Influenza A – Esperti compatti: “Sì al vaccino, no all’allarmismo”

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Avellino – Il virus A/H1N1 tiene il mondo in apprensione. Questo è un fatto, inconfutabile. La sindrome influenzale del 2009 (chiamata anche influenza A o febbre suina) è una pandemia che infatti ha già causato centinaia di morti e decine di migliaia di contagi nel mondo, concentrati per la maggior parte nel continente americano. Ma bisogna stare molto attenti alla disinformazione e al rischio psicosi e allarmismo, perchè – ad oggi – la situazione, con particolare riferimento all’Italia, alla Campania e all’Irpinia, è fondamentalmente sotto controllo. Questo in estrema sintesi il succo dell’approfondito convegno tenuto questa mattina ad Avellino presso l’associazione “Noi con Loro” di via Morelli e Silvati. La giornata, partita alle 9.00, ha visto la partecipazione di numerosi esperti del settore ed ha toccato le principali tematiche afferenti il virus, dalla sua origine al suo contagio, dalla prevenzione alla cura. E, chiaramente, è stato anche fornito il quadro generale della situazione.

IL PARTERRE – A fare gli onori di casa la presidente dell’associazione impegnata nel sociale, Anna Maria De Mita, e il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera “Moscati”, Pino Rosato. La tavola rotonda si è strutturata in due sessioni. La prima si è incentrata sulla nascita dell’agente patogeno (curata dal professor Iovine), sull’epidemiologia (prof. M.A. Ferrara), sulla prevenzione e la terapia (con relatori i professori Acone e Guarino), e la gestione domicialiare (A. Limonelli e C. Ragano). Nella seconda sessione l’incontro si è invece focalizzato sui criteri di isolamento domiciliare (G. Morrone), quelli di ricovero ospedaliero ed, infine, sull’assistenza infermieristica (M.R. Lepre).

LA PANDEMIA – “Questa è una settimana di picco per l’epidemia – ha detto la dottoressa Carmela Casullo dell’Asl, che ha riferito sul quadro provinciale – Ma nonostante si sia nel cuore dell’evoluzione della pandemia, si attendono comunque altri picchi, una seconda ondata per la quale è importante quindi non abbassare la soglia di attenzione”. La dirigente dell’Asl ha poi fornito i dati circa la diffusione del bacillo, ricordando come la Campania, seguita dalla Lombardia, sia la Regione italiana più colpita. A questo proposito può essere utile fare un passo indietro, ad Aprile 2009, quando l’Oms ha lanciato l’allarme: il virus ora si trasmette direttamente tra gli uomini, senza quindi il contatto con animali infetti. Da qui, la materializzazione del rischio di una pandemia, per la quale la dottoressa dell’Asl ha ricordato come le osservazioni statistiche abbiano confermato che il contagio sia più probabile nelle aree urbane. 24 i casi accertati sui sei distretti dell’ex Asl Av2 ad oggi, mentre sono tre al giorno in media, in genere per polmonite, i ricoveri presso il reparto malattie infettive della città ospedaliera, casi sicuramente critici ma non gravi. Rispetto all’incidenza settimanale del contagio, la Casullo ha invece parlato di un tasso dell’1,5%, prima di ricordare il triste primato della Campania: “12 decessi (uno in Irpinia) sui 31 complessivi sono stati registrati nella nostra regione, e questo è un dato che deve far riflettere“. La Campania, maglia nera, insomma. Un aspetto sul quale la Casullo ha preferito mostrare prudenza sulle possibili cause, ricordando come la situazione sia ancora in evoluzione per poter trarre conclusioni che non siano avventate. Chi invece in proposito non si è sottratto all’analisi è stato invece il primario del reparto Malattie Infettive del ‘Moscati’, Acone, che nel suo intervento ha fatto lucidamente notare come questo territorio abbia una densita abitativa elevata – che aumenta quindi il rischio contagio – oltre ad avere, purtroppo, un livello igienico-sanitario medio, purtroppo non adeguato. “Non a caso – ha aggiunto Acone – questa regione, insieme alla Calabria, è quella dove si registra la vita media più bassa di tutta l’Italia”.

I CAMPANELLI D’ALLARME – Affezione respiratoria acuta ed esordio brusco della febbre (con temperature uguali o superiori ai 38°), associata ad almeno uno dei seguenti sintomi: cefalea, malessere generalizzato, sensazione di febbre (sudorazione, brividi), astenia e ulteriori sintomi respiratori quali tosse, faringodinia e congestione nasale. Questo il modo in cui si mostra generalmente il male. Ma è importante ricordare ancora come le forme in cui aggredisce l’uomo varino rispetto alle fasce d’età. In questo senso la maggiore attenzione è quella orientata a bambini e ragazzi, da 0 a 14 anni, che restano i più colpiti dal virus. Come noto, tuttavia, il rischio contagio non risparmia nemmeno i cosiddetti soggetti a rischio e gli anziani.

IL CONTAGIO – L’importanza della prevenzione è stata ribadita sostanzialmente da tutti i relatori dell’incontro. “”Il tasso di riproduzione del virus – ha spiegato nel dettaglio il professor Acone – è attestato sull’1,4%. La trasmissione tra uomini avviene per la classica via aerogena, quindi attraverso tosse e starnuti, ma gli studi dimostrano anche come nel 25% dei pazienti tra le conseguenze dell’influenza A ci siano pure forme diarroiche, per cui la trasmissione può avvenire per via oro-fecale. Inoltre il bacillo può depositarsi anche sulle mani, che portate alla bocca possono di fatto rappresentare un ulteriore agente di contagio”. In buona sostanze sono più di una le possibile vie del contagio, ma Acone ha anche voluto smorzare l’accento sull’allarmismo. “Molti dimenticano la spagnola – ha sottolineato – che in Italia, in tempi in cui l’informazione era ridotta e non esisteva internet, fece 300mila morti. La storia insegna, dunque, che l’umanità non è nuova a pandemie del genere. Allo stato attuale – ha aggiunto – il virus ha mostrato di mantenere una certa stabilità, scongiurando il rischio di una mutazione in forme più aggressive, altro aspetto che deve servire a tranquillizzare la popolazione”. Un’influenza importante, quindi, ma per la quale bisogna stare attenti a non ingigantirne la gravità. E su questo tema è voluto intervenire anche il dirigente del ‘Moscati’, Castaldo, che ha avvertito sui pericoli della disinformazione e ha voluto, di converso, rimarcare la portata informativa del convegno. “I dati sul contagio nel territorio restituiscono un quadro che non è preoccupante – ha affermato – ciò non toglie che bisogna prestare la massima attenzione al fenomeno e soprattutto stare attenti ai bambini con meno di sei mesi – ha aggiunto, riprendendo il senso dell’intervento del primario di Pediatria presso la Federico II di Napoli, dottor Guarino – dove rischi un po’ più elevati effettivamente vengono registrati”.

LA VACCINAZIONE – A completare il quadro sulla prevenzione, altro aspetto per niente secondario sulla questione, la vaccinazione, su cui tanto si è detto in queste settimane. Partiamo dai numeri. Ad Avellino, ad oggi, sono state distribuite 3mila dosi di vaccino. Nella fase preliminare è stato immunizzato il personale sanitario, “ma la risposta non è stata positiva – ha avvertito la dottoressa Casullo – visto che solo una persona su dieci ha scelto volontariamente di sottoporvisi”. Poi, a partire dal 6 novembre, sono iniziate le somministrazioni alle utenze, secondo le note priorità per i soggetti a rischio. Allo stato, in ambito locale, sono circa il 30% coloro che, afferenti alla categoria succitata, hanno ricevuto la dose. Si aspettano dunque i nuovi stock di vaccino, per i quali in ogni caso è arrivata ampia rassicurazione sui tempi. In proposito è risultata interessante la considerazione del professor Guarino che ha ammesso: “Fino ad ora purtroppo abbiamo assistito ad una distribuzione limitata dell’antidoto, e questo è vero, come è vero che nella somministrazione viene data la precedenza alle categorie a rischio e a coloro che devono mandare avanti l’Italia”. Ma c’è anche un altro aspetto importante, quello espresso dalla dirigente Casullo in merito a presunti ritardi della prevenzione. “L’arrivo dei vaccini in realtà non è stato tardivo – ha riferito – piuttosto è il virus che ha spiazzato tutti, manifestando la sua virulenza in anticipo rispetto ai tempi”. Coro compatto, infine, sulla necessità di ricorrere al vaccino. Nessuno dei presenti si è sottratto dal ricordare che l’immunizzazione è fondamentale e che non comporta alcun rischio. Su tutti a spazzare via ogni dubbio su presunti effetti collaterali, come la cosiddetta sindrome della guerra del golfo, il dottor Acone che ha sostenuto con forza: “Gli studi dimostrano che non ci sono assolutamente presupposti per sconsigliare il vaccino, io stesso l’ho fatto”. Parole molto dure, in questo senso, sono arrivate da Acone nei confronti dei colleghi che ne scoraggiano l’utilizzo. “Chi dissuade un paziente dall’iniettarselo – ha avvertito – commette una colpa gravissima, perché mette a repentaglio la vita umana senza un valido motivo. In casi del genere ci sarebbero tutti i crismi per parlare di diffusione colposa di malattia”.

IL QUADRO GENERALE – Questo, in definitiva, il punto sul virus A/H1N1, un quadro non preoccupante, è bene ribadirlo, ma che al contempo riconsgna un fenomeno sicuramente da non sottovalutare. La conferma in merito è arrivata chiara: “L’influenza A è una malattia nuova – ha detto Guarino – una patologia mai vista prima, così come è stato per l’aids e tutti i nuovi mali che i secoli hanno fatto registrare”. Una considerazione su cui si è concretizzata una certezza: “Questo virus cambierà sicuramente la storia della medicina”. (di et)

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