La ‘lezione’ di Mancino: “Riforme per garantire un giusto processo”

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Avellino – La giustizia italiana, lenta e farraginosa, rimane uno dei mali che attanaglia il nostro Paese. Processi sempre più lunghi, incertezza della pena, mancanza di personale, inefficienza delle strutture, sono solo alcune delle cause per cui la giustizia italiana si trova ai gradini più bassi delle classifiche europee per funzionalità e per efficienza, tanto da ricevere continuamente i richiami della Comunità Europea. L’Italia infatti non garantisce, come previsto dall’art. 111 della Costituzione, la ragionevole durata dei processi, nonostante la spesa pubblica per la giustizia in Italia non sia affatto bassa se confrontata con quella degli altri paesi europei che hanno performance in termini di lunghezza dei processi molto migliori. Il processo è uno dei principi cardine dell’articolo 111, in quanto è l’unico mezzo attraverso il quale i cittadini possono vedere riconosciuti i propri diritti. Purtroppo negli ultimi anni i tempi di attesa, da un grado di giudizio all’ altro, sono aumentati vertiginosamente, sforando tempi di durata che superano i 15 anni se tutto va bene. Cosa fare per invertire questa tendenza? A questa domanda ha cercato di rispondere, il vice Presidente del Csm Nicola Mancino in occasione del convegno tenutosi all’Hotel De La Ville dal titolo “Il giusto processo qual’è e quale dovrebbe essere”. All’incontro hanno partecipato anche il professore Franco Cipriani, ordinario all’università di Bari, Giuseppe Riccio, docente dell’università di Napoli e Modestino Acone, professore dell’università di Napoli Federico II. Nel corso dell’incontro Nicola Mancino ha espresso il suo rammarico nei confronti di un sistema giudiziario ben lontano da ogni tipo di risoluzione: “Noto scarsa produttività da parte del governo in materia di giustizia. La ragionevole durata dei processi non è garantita, i tempi dei processi civili sono lunghi, quelli penali lo sono ancora di più. Ritengo sia necessario iniziare a rivedere le riforme per garantire un processo che si consumi in tempi ragionevoli”. Nei giorni scorsi non sono mancati i commenti negativi da parte del Vice Presidente nei confronti dell’ipotesi di un Ddl annunciato dal premier Berlusconi che blocca i processi alle alte cariche dello Stato. In quell’occasione Mancino aveva parlato anche della sua contrarietà all’ipotesi di amnistia e su questi temi è ritornato puntualizzando l’obbligatorietà della pena per tutti i reati anche se “nonostante tutto le Istituzioni vanno tutelate”. Per quanto riguarda l’amnistia ha ribadito la sua contrarietà: “Mi auguro – ha dichiarato Mancino – non si parli più né di indulto, né di amnistia; è opportuno invece che si inizino a costruire nuove carceri. La pena deve essere certa e va scontata”. Investire quindi sulla giustizia, ma in modo concreto aumentando il numero di uomini che gravitano intorno al sistema e incrementando i mezzi. “Le cause della lentezza dei processi – spiega il professore Acone – non sono certo da attribuire alle norme processuali, il problema principale sono la deficienza delle strutture e la scarsezza di uomini e di mezzi”.

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