e compagni con l’avvento del trainer partenopeo. Coraggio, caparbietà, voglia di lottare contro tutti ad armi pari. È un’altra squadra, c’è un altro spirito in un organico decimato da assenze importanti(De Zerbi, Mesbah, Pecorari, Szatmari, Koman), ma che combatte a testa alta. Al neocondottiero irpino va il merito di essere riuscito a trarre il massimo da una situazione di grandissima emergenza, di essere riuscito a rilanciare un giocatore come Romondini, additato da tanti come poco adatto alla categoria e ‘mortificato’ da un impiego errato in campo, e di aver valorizzato elementi come Pepe e Pacilli, poco ‘considerati’ nella precedente gestione. L’Avellino è vivo più che mai e lo sta dimostrando in pieno a suon di risultati e buone prestazioni. La vittoria ottenuta al Del Conero contro l’Ancona ha confermato la capacità dell’undici biancoverde di adattarsi alle varie strutture di gioco, di poter cambiare in corsa senza perdere lo spirito combattivo.

Pasquale Luiso, ancora oggi miglior marcatore dei lupi in cadetteria con 19 centri parla del momento magico dell’Avellino che con l’arrivo in panca del vecchio compagno di reparto è risorto dalla cenere come l’Araba Fenice.
Cosa ha dato Campilongo all’Avellino? Cosa è cambiato secondo te con il suo arrivo sulla panchina dei lupi…
“Sicuramente grinta e carattere, lui è un lottatore, un combattente, uno che non si arrende mai, ma soprattutto un grande motivatore. Sa lavorare sulla testa dei suoi uomini, come spronava noi compagni all’epoca in campo. Penso che sia l’uomo giusto per interrompere l’ascensore che dura ormai da tanto troppo tempo”.
Hai avuto modo di vedere qualche partita dei lupi quest’anno?
“Sì, sia con Incocciati, che adesso con Sasà. La squadra è totalmente trasformata; prima camminava in campo, adesso va a mille. Credo che la precedente gestione abbia pagato lo scotto del noviziato, passare dall’allenare le giovanili della Lodigiani ad una squadra di B, in una piazza importante come Avellino non è facile”.
Quindi Campilongo l’uomo giusto per salvare l’Avellino? Tra l’altro potrebbe riscattarsi della retrocessione di 12 anni fa quando era uno dei tuoi compagni di reparto alla guida dell’attacco irpino…
“Certo. Ne sono convinto e auguro a lui e alla città che ciò avvenga, penso che si ricorderà di quel turbolento finale di stagione. A quattro giornate dal termine eravamo praticamente salvi, poi il capitombolo con il Palermo e la sconfitta nell’ultima giornata contro il Chievo di Malesani che ci costrinse alla C. Dopo quella retrocessione si dissero tante cose sul mio conto non vere. Le cattiverie mi hanno fatto male ma la mia coscienza è a posto. Ho tanti amici ancora oggi ed io con il passare del tempo continuo a tifare per questa maglia, per quella casacca che nella mia carriera mi ha dato tanto. Non dimenticherò mai il coro della Curva ad ogni mio ingresso in campo…”.
Il ricordo di Campilongo calciatore?
“Era un attaccante straordinario, un guerriero, un rapace da area di rigore. La sua doppietta ci permise di battere la Lucchese al Partenio, siglò un goal al volo di pregevole fattura. Credo che la buona sorte l’abbia fiancheggiato troppo tardi. Poteva giungere nel grande calcio prima, come del resto il sottoscritto. Se giocasse oggi sarebbe un centravanti da 5 milioni di euro a stagione”.
Tanti infortunati, su tutti De Zerbi. Sabato arriva il Brescia, una delle candidate alla promozione. L’Avellino proverà a mantenere l’imbattibilità ed a ritrovare la vittoria con i lombardi che manca proprio dall’anno in cui indossavi tu la casacca con il numero undici.
“La squadra non deve montarsi la testa, si è vinto ad Ancona in un campo difficile ma bisogna conservare l’umiltà con cui si è arrivati a raggiungere questi ultimi risultati. Speriamo che si possa sfatare questo tabù; in quell’occasione ci fu una mia doppietta… chissà che sabato non ci pensi Pellicori”.
Campilongo pronto per il grande calcio?
“Non ho dubbi. Intanto anche io proverò a seguire le sue orme, inizierò a breve il corso per prendere il patentino da allenatore in seconda. Saluto la città e Sasà ed auguro all’Avellino di raggiungere il traguardo, il campionato è mediocre e ci sono i mezzi per salvarsi senza alcun problema”.(di Sabino Giannattasio)

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