Flumeri – “Il taglio di ulteriori 250 posti di lavoro presso la stabilimento della Irisbus di Flumeri rappresenta l’epilogo delle scelte fatte a partire dal 2004 con l’attuazione di un piano industriale che modificava la missione produttiva e toglieva allo stabilimento Irpino la produzione degli autobus extraurbani con il conseguente inevitabile ridimensionamento dell’occupazione”. E’ questo il drastico commento del segretario della Fiom Cgil Sergio Scarpa sullo stato in cui versa lo stabilimento di Flumeri. “La Fiom – ricorda Scarpa – non sottoscrisse quell’accordo da altri giudicato salvifico, così come non sottoscrisse quello successivo nel 2007, anche perché ai lavoratori interessati venne impedito di discutere e potersi esprimere in merito. Con quegli accordi veniva attuata una progressiva ma significativa riduzione dei livelli occupazionali attraverso lo strumento della mobilità agganciata alla pensione. Nel corso degli ultimi dieci anni nel totale disinteresse della classe politica ed istituzionale Provinciale e con la pratica degli accordi separati, nello stabilimento di Valle Ufita si sono già persi 600 posti di lavoro. Altri sono a rischio a causa dell’ennesimo piano di investimenti che l’azienda si appresta ad attuare per modificare il processo produttivo con la conseguenza di portare i livelli occupazionali a meno di seicento unità a fronte dei 1600 che hanno rappresentato il livello raggiunto dallo stabilimento negli anni 90. Noi continuiamo a ritenere inaccettabile un piano di investimenti che riduce ulteriormente gli attuali livelli occupazionali e nello stesso tempo comporta anche un incremento lavorativo di mezz’ora e la riduzione della retribuzione con la perdita delle maggiorazione dovute all’attuale turistica. Riteniamo perciò che un eventuale accordo non può prescindere dalle prospettive produttive ed occupazionali dello stabilimento e dalle ricadute che lo stesso determina sull’occupazione, sulle condizioni di lavoro, nonché sul salario dei lavoratori. Per questi motivi, la collocazione in mobilità deve avvenire su basi volontarie e deve favorire un consistente ricambio generazionale, anche per dare una possibilità occupazionale ai giovani disoccupati della nostra provincia che si vedono costretti ad abbandonare i paesi di origine. Per quanto attiene invece alla nuova organizzazione del lavoro e della turnistica vanno contrastate quelle forme di flessibilità che peggiorano la condizione lavorativa, ma vanno innanzitutto salvaguardate le attuali condizioni salariali”.
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