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Al folto uditorio radunatosi presso il sindacato, Latouche ha illustrato i prinicipi della sua teoria ecosocialista, incentrata sulle 8 “R” (rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare). Agli operai dello stabilimento di Flumeri ed agli esponenti sindacali, ha soprattutto spiegato come la teoria della decrescita non mini affatto i posti di lavoro: “I sindacalisti sono diffidenti perché cercano di difendere il lavoro – ha evidenziato – ma la nostra proposta mira a far lavorare meno per lavorare tutti, vivendo meglio e riuscendo a realizzare pienamente la propria vita. Insomma: ridurre le ore di lavoro e rilocalizzare la produzione”.
Nessun progetto antisociale, dunque, ma un approccio totalmente nuovo all’idea di sviluppo. Il filosofo sa bene che occorre “decolonizzare l’immaginario collettivo e cambiare i rapporti di produzione”. Si tratta, tuttavia, di una “trasformazione globale ma necessaria”. Per finire, una considerazione sull’Irisbus di Flumeri. Qui, “l’ideale sarebbe una cooperativa di operai, sostenuti dalle istituzioni, per rilanciare lo stabilimento. Chiudere l’unica fabbrica in grado di costruire pullman ecosostenibili – chiosa – è una stupidaggine assoluta”.