La crisi di Governo – Tutti convinti, o quasi, della necessità di riaprire ai renziani per un Conte Ter. Troppo complicato ripartire con i responsabili ma le urne restano lontane

La crisi di Governo – Tutti convinti, o quasi, della necessità di riaprire ai renziani per un Conte Ter. Troppo complicato ripartire con i responsabili ma le urne restano lontane

23 Gennaio 2021

Michele De Leo – L’evoluzione del quadro politico nazionale sembra confermare appieno l’analisi fatta sulla pagina di Irpinianews.it nelle ore successive il voto di fiducia al Senato: senza il sostegno dei renziani, l’attuale oppure un nuovo Governo guidato da Giuseppe Conte sarebbero a rischio, così come il futuro della legislatura. L’ex Premier ne era consapevole e, da uomo navigato, ha avviato una fase di crisi a pochi mesi dal semestre bianco per l’elezione del Presidente della Repubblica, pur assumendosi il rischio di arrivare a nuove elezioni. Difficile, però, che si ritorni alle urne: la riduzione del numero dei parlamentari mette in discussione il futuro politico di troppi degli attuali deputati e senatori, molti dei quali potrebbero essere disposti anche a compromessi pur di ritagliarsi una collocazione che offra qualche garanzia per il futuro. Per questo, i numeri per andare avanti e gestire l’ordinario potrebbero esserci, ma senza il sostegno di un altro gruppo parlamentare solido rischiano di saltare provvedimenti importanti. Il Governo potrebbe essere costretto bocciature pesanti, in primis quella sulla relazione annuale sullo stato della giustizia che il Ministro Alfonso Bonafede illustrerà nella giornata di mercoledì. Molto chiaro, a riguardo, è l’ex Ministro del Pd Graziano Delrio: “Con questi numeri è già complicato gestire l’ordinario”. Una tesi avallata dai senatori Gianni Pittella, Dario Stefano, Tommaso Nannicini e Francesco Verducci, secondo i quali “il Pd deve rilanciare le ragioni di un esecutivo all’altezza, parlando con tutti”. Pure all’interno del Movimento Cinque Stelle si fa strada la possibilità di riaprire il confronto con Renzi. Anche se il capo politico Vito Crimi ribadisce che “la porta è definitivamente chiusa”, sono sempre più numerosi i rappresentanti che sollecitano un ripensamento: “si riaprano – è molto chiaro, a riguardo, il deputato Giorgio Trizzino su Twitter – le condizioni di un dialogo con i renziani”. Del resto, la ricerca di costruttori non garantisce quei numeri necessari ad andare avanti ed è impensabile pensare di intavolare discussioni personali con i vari parlamentari piuttosto che con un singolo soggetto politico. Si correrebbe il rischio di subire troppe pressioni e dover accettare numerosi compromessi. La senatrice del gruppo misto Sandra Lonardo ha già confermato, ad esempio, che voterà contro il guardasigilli Bonafede mentre Bruno Tabacci di Centro Democratico evidenzia le difficoltà a ripartire senza Italia Viva. “Serve un Governo nuovo – dice -. Per superare la crisi è necessario aprire a un ventaglio di forze più ampio: in Italia Viva ci sono posizioni concilianti. E, poi, c’è l’area dei liberal democratici di Forza Italia”. Ecco, dunque, che la strada, in salita, per evitare la fine della legislatura e il ritorno anticipato alle urne è rappresentata dalle dimissioni del Premier che riceverebbe l’incarico per un Conte Ter, un nuovo Governo nel quale coinvolgere i renziani di Italia Viva.