
Differenziata, l’Irpinia si divide. A quasi un mese dall’ordinanza firmata dal Presidente della Provincia, Alberta De Simone, che disponeva a partire dal 15 ottobre l’avvio da parte dei Comuni della raccolta separata (secco/umido), gran parte dei centri della provincia è ancora ferma al palo. Troppi ancora i Comuni irpini che non hanno attivato il servizio. Troppi quelli che non hanno ancora predisposto la relativa regolamentazione all’interno dei propri territori per rendere funzionale e attiva l’Ordinanza della Provincia. L’obiettivo era duplice: ridurre i tempi di trattamento dei rifiuti da conferire al Cdr e in discarica (nonché i costi) e eliminare l’accumulo degli stessi lungo le strade. Ma l’Irpinia dei rifiuti, stavolta, deve fare i conti con la lungaggine di alcune amministrazioni e l’indolenza di qualche sindaco. E se da una parte Palazzo Caracciolo sottolinea la tempestiva campagna di informazione e l’attivazione di un call-center informativo, dall’altra qualche fascia tricolore lamenta tempi stretti e frettolosi che non hanno consentito di rendere operativo il servizio nella data stabilita. Sta di fatto che l’Ente di piazza Libertà ha provveduto in tempo utile alla distribuzione di bio-pattumiere a tutte le utenze della provincia e ha previsto azioni di sostegno e premialità per i Comuni che si distingueranno per la razionalizzazione dei processi di smaltimento dei rifiuti. Un modo per contrastare l’emergenza -dalla quale la provincia di Avellino sembra non saper uscire- ed elevare il livello di tutela della salute e dell’ambiente. Per qualcuno un’iniziativa del tutto illusoria, dove lo ‘sforzo’ non porterà ‘guadagno’. Per altri un primo passo verso una gestione più attenta e razionale del territorio. Basterebbe solo una maggiore collaborazione da parte degli amministratori. Chissà che non prendano spunto dai più piccoli… già ‘ferrati’ in tema di differenziata. (di Marianna Morante)