Irisbus, Zaolino: “Accordo serio per fronteggiare cassaintegrazione”

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Flumeri – Giorni ‘caldi’ per tre grandi fabbriche del comparto metalmeccanico irpino che tra giovedì e venerdì saranno chiamate a turno a chiudere il cerchio attorno a questioni importanti dal punto di vista organizzativo e occupazionale. Il primo incontro in programma vede protagonista la Fiat Iveco di Flumeri, che di recente ha tenuto la scena presentando il suo nuovo bus Citelis. La Irisbus sarà impegnata giovedì a riprendere le trattative per limitare le conseguenze della prossima Cassa Integrazione, che a partire da settembre vedrà 26 giorni lavorativi totali distribuiti nei quattro mesi a seguire fino a dicembre. Una strana combinazione quella di nuova produzione e cassaintegrazione dovuta sostanzialmente non a deficit produttivi ma alla condizione economica delle municipalizzate che non hanno al momento fondi per l’ammodernamento del proprio parco autobus. Dunque: calo di commesse, blocco di gare, tute blu in armadio e prodotti nuovi in magazzino. Ma per il 2008 è prevista la ripresa del settore e l’obiettivo è quello di farsi trovare pronti. Intanto i sindacati stanno cercando di studiare attentamente la situazione per proporre soluzioni concertate e puntare all’accordo quadro. All’incontro flumerese saranno presenti la direzione nazionale Fiat con Bernardon, il capo del personale di stabilimento Romano, il Consiglio di fabbrica e le organizzazioni sindacali. Tra queste la Fim Cisl e la Uilm. “Mi auguro – è il commento del segretario Fim Giuseppe Zaolino – che ci saranno tutti i sindacati del comparto, e di arrivare ad un confronto sereno con Fiat”. Il riferimento è alla Fiom, che sarebbe lontana dalla linea individuata. Ossia, una strategia a tre punte: prepensionamento e ringiovanimento, patto di cassa integrazione e risanamento del precariato. “L’accordo deve ridurre l’impatto sui salari e ricominciare dalla politica del ringiovanimento – spiega Zaolino – ad esempio con la sostituzione padre-figlio. Così 80-90 unità con i requisiti necessari per l’applicazione della vecchia riforma delle pensioni potrebbero essere pre-pensionate o con incentivi economici o facendo spazio ai propri figli disoccupati”. Le 35 unità precarie potrebbero invece recuperare terreno da subito non in Ufita ma nel bresciano, dove esiste uno stabilimento con migliaia di ore di straordinario. “L’obiettivo finale – continua il segretario Fim – è quello di riportarli poi da noi a partire dal primo marzo prossimo per essere assunti stabilmente”. L’onda della cassa integrazione secondo Zaolino potrebbe essere ulteriormente mitigata -soprattutto dal punto di vista dell’impatto sui salari- con la previsione, nel corso delle due settimane mensili di non lavoro, di un piano di formazione per il rilancio della qualità produttiva e dell’organico. “Lo stabilimento sarà fermo, ma con un piano di formazione pagato i lavoratori potrebbero recuperare parte dello stipendio perso e allo stesso tempo qualificarsi”. Infine: “Altre 50 unità potrebbero scegliere di andare in trasferta al Nord invece di stare in cassa integrazione usufruendo di indennità di trasferta oltre allo stipendio”. “Con l’accordo quadro – conclude Zaolino – intendiamo costruire un’intesa con Fiat che rilanci la fabbrica dopo i quattro mesi si cassa integrazione e farsi trovare pronti all’appuntamento della ripresa. Ma questo è possibile solo se si rilancia il ruolo di un sindacato utile per i lavoratori. La politica va a parte”. Zaolino poi avverte: “La diversità di vedute potrebbe portare a un accordo separato giovedì. Ma le 500 firme su 850 lavoratori circa rappresentano praticamente un mandato per fare l’accordo”. L’impegno sindacale si preapara anche ad altri due impegni. Venerdì mattina sarà la volta della Elital di Pianodardine, per il nuovo piano industriale. Mentre il pomeriggio i riflettori si sposteranno a Nusco in casa Almec per fronteggiare la delicata questione del passaggio di proprietà ed evitare eventuali conseguenze sui dipendenti. (di Antonietta Miceli)

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