Ucciso per una lite al parcheggio, per un graffio alla macchina. Era il 2 ottobre del 2004 quando Simone La Mantia fu massacrato di botte nel quartiere Zisa a Palermo da Salvatore Mannino, titolare di un’agenzia di pompe funebri. Quella mattina, insieme al marito, c’era anche la moglie, Irene Librera, e la sua bambina più piccola che allora aveva 4 anni. I giudici condannarono l’autore di quell’efferato delitto a 6 anni: “Troppo pochi – riferì allora Irene – Io da Palermo voglio andarmene via”. Ed Irene quella promessa l’ha mantenuta. Ha cancellato la Sicilia, la sua terra, il suo lavoro, i suoi orizzonti. Ed è ritornata a ‘vivere’ in Irpinia. Non è pentita della scelta: Irene è tornata a parlare e lo ha fatto attraverso le pagine di un quotidiano on-line della Sicilia. Vive e lavora ad Avellino da 3 anni e gli avellinesi l’hanno accolta a braccia aperte: “Una cittadina deliziosa – racconta – con tante persone gentili e disponibili. Ho tanti amici qui, tutti mi sono vicini con i fatti, non solo a parole. Sostengono me e la mia famiglia”. Ci sono momenti tristi che il tempo non riesce a cancellare. Irene con fatica ci sta provando e ritornerà presto a sorridere. Con un desiderio: “… vorrei che il corpo di mio marito venisse sepolto qui ad Avellino”.
Questa l’intervista rilasciata a Roberto Puglisi, cronista di LiveSicilia.
Buonasera Irene, come sta?
“Un po’ meglio, grazie. Faccio terapia con mia figlia. Tiriamo avanti”.
Dove vive, adesso?
“Ad Avellino da tre anni. Lavoro in un call center. Mi guadagno il pane con fatica, onestamente”.
Com’è Avellino?
“Una cittadina deliziosa, con tante persone gentili e disponibili. Ho tanti amici qui”.
Conoscono la sua storia?
“Sì e mi sono vicini con i fatti, non solo a parole. Sostengono me e la mia famiglia”.
Com’è la Palermo che rammenta lei?
“Quando mio marito è stato colpito c’erano alcuni passanti e ognuno si è fatto i fatti suoi. Ricordo indifferenza, distrazione e ostilità. Non è bello”.
Si sente tradita da Palermo?
“No, è pur sempre la mia città e c’è un rapporto d’amore. Però non potevo continuare a stare lì con tutto quello che è accaduto. Fuggire era necessario. Era giusto ricominciare”.
Tornerà?
“Mai. Ho sopportato e sopporto una sofferenza immensa. Nessuno può immaginare cosa abbiamo dovuto subire”.
I suoi figli come stanno?
“Crescono da bravi ragazzi. Hanno scritto le letterine, di recente”.
Quali letterine?
“Quelle per Simone, per la festa del papà, no?”
Sembra un po’ tesa.
“E’ che ho imparato a non fidarmi dei giornalisti. Mi cercate sempre per le stesse domande. Siete morbosi”.
Magari vogliamo solo sapere come sta.
“Affronto la vita”.
Palermo era diventata fredda e ostile.
“Ci sono stati certi episodi su cui preferisco non ritornare. Ripeto: è stato necessario andare via”.
Ha un desiderio?
“Vorrei il corpo di mio marito qui ad Avellino. Voglio una tomba vicina, su cui piangerlo”.
