L’assassino di Aldo Gioia dal carcere in una struttura sanitaria: giovedì il verdetto

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Giovanni Limata questa mattina non è comparso in aula, ha rinunciato a comparire. E’ in isolamento precauzionale. La quarta udienza del processo Gioia, che vede il ragazzo imputato di omicidio in concorso (con l’ex findanzata Elena Gioia, figlia dello sfortunato Aldo) con l’aggravante della premeditazione, è iniziata proprio dalla sua assenza e da quello che è accaduto domenica scorsa, quando il 19enne, in carcere, ha tentato il suicidio.

Il presidente della Corte d’Assise, Calabrese, riferisce della segnalazione di tentato suicidio e di una dichiarazione scritta del ragazzo, nel quale, tra l’altro, afferma: “Voglio farla finita una volta per tutte”.

Proprio per questo, gli avvocati Kalpana Marro e Fabio Russo – difensori di Limata – hanno chiesto una perizia psichiatrica, finalizzata alla verifica della compatibilità delle condizioni di salute con la detenzione in carcere. Richiesta accolta dai giudici e, stesso in mattinata, il giudice, non avendo gli elementi per decidere, ha nominato un perito psichiatrico, il dottore Francesco Saverio Ruggiero, che sabato mattina si occuperà del caso e nella prossima udienza straordinaria, fissata per giovedì 3 febbraio alle 10:30, emetterà il suo verdetto.

L’avvocato Russo ha chiesto la possibilità di trasferire il suo assistito dal carcere ad un centro medico dove poter ricevere le cure necessarie a scongiurare nuovi eventuali gesti estremi.

In aula, dunque, Limata non c’era, ma era presente Elena. Giacca nera, tuta, mascherina Ffp2, capelli curati, ha assistito a tutta l’udienza, scambiando diverse volte delle parole, durante le pause, con il suo avvocato.