Irisbus e Bersani, Petracca (Pcl) attacca il Pd locale

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“La responsabilità del parapiglia che ha coinvolto forze dell’ordine, servizio d’ordine del partito e lavoratori Irisbus è dovuto interamente alla responsabilità della poco avveduta e democratica dirigenza provinciale dello stesso Partito Democratico”. A riferirlo è Beny Petracca del Pcl irpino.

“La Segretaria Lengua e la sua segreteria – spiega Petracca – anzi chè assicurare agli stessi un incontro successivo all’intervento di Bersani, avrebbero dovuto subito soddisfare la richiesta legittima di lettura di un loro documento sul palco, prima dell’intervento dello stesso segretario nazionale. Il perché è presto detto: un partito politico, qualsiasi ideologia professi e qualsiasi strategia politica persegua, non può rifiutare di aprirsi alla società civile, specie in occasione di incontri pubblici e la sua classe dirigente deve accettare qualsiasi critica dal cittadino-elettore. Inoltre non è che la segreteria provinciale non conoscesse bene i suddetti lavoratori di Resistenza Operaia e quindi dell’Irisbus, che con abnegazione e spirito di sacrificio soprattutto economico, partecipano puntualmente a tutte le iniziative politiche e non di richiamo, che si svolgono in provincia a partire dal Luglio 2011, mese in cui ci fu la divulgazione dell’intenzione della Fiat di voler chiudere la fabbrica di Flumeri, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla loro vicenda. Resistenza operaia deve essere ritenuta a tutti gli effetti un soggetto capace e legittimato a confrontarsi nelle varie dinamiche politiche e istituzionali, poiché composta da lavoratori, per cui sbagliato è l’atteggiamento dei vari leader nazionali di partito, che sembrano aver scelto come interlocutori esclusivi della vertenza i vertici della triplice sindacale più l’U.g.l. I servi sciocchi non servono (si perdoni il gioco di parole) a stemperare le tensioni legittime che si creano tra Lavoratori, che tra 12 mesi si troveranno senza reddito alcuno, con famiglie da mantenere e senza nessuna speranza di rioccupazione, vista l’età. Lo stesso On. Bersani nel suo discorso da leader dell’opposizione, avendo forse dimenticato che il suo partito dà un sostegno forte e vitale al governo Monti, ha detto che il PD deve ripartire dalle sue origini, quindi dai valori del vecchio Pci, pur essendo adesso un partito di centrosinistra che non ha più nulla a che vedere con quella storia e che avrebbe autorizzato il portavoce di Resistenza operaia a leggere il documento se lo avesse saputo prima, per cui, anzi chè, furbescamente, voler far credere a lui e ai presenti il classico Madame la Marchesa va tutto bene, meglio sarebbe stato per la medesima segreteria, accettare il documento critico verso se stessa e verso il partito nazionale e Bersani.
Oltre al Pd ci si mette anche la Questura, che non cerca di stemperare la tensione sulla vertenza Irisbus e anzi chè sorvolare, come saggiamente si dovrebbe fare in alcune occasioni, sembra quasi voler vendicare l’onore ferito della dirigenza provinciale, per cui non trova di meglio che imbastire una certosina indagine con l’ausilio di filmati, per riconoscere i pericolosi facinorosi, che licenziati da un anno, hanno cercato solamente il diritto alla parola… ma soprattutto al lavoro e ci mostra subito il pugno di ferro della Giustizia Italiana verso i deboli e i lavoratori.
Noi al contrario di qualche delegato sindacale che chiede scusa al Pd per l’accaduto chiediamo a nome dei lavoratori di Resistenza operaia e non solo le scuse di questo partito per quanto accaduto e che contrasta con le parole del segretario nazionale che definisce proprio al Partenio, il Pd protettore degli interessi dei lavoratori. Noi del Partito comunista dei Lavoratori esprimiamo solidarietà alla compagna Rossella Iacobucci del Prc per gli ingenerosi attacchi ricevuti dal Sindacato a causa della sua onestà intellettuale e per l’impegno profuso in questa vicenda e ai lavoratori dell’Irisbus.
Auspichiamo che tutti vengano ascoltati senza distinzione alcuna di sigle sindacali o gruppi organizzati, per esporre le loro giuste istanze, senza canali preferenziali, che il Governo espropri per pubblica utilità lo stabilimento e i macchinari e li conceda gratuitamente agli stessi lavoratori, che possano così organizzarsi per riprendere la produzione di bus, e che contestualmente il governo insieme alle regioni svolga la conferenza nazionale dei trasporti, che elabori un piano nazionale dei trasporti, che renda possibile le commesse da parte degli enti regionali di trasporto alla medesima fabbrica, vista la necessita inderogabile di rinnovare l’obsoleto parco autobus italiano.
Alla Questura chiediamo invece di desistere da provvedimenti nei confronti degli stessi lavoratori, anche al fine di stemperare la tensione, in occasione di future manifestazioni e tenendo presente la loro esasperazione per essere stati abbandonati da tutti, sindacati e partiti politici eccetto quelli della sinistra radicale.
In conclusione noi del Partito comunista dei lavoratori chiediamo la nazionalizzazione della FIAT, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori.
Rilanciamo dunque, tanto più oggi, la propria proposta di una campagna di massa per la nazionalizzazione della FIAT a tutte le sinistre sindacali e politiche. E in ogni caso la porteremo in tutte le mobilitazioni operaie dell’autunno, saldandola alla parola d’ordine della cacciata di Monti e del governo dei Lavoratori: l’unico che possa espropriare gli Agnelli portando gli operai al posto di comando”, conclude Petracca.

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