Landini: “Fma e Irisbus questioni nazionali. Industria a rischio”

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Dal tavolo ministeriale sull’Irisbus, in programma dopodomani a Roma, dovranno arrivare risposte concrete: in caso contrario la Fiom scenderà in piazza contro il governo. E’ l’impegno assunto in serata dal segretario nazionale del sindacato, Maurizio Landini, a due giorni dall’importante confronto presso il Ministero dello Sviluppo. Landini è chiaro: “La vertenza non è chiusa. Al tavolo non ci limiteremo a vedere se le cose vanno bene o vanno male. Dovranno arrivare riscontri. Diversamente, possibilmente col sostegno delle altre organizzazioni sindacali, avvieremo una serie di mobilitazioni”. Il numero uno della Fiom ha partecipato alla presentazione del libro “Metalmezzadri”, scritto dal giornalista Michele de Leo. Per l’occasione, ha sottolineato l’importanza delle vertenze irpine, Irisbus e Fma, anche a livello nazionale. “Il rischio – ha spiegato riferendosi alla vertenza di Valle Ufita – è che il nostro Paese resti senza fabbriche in grado di produrre bus”. In merito, ha infatti citato anche la vicenda della Breda Menarinibus, che Finmeccanica è intenzionata a vendere. “In tal caso – ha ricordato – fatto unico in Europa, tutti i bus in circolazione in Italia arriverebbero da fuori”. Di qui la necessità di un impegno maggiore del governo, “che deve intavolare una trattativa seria” per valutare tutte le piste possibili, e di “un’assunzione di responsabilità della Fiat”, che deve favorire l’arrivo di nuovi gruppi.
Nell’Irpinia della crisi, Landini non ha dimenticato la vertenza Fma. Lo stabilimento è quasi al collasso. “I numeri parlano chiaro – ha evidenziato il sindacalista -. Ad aprile gli operai hanno lavorato tre giorni, a maggio quattro. In questo Paese le ore di cassa integrazione negli stabilimenti Fiat aumentano. Gli investimenti annunciato (20 miliardi ndr) non sono avvenuti. Il rischio di un depotenziamento dell’intero tessuto industriale nazionale è fortissimo”. Insomma, le due vertenze rientrano a pieno titolo nella “questione nazionale”. Servono nuove politiche industriali in grado di rilanciare la crescita e conservare il preesistente. Ma neanche il nuovo governo Monti sembra in grado di farvi fronte. Landini è perentorio: “Finora, in questa direzione, l’esecutivo dei tecnici non ha combinato assolutamente niente”.

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