Lauro – Il gruppo consiliare di minoranza “Patto Civico per Lauro”, composto da Pasquale Moschiano, Felice Scafuro, Salvatore Mazzocca e Pasquale Colucci precisano in merito all’osservazione presentata da Pionati al Ministro Maroni in relazione al potenziale scioglimento dell’amministrazione comunale lauretana. Si legge nella nota inviata a Maroni, Pionati e Alfano: “Appare molto strano innanzitutto che le finalità dell’istituzione di una Commissione di Accesso prescindano dall’assunzione di ogni e qualunque provvedimento da parte dell’autorità giudiziaria nei confronti degli amministratori del comune interessato. Ed infatti l’insediamento della Commissione di Accesso è finalizzato all’esercizio dei poteri di scioglimento dell’amministrazione locale disciplinati dall’art. 15 bis della L. 19 marzo 1990 n. 55, introdotto dall’art.1 del D.L. 31 maggio 1991 n. 164, convertito con L. 22 luglio 1990 n. 221, che contempla l’ipotesi in cui “emergono elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni, nonché il regolare funzionamento dei servizi… ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato di pubblica sicurezza”. E’ stato più volte chiarito che la genericità del disposto letterale, che considera sufficiente la presenza di “elementi” non meglio specificati su “collegamenti” o “forme di condizionamento”, indica che la norma considera sufficiente, per quanto concerne il rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, circostanze che presentano un grado di significatività e di concludenza inferiore a quelle che legittimano l’avvio dell’azione penale o l’adozione delle misure di sicurezza nei confronti degli “indiziati” di appartenere ad associazioni di tipo mafioso o analoghe (L. 31 maggio 1965 n. 575 e successive modificazioni). Parimenti ci sembra molto strano, che si richiami il caso di “diverse amministrazioni comunali della stessa provincia, con maggioranze politiche differenti” che si troverebbero “nell’analoga situazione” per aver “assunto provvedimenti amministrativi censurati da parte della stessa autorità giudiziaria, ma per i quali, al momento, non si è ritenuto di avviare alcuna attività ispettiva”. La circostanza, per l’amministrazione comunale di Lauro, non può prescindere dalla constatazione che il colore politico è stato mutato dai suoi esponenti solo di recente. In precedenza, lo stesso sindaco Vito Bossone, che ha tra i propri padrini l’ex parlamentare ed ex- ministro Clemente Mastella, ha militato ed è stato anche candidato alle politiche del 2006 per l’Udeur. Parimenti la quasi totalità della giunta, prima di trasmigrare armi e bagagli nel P.D.L. qualche mese fa, poco dopo le ultime elezioni politiche, presentava ex socialisti, ex popolari, ed addirittura un ex assessore facente capo a Rifondazione Comunista. Sarebbe comunque fare un torto al ministro dell’Interno On.le Maroni, che giustamente pare essere molto attento con le amministrazioni in odore di mafia, insinuare che la disposizione di una Commissione di Accesso sia il frutto di una determinazione “politica” e non di corretta amministrazione, in un campo di importanza strategica per il sud qual è il contrasto alla criminalità organizzata. In ogni caso i fatti da lei riferiti, On.le Pionati, circa l’amministrazione comunale di Lauro, sono del tutto inesatti. In merito allo strumento urbanistico. Il ritiro degli atti relativi al piano regolatore generale in itinere, disposto con delibera del consiglio comunale n. 10 del 23 marzo 2005, non appare certo motivato dal “fine di consentire la formazione di un nuovo piano urbanistico comunale che prevedesse misure molto più restrittive sia per l’edificabilità privata che per la destinazione ad uso pubblico di alcune aree industriali dismesse al fine di evitare ogni tipo di speculazione”. Sembrerebbe in verità l’incontrario. Volendo stare ai fatti, va constatato che con la revoca del precedente strumento urbanistico in itinere, è stata evitata l’applicazione delle misure di salvaguardia di cui alla legge 1902/1952 consentendo di fatto agli amministratori di agire in modo ancora più disinvolto. Ed infatti, solo nel periodo antecedente l’ultima consultazione elettorale di Lauro, sono stati rilasciati ben 34 permessi a costruire e l’andazzo non si è del tutto fermato. In realtà, nonostante la situazione di mancata pianificazione si è costruito più di quanto previsto e prevedibile. Ebbene, senza aver approvato il nuovo strumento urbanistico, ad oggi tutte le aree previste come edificabili sono state pressocchè tutte edificate. Ma se si va a verificare qual è la consistenza demografica di Lauro, essa non solo non è aumentata agli iperbolici 5.400 abitanti ma è addirittura diminuita a 3650. A chi ed a cosa è servita tutta questa cementificazione? In questo quadro, anche la disposizione data “con delibera di Consiglio comunale n. 27 del 9 giugno 2007” di “richiedere, anche per l’edilizia privata, che l’interessato facesse pervenire all’ente locale, prima dell’inizio dei lavori, sia la certificazione antimafia della ditta esecutrice dei lavori ed, in seguito, anche un’informativa da parte degli organi territoriali di governo riguardante il richiedente del permesso a costruire”, appare fumo negli occhi, magari prodotto con l’intento di predisporre argomenti da utilizzare proprio per un’evenienza del genere di quella nella quale si trova oggi coinvolto lei, On.le Pionati. Ma vogliamo passare anche all’altro argomento da lei utilizzato che intende mettere in evidenza come gli amministratori comunali di Lauro richiedevano “all’Ufficio Territoriale di Governo di Avellino di costituire una stazione unica appaltante, per l’aggiudicazione dei lavori pubblici in quel comune” ed inoltre che “in data 3 novembre 2007, nella seduta n. 43, il Consiglio comunale di Lauro approvava un nuovo schema di protocollo di legalità con la Prefettura di Avellino al fine di adottare misure volte a prevenire e contrastare la criminalità organizzata, mettendo, tra l’altro, in evidenza i limiti della legge Merloni che non è in grado di garantire, anche al di là dell’impegno e della correttezza dei pubblici amministratori e dei funzionari, la trasparenza e la legalità degli appalti pubblici”: risulta di estrema evidenza anche qui l’assoluta strumentalità di tali iniziative degli amministratori comunali di Lauro. Nessuna di esse ha conosciuto una reale attuazione.
L’attenta valutazione di quanto fin qui esposto dovrebbe già renderle chiaro, caro On.le Pionati, che vi sono tanti motivi che giustificano ampiamente l’invio della Commissione di Accesso presso il Comune di Lauro. Tra questi: la questione dei falsi residenti iscritti nelle liste elettorali del comune in prossimità delle ultime elezioni, molti dei quali effettivamente riscontrati come tali, cioè falsi, a seguito degli accertamenti disposti dalla Prefettura e ulteriormente confermato dal fatto che, a distanza di poco più di un anno, molti di quei falsi residenti sono ritornati ai comuni di provenienza; la pessima gestione della pianta organica del personale, assurda ed inconcepibile per un ente che appena nel 1993 aveva dichiarato il dissesto finanziario, ponendo in mobilità 15 dei circa 45 dipendenti all’epoca in carico. Nonostante quella precedente esperienza, gli amministratori oggi in carica hanno ampliato a più riprese l’organico a circa 80 dipendenti, trasformando anche, in occasione delle ultime amministrative, diversi posti part-time in full-time: questo mentre il nostro comune, di appena 3.600 anime potrebbe avere tutt’al più 35, massimo 40 dipendenti. Non solo ma, passate le elezioni, gli stessi amministratori hanno posto in mobilità sei dipendenti scegliendoli pressoché totalmente tra soggetti non allineati alle loro posizioni; l’illegittima gestione della vicenda degli alloggi popolari, lasciati occupare di recente senza rispettare minimamente le procedure stabilite per legge e la relativa graduatoria, ed anzi oggetto di un provvedimento di assegnazione “provvisoria” emesso ex post, in barba a quanti confidavano nella legittima assegnazione agli aspiranti assegnatari, regolarizzando invece la posizione di soggetti non ricompresi neppure nell’originaria graduatoria; la cattiva gestione anche delle società costituite e partecipate dall’ente, la Server srl e l’A.C.M. Antico Clanis Multiutilitiy srl, in una situazione, in specie la prima, di decozione ed i cui risultati non vengono neppure evidenziati negli atti contabili e di bilancio come più volte segnalato anche all’organo di revisione oltre che alla Corte dei Conti. Ecco, On.le Pionati noi crediamo che in una tale situazione non ci si possa esporre con un’iniziativa di sindacato ispettivo come la sua, senza aver ben valutato le situazioni ed i vari aspetti ad essa correlati, in una materia così delicata che vede impegnata una commissione formata da alti funzionari dello Stato, per assicurare le fondamentali condizioni per il corretto funzionamento delle istituzioni locali, vale a dire il principio di legalità e l’agibilità democratica”.
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