“La Costituzione e i debunking di Renzi”: la Campania che dice NO al ddl Boschi

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse05-04-2016 RomaPoliticaTrasmissione tv "Porta a Porta"Nella foto Maria Elena BoschiPhoto Roberto Monaldo / LaPresse05-04-2016 Rome (Italy)Senate - Tv program "Porta a Porta" In the photo Maria Elena Boschi

A ottobre (data ancora da precisare) gli italiani saranno chiamati nuovamente al voto per confermare o meno la riforma costituzionale che porta il nome dell’attuale ministro Maria Elena Boschi, promotrice del plebiscito insieme al governo presieduto dal premier Matteo Renzi.

Tale referendum è previsto dall’articolo 138 della nostra Costituzione ed è stato già approvato in doppia lettura da Camera e Senato e dovrà passare per un ulteriore vaglio dei cittadini. A differenza del referendum abrogativo dello scorso 17 aprile (quello sulle trivellazioni in mare) la sua validità non è subordinata al raggiungimento del quorum, ovvero non sarà necessario che vada a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto.

  • Cosa prevede la riforma in cinque punti.
  1. Fine del bicameralismo perfetto: secondo cui tutte le leggi – sia ordinarie sia costituzionali – devono essere approvate da entrambe le camere. Con il nuovo assetto invece la camera dei deputati diventa l’unico organo eletto dai cittadini a suffragio universale ed è l’unica assemblea che dovrà approvare le leggi ordinarie e di bilancio oltre ad accordare la fiducia al governo. Il senato sarebbe così ridotto a mera rappresentativa regionale, i cui cento membri non saranno eletti direttamente dai cittadini.
  2. Elezione del presidente della repubblica: a cui non parteciperanno più i delegati regionali, ma soltanto le due camere in seduta comune.
  3. Abolizione del Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro: organo di funzione consultiva composto da 64 consiglieri che verrà soppresso dal ddl Boschi.
  4. Riforma del Titolo V: una ventina di materie (tra cui ambiente e trasporti) torneranno di competenza esclusiva dello Stato, sottraendo quindi poteri alle Regioni e Province.
  5. Referendum abrogativo e leggi d’iniziativa popolare: basterà che vada al voto, non più il 50% più uno degli aventi diritto al voto, bensì il 50% più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche. Inoltre per proporre una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50mila firme, ma ne serviranno 150mila.

Sull’interrogativo sono stati tanti i pareri autorevoli, a tal uopo la discussa frase di Roberto Benigni: “La nostra Costituzione è la più bella del mondo ma si può cambiare” (cosa che in realtà è stata già fatta per la riforma del Titolo V sulle competenze regionali). Il vincitore dell’Oscar con la pellicola La Vita è Bella ha tuttavia in seguito precisato affermando: “Il testo è migliorabile ma non può essere un quesito di Renzi”. Come a dire i governi passano, la Costituzione resta.

Ad Avellino e provincia il primo a mobilitarsi per il No è stato il comitato di Montoro, proponendo una raccolta firme per sensibilizzare i cittadini sull’importante quesito di ottobre. Della riforma ne abbiamo discusso ampiamente anche con i ragazzi e le ragazze dell’Ex OPG Occupato – Je so’ Pazzo (spazio nel cuore di Napoli destinato ad attività sociali, culturali, artistiche e sportive) che animeranno i comitati per il No.

Ex Opg Napoli

“Si può discutere molto sui singoli aspetti della riforma – precisano – sul fatto che non è vero che si supera il bicameralismo e che non si snellisce l’iter burocratico per l’approvazione di una legge, sul fatto che il senato resta ma sarà formato da nominati e non da eletti e così via. Il nocciolo della questione, tuttavia, è molto più semplice:

Con questa riforma le assemblee elettive (il parlamento, ndr) diventano quasi inutili e tutti i poteri si concentrano sul governo.

Questo insieme alla nuova legge elettorale Italicum che, con un enorme premio di maggioranza consegna 340 deputati su 630 ad una sola forza politica, crea una situazione dove ogni mediazione è impossibile e decide tutto il governo senza confrontarsi neanche con parlamento e parti sociali. In pratica si restringono gli spazi di democrazia. Un processo già in atto da parecchio ma con questa riforma chiude il cerchio, cercando di smantellare definitivamente la costituzione antifascista”.

  • I motivi del No.

“Le motivazioni che ci spingono a mobilitarci per il No sono molteplici: ci domandiamo per esempio quale legittimità politica abbia un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata anticostituzionale e illegittima per permettersi addirittura di cambiare la costituzione. Pensiamo che se si vuole modificare la nostra carta costituzionale si debba partire da un processo partecipato e collettivo e non andare avanti a botte di forzature e arroganza. Pensiamo che ci sia bisogno di nuovi spazi di democrazia e di partecipazione e non di delegare tutto all’esecutivo. Pensiamo anche che sia arrivato il momento di dare una spallata a questo governo e alle sue politiche antipopolari. Il jobs act, la buona scuola, lo sblocca Italia sono figli dello stesso blocco di potere, rappresentato dal Partito Democratico, che sta imponendo una svolta autoritaria al paese che va contrastata in tutti i modi. Naturalmente non si tratta di difendere l’esistente, noi vogliamo quel potere al popolo rimasto solo sulla carta per 70 anni e pensiamo che il No al referendum di ottobre sia un passaggio fondamentale in questo percorso.”

Da sfatare c’è anche il mito dell’ingovernabilità – “Se perdo vado a casa” – il cui spauracchio, accompagnato dalle baruffe su Enrico Berlinguer (e cito: “Voleva solo una Camera”) è annunciato dal presidente del consiglio come debunker su una cosa più importante di qualsiasi premier “pro tempore”, ovvero la Costituzione stessa.

L'ex segretario del Pci, Enrico Berlinguer
Enrico Berlinguer

“Inaccettabile che il governo per propagandare le ragioni del Sì usi questo tipo di retorica – chiosano dall’ex OPG – Un paese si governa con il consenso della società, cioè se si ha una proposta politica capace di rappresentare la maggioranza delle persone, l’idea di Renzi & co è che la governabilità venga prima della democrazia.

Questo governo ha paura di quello che si muove nella società, delle istanze che nascono dal basso, del popolo che si auto-organizza e quindi prova a difendersi con un sistema istituzionale chiuso e una legge elettorale antidemocratica.

Questa idea, che la stabilità di un governo possa essere decisa a tavolino, è molto pericolosa, in fondo in una dittatura la governabilità è sempre garantita.

In maniera ancora più esplicita: l’ingovernabilità è un problema solo se si vuole imporre il volere di una minoranza di ricchi contro il resto della società e quindi per farlo c’è bisogno di restringere gli spazi di democrazia, che, come dicevamo anche prima, è quello che si attua con questa riforma.”

di Renato Spiniello.

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