Lauro, ex dirigente comunale assolto dall’accusa di peculato

0
843

LAURO- Assolto dall’accusa di peculato “perché il fatto non sussiste” l’ ex dirigente dell’area Economico Finanziaria del Comune di Lauro Matteo Sperandeo, difeso dall’avvocato Pasquale Riccio, finito davanti al Tribunale Collegiale di Avellino dopo la denuncia da parte del sindaco di Lauro Rossano Sergio Boglione alla locale stazione dei Carabinieri. Per il funzionario pubblico aveva invocato al termine della sua requisitoria l’assoluzione anche la Procura di Avellino, il pm Marco Auciello, che aveva escluso un’azione dolosa da parte del funzionario pubblico.
L’ACCUSA
L’accusa e la denuncia nei confronti di Sperandeo, nasceva dalla circostanza per cui in qualita’ di funzionario presso il Comune di Lauro con posizione professionale di istruttore direttivo contabile avendo per ragione di servizio la disponibilità di denaro nell’ambito dell’ espletamento delle funzioni di gestione economico-finanziaria contabile, si sarebbe appropriato della somma superiore a quella di 5,00,0 annui, procedendo ad auto-erogarsi mensilmente, per i mesi da luglio 2022 a febbraio 2024, un”indennità di posizione cui secondo la denuncia aveva diritto soltanto fino a giugno del 2022. Un decreto a termine per l’ente. Cosi, un anno e otto mesi dopo, quando lo stesso Sperandeo aveva rassegnato le dimissioni dalla posizione e dalla funzione, era emersa questa vicenda. Ma la difesa in aula ha sostenuto che non fosse lecito un decreto a termine in tema di quantum dell’indennità. Perché, per l’ avvocato Riccio l’indennità non premia una particolare e specifica attività del dipendente, bensì la qualità di tutta la sua intera opera. Sicchè, stabilito con decreto,che la qualità di Sperandeo meritava il massimo, il riconoscimento non potesse essere a termine, ma rimane vigente finchè il sindaco non opera una nuova valutazione della qualità del lavoro, e mediante un nuovo decreto motivato la formalizza, abbassando in caso di peggioramento o migliorando nel caso
opposto l’indennità. Pertanto, col Decreto 19/22 il sindaco aveva valutato nel massimo la qualità del lavoro di Sperandeo; tale valutazione rimaneva stabile e vigente fino ad eventuale nuovo decreto, mentre mai poteva essere a termine. Dunque, Sperandeo mantenendo ferma questa indennità, e poi riparametrandola al nuovo monte ore, non violato alcunchè, ma ha tenuto una condotta lecita e regolare. Per l’ avvocato Riccio, una valutazione che è stata condivisa dallo stesso sindaco denunziante. L’ avvocato ha sottolineato infatti che quando a marzo ’24 revoca su richiesta di Sperandeo posizione ed indennità, espressamente richiama e revoca anche il suo decreto 19/22.
Se egli realmente lo intendeva a termine, non doveva revocarlo perché era già spirato nel giugno ‘22 alla scadenza del trimestre. Invece, lo ha revocato perché lo riteneva ancora (marzo 24) vigente. Ovviamente se questa è stata una valutazione che ha attecchito nella decisione finale del Tribunale Collegiale di Avellino sarà più chiaro all’ esito del deposito delle motivazioni della sentenza.