Lauro – Presentato il libro di Sangiuliano e Feltri

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«L’Italia è uno Stato organizzato con una sua amministrazione, ma non ha ancora maturato una patria, un sentimento comune, un idem sentire comune dei cittadini che vada al di là delle divisioni politiche». Per Gennaro Sangiuliano, che ieri ha presentato a Lauro il volume «Una Repubblica senza patria» (Mondadori, pagg. 292, euro 19) scritto con Vittorio Feltri, siamo un popolo senza spirito di nazione. «Gli italiani sono molto partigiani. – dice il saggista napoletano – Un tempo si dividevano in guelfi e ghibellini, poi in fascisti e comunisti e successivamente in democristiani e antidemocristiani. Ancora oggi, si dividono in berlusconiani e antiberlusconiani. C’è sempre, insomma, questa volontà di cercare un nemico e non un avversario». Il vicedirettore del Tg1 ha argomentato da saggista l’assenza di una ideologia italiana, repubblicana e patriottica, dagli italiani «fascisti per vigliaccheria» alla doppiezza di Togliatti, richiamando passaggi emblematici come le vendette partigiane, il Napolitano del 1956, gli estremismi anni Settanta. «Siamo legati a una strana idea della politica. – afferma – Non la consideriamo lo strumento che dovrebbe permetterci di vivere meglio ma una religione, nei confronti della quale c’è solo fede cieca e nessuna voglia di ragionare. Si procede senza valutare il proprio interesse, comportamento tipico di un Paese che non sa cosa sia la patria, quindi si attacca a un partito, a una confessione religiosa, talvolta al calcio. Tutto, pur di non riconoscersi come popolo unico e come patria». L’ex direttore de «Il Roma» racconta a Lauro storie che sono state tenute sotterranee, a partire dal mito della Costituzione, che qualcuno definisce la più bella del mondo. «Nella Carta ci sono passaggi pregevoli – sottolinea – ma anche una parte copiata pari pari dalla costituzione sovietica del 1936. E nessuno aveva finora ricordato questo particolare con riscontri documentali». Un accenno a Benedetto Croce («La storia non deve rimanere una materia inerte, ma deve servirci a capire l’oggi e soprattutto a prospettare il futuro») per poi approfondire il miracolo economico, che tra la fine degli anni ’50 e primi anni ’60 costruì il benessere italiano. «Noi possiamo toccare con mano quella che era l’Italia di quegli anni, – afferma Sangiuliano – l’Italia del fare, l’Italia che era in grado in pochissimi anni di costruire l’autostrada del Sole, che costruiva il computer, l’Italia che ha inventato il primo telefono cellulare, che inventò la chimica con il premio Nobel Giulio Natta e conquistava i mercati del mondo rispetto all’Italia del non fare, del parassitalismo permanente dell’Italia di oggi». Senza sconti o tabù, Sangiuliano si svela: «Sono un pessimista, ma realista. La mia posizione è quella accettata da una certa storiografia italiana: sono con Renzo De Felice che riteneva la guerra civile un episodio assolutamente minoritario, perché coinvolse poche decine di migliaia di persone. Riprendo le tesi di Roberto Vivarelli, storico di sinistra in gioventù aderente alla Repubblica Sociale Italiana e faccio tesoro dell’animo pacificatore di Luciano Violante, quando da presidente della Camera tenne un discorso che rendeva atto ai giovani in grigioverde di aver compiuto una scelta di coerenza». All’incontro, moderato dal giornalista Ermanno Corsi, sono intervenuti l’assessore alla Cultura Florisa Siniscalchi («Un libro illuminante che rompe gli schemi della critica storico-politica») e il sindaco Antonio Bossone, che dice: «Con Sangiuliano ed il suo libro scritto a quattro mani con Feltri riavviamo quel percorso fermatosi sette anni fa con tutta una serie di iniziative artistiche e letterarie che coinvolgeranno i nostri giovani, offrendo finalmente alla comunità una nuova stagione culturale».

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