Jeet Kune Do: l’Arte di Bruce Lee…sbarca alla Fotino Academy

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Il mondo delle arti marziali ad Avellino si arricchisce di una delle più affascinanti e discusse discipline per la difesa personale: il Jeet Kune Do di Bruce Lee. Da circa due anni presso la rinomata Fotino Academy del Maestro Emilio Fotino un gruppo di giovani ha intrapreso la “Via che intercetta il pugno”, traduzione letterale del cantonese JKD. L’insegnamento è affidato ad Alessandro Imbimbo, tecnico formatosi alla Dynamic Martial Arts International sotto la guida del Sifu Antonio De Vivo, seguace di Joaquin Almeira, allievo di Dan Inosanto dell’Accademia di Los Angeles, amico e allievo diretto di Lee. In occasione del primo seminario di JKD, tenutosi presso la palestra Fotino il 26 Dicembre 2007, Alessandro Imbimbo, ha spiegato la disciplina.
Alessandro, innanzi tutto, cos’è il Jeet Kune Do?
“Non è semplice rispondere perché negli anni si è generata molta confusione in merito. La fonte del JKD è il Jun Fan Gung Fu, ma si studiano anche altre discipline. Tutti, cioè, devono poter apprendere tutto, in modo che ognuno possa trovare la propria via, appunto il proprio “TAO”. Quindi non si può insegnare il Jeet Kune Do, ma solo il metodo per arrivarci, così come un maestro di Yoga non può insegnare l’illuminazione, ma solo un metodo per realizzarla”.
Possiamo dire che il JKD è un mix di arti marziali diverse?
“Assolutamente no. Lee sosteneva la necessità di avere delle conoscenze ampie sulle arti marziali in generale, al fine di “scartare l’irrilevante”. Mi spiego meglio: l’artista marziale che intraprende la via del JKD deve ricercare la semplicità, perché è in essa che risiede l’efficacia, e per fare questo deve avere delle basi su cui lavorare. Pensate che gli stili di combattimento studiati per arrivare al proprio JKD sono più di 25. Spaziano da quelli orientali come il Wing Chun, gli stili Shaolin, il Ju Jitsu la Muay Thai, a quelli occidentali come la Boxe, la scherma e la lotta libera”.
Quindi bisogna essere già esperti di arti marziali per praticarlo?
“ Non necessariamente. Il JKD è personalizzazione e assume la forma che vogliamo in base alle nostre caratteristiche psico-fisiche. Se sono una persona molto forte fisicamente ma magari non estremamente rapida, prediligerò la lotta o comunque lo scontro ravvicinato; di contro se la mia struttura è esile posso utilizzare tecniche che mi permettano di sfruttare la forza dell’aggressore”.
Rappresenta dunque una valida forma di self defence?
“ Certo, la parola d’ordine è efficacia, poche scene e risultati concreti. È quello che d’altronde abbiamo visto nel seminario. Attacchi da coltello, da bastone, immobilizzazioni e chiavi articolari, attacchi alle spalle, sono tutte situazioni verosimili per le quali occorre essere preparati tecnicamente e fisicamente. Nel nostro corso, infatti, si da molta importanza sia all’aspetto tecnico che a quello della preparazione fisica”.
A proposito del seminario, sono intervenuti istruttori da tutta la Campania, tu che ruolo hai in questo?
“Per quanto riguarda il seminario, si è trattato del primo evento ufficiale di JKD ad Avellino, e per questo colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente il Maestro Fotino per la disponibilità e l’impegno profuso, il Maestro De Vivo per aver diretto l’allenamento in modo tecnico ed entusiasmante e quanti tra istruttori e allievi hanno partecipato. Il mio ruolo nel seminario è stato quello di assisterlo, essendo il responsabile per Avellino e provincia”. Chiunque voglia intraprendere la “Via” del Jeet Kune Do, può rivolgersi alla palestra Fotino Academy in via Carducci, 32 anche per alcune lezioni di prova, noi pratichiamo il Martedì ed il Giovedì dalle ore 21,30 alle 22,30.

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