La tragedia di Quindici nelle testimonianze dei Vigili del Fuoco: medaglia d’oro al valore civile

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Renato Spiniello – E’ ricorso ieri il ventennale della frana di Quindici. Era la notte tra il 5 e il 6 maggio del 1998 quando si consumò la tragedia: due milioni di metri cubi di fango si staccarono dalle pendici del monte Pizzo d’Alvano, travolgendo i comuni di Quindici, Sarno, Siano, Bracigliano e San Felice a Cancello e spezzando 160 vite, di cui 137 a Sarno, 11 a Quindici e 5 a Siano.

Una delegazione dei Vigili del Fuoco di Avellino ha partecipato alla celebrazione che si è tenuta presso la cappella di Santa Maria delle Grazie di Quindici, tra questi c’era il personale intervenuto per primo e che, resosi conto della grave situazione che si prospettava, ha fatto allontanare dalle abitazioni i cittadini, evitando un bilancio di vittime ben maggiore e successivamente, dopo la colata di fango, ha messo in salvo decine di persone rimaste intrappolate. Missione, quest’ultima, che è valsa la medaglia d’oro al valor civile.

“L’ingegnere Crisci, allora a capo dei caschi rossi – racconta l’attuale Comandante Rosa D’Eliseo – ha vissuto in prima persona questa immane tragedia, insieme al caporeparto Pasquale Marinelli, al caposquadra Luigi Del Ponte, medaglia d’oro al valor civile, e al caporeparto Pellegrino Testa, medaglia d’argento al valore civile.

La nostra squadra, recatasi sul posto come richiesto dalla Prefettura, e notando la presenza di detriti nell’acqua, ha intuito che poteva succedere qualcosa di più grave, così ha stimolato i vigili urbani a sgomberare immediatamente le abitazioni. Mossa, quest’ultima, che ha consentito la riduzione del numero delle vittime e che è valsa la medaglia d’oro al valore civile”.

Il caporeparto Pasquale Marinelli racconta come è stata salvata la titolare della tabaccheria del posto, rimasta intrappolata all’interno del suo negozio. “Con la scala di servizio – ricorda il pompiere – abbiamo creato un ponte tra il nostro automezzo e l’entrata nel negozio, permettendole di uscire”.

“Quando siamo arrivati, io e il caporeparto Marinelli, si vedeva che arrivavano colate di fango nei canaloni perciò abbiamo richiesto l’intervento di un’altra squadra per altri allagamenti – racconta Luigi Del Ponte, medaglia d’oro al valor civile – Poi è successo il disastro: la gente urlava e chiedeva aiuto e abbiamo continuato a soccorrerla, ma anche la nostra squadra è andata dispersa, perché i mezzi sono stati trascinati dal fango”.

Più drammatico il racconto del caporeparto Pellegrino Testa, medaglia d’argento al valor civile, colto di sorpresa dalla frana insieme a un collega: “La colata di fango arrivata a ridosso del centro abitato si è divisa in due rami. Quella più veloce è arrivata al centro, l’altra, più lenta, ci ha trascinato via e non potevamo più vedere nemmeno il nostro mezzo. Poi è successo il miracolo: io, che avevo gli stivali a tutta coscia, ero rimasto completamente sotterrato dal fango ma il collega Guerriero, che aveva gli stivali più bassi, è riuscito a liberarsi e a tirarmi fuori prima che la fanghiglia diventasse solida”.