La Cassazione su Nicola Cosentino: “Socialmente pericoloso”

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Il coordinatore regionale del Pdl è un “uomo socialmente pericoloso”. Così la Corte di cassazione ha definito Nicola Cosentino, ex sottosegretario del governo Berlusconi con delega al Cipe, per il suo presunto coinvolgimento con il clan camorristico dei Casalesi. C’è stata distorsione e strumentalizzazione nella diffusione della notizia: lo affermano i difensori di Nicola Cosentino a proposito della sentenza della Cassazione depositata oggi, nella quale i giudici della Suprema Corte , respingendo il ricorso presentato dal parlamentare del Pdl contro l’ordinanza di custodia in carcere per associazione camorristica, sottolineano che l’indagato continua ad essere socialmente pericoloso. “Sembra doveroso precisare – dicono gli avvocati Agostino De Caro e Stefano Montone – anche in ragione del modo distorto con il quale l’informazione risulta diffusa e della subitanea strumentalizzazione che essa ha ricevuto, che la decisione (alla cui integrale lettura responsabilmente subordiniamo un successivo e consapevole e documentato commento) aveva ad oggetto non la diagnosi di una eventuale pericolosità del ricorrente, mai affidata ai Giudici e men che meno a quelli della Suprema Corte, ma soltanto la verifica della correttezza formale del provvedimento che aveva in precedenza ritenuto non compiutamente dimostrato il superamento delle presunzioni che la legge ricollega alla ipotesi di reato della quale ci occupiamo”. I legali evidenziano di avere appreso «ancora una volta dagli organi di stampa», «il deposito della decisione con la quale la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dai legali dell’onorevole Nicola Cosentino». “Avevamo, tra l’altro, dedotto e documentato, producendo numerosi estratti giornalistici e atti ufficiali risalenti non già al 2009 e neppure al 2008, ma a anni e anni antecedenti il disvelamento della esistenza di indagini – dicono ancora i legali dell’ex sottosegretario – come l’onorevole Cosentino avesse da sempre assunto iniziative politiche concrete sul fronte della lotta alla criminalità organizzata”, aggiungono i difensori di Cosentino, ex sottosegretario all’Economia e tuttora coordinatore del Pdl in Campania. Per gli avvocati De Caro e Montone “leggere dunque oggi, nei frettolosi e temerari commenti che già è possibile registrare su internet e che è ragionevole attendersi riempiranno le pagine dei quotidiani di domani, che quei comportamenti siano espressione di attività meramente difensive ed opportunistiche è pertanto, anche per noi difensori, fonte di rabbia e di delusione tanto è palese l’errore di fatto sul quale i commenti in questione risultano fondati”. “Escludiamo che un tale inciampo possa essere stato perpetrato dalla Corte o dall’Autorevole Estensore del provvedimento, – proseguono i legali di Cosentino – costretti a ritenere piuttosto verosimile che le notazioni rimbalzate dal web siano dovute a un sapiente e malizioso fraintendimento di qualche articolista”. “Rimane la consapevolezza che finalmente, superata la logica presuntiva e la sintassi del sospetto indiziario che ha connotato, talora secondo cadenze eccedenti la normale fisiologia procedurale, la fase investigativa, il dibattimento ormai alle porte potrà celermente condurre alla dimostrazione pubblica della fantasiosità, calunniosità e infondatezza dell’accusa”, aggiungono i componenti il collegio difensivo di Cosentino. “Allora sarà tardi e impossibile riparare i danni prodotti – concludono gli avvocati De Caro e Montone – anche se, almeno, sarà fatta chiarezza”.

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