Il sapore dell’ingiustizia, Guerriero agli studenti: abbiate sdegno e coraggio di cambiare

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AVELLINO- “Tutti noi siamo accomunati dal senso amaro dell’ingiustizia, perché per tutti noi c’e’ stato un momento che ha sentito sulla propria pelle, per un’angheria, per una violenza che ha subito, per un atteggiamento volgare o violento, il senso dell’ingiustizia”. Antonio Guerriero, già Procuratore della Repubblica, ha spiegato così ad uno studente cosa accomuna tutti e cosa significhi il “Sapore dell’ Ingiustizia”, il titolo del suo libro, il racconto del magistrato e di anni di lotta alla camorra e al malaffare, che ha deciso di portare nelle scuole. Questa mattina ne ha discusso con gli studenti del Convitto Colletta di Avellino insieme al Procuratore Generale di Napoli Aldo Policastro. L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Attilio Lieto, rettore e dirigente scolastico del Convitto; Francesco Raffaele, procuratore della Repubblica di Avellino facente funzioni; Francesca Spena, presidente del tribunale di Avellino; Piero De Pietro, presidente di sezione della Corte d’appello di Napoli; e Giuseppe Acocella, magnifico rettore dell’università Giustino Fortunato,il questore di Avellino Pasquale Picone e il comandante provinciale dei Carabinieri Angelo Zito. La moderazione è stata affidata a Pierluigi Melillo, direttore di Otto Channel Tv e Ottopagine. Le letture sono state curate da Paolo De Vito. Rivolgendosi agli studenti Guerriero ha ricordato le parole di Sant’Agostino in riferimento alla speranza. Il fatto cioè che abbia due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio. Partendo dallo sdegno: “perché capisco che la realtà che ci circonda non ci piace quindi dobbiamo provare il senso dello sdegno nel vedere che ogni giorno la Giustizia viene calpestata. Noi abbiamo territori dove dopo le otto di sera la popolazione e’ costretta a chiudersi in casa perché hanno paura. Lo sdegno non deve rimanere come uno sterile comportamento ma si deve tradurre nel coraggio. Nel coraggio del cambiamento. Nel coraggio di cambiare quello che non ci piace. E credo che dobbiamo avere presente sempre questo: lo sdegno e il coraggio del cambiamento, avendo come faro cosa? Lo diceva prima Aldo, i valori della Costituzione, quella che hanno cercato di cambiare, io nel libro ho scritto un anno prima del Referendum. Non pensavamo che il referendum non passasse perché temevamo che i centri di potere, perché vedete cari ragazzi, si parla sempre di delinquenza perché siamo abituati a vedere il grande camorrista, non capiamo che dietro ci sono dei centri di potere che hanno le maninell’informazione, anche in amministrazioni. I centri di potere sono più labili e difficili da vedere, il camorrista lo vedi perché è il boss” e manifesta il suo status.
POLICASTRO: LA MAGISTRATURA CHE VA TROPPO AVANTI NON PIACE A NESSUNO, A PARTIRE DAL POTERE

Ma come magistrati vi sentite soli? Chiede una studentessa al Procuratore Policastro “Il ruolo della Magistatura che la Costituzione gli affida e’ quello di controllare il rispetto delle leggi nei confronti di tutti. Quando si inizia a farlo nei confronti di tutti ci sono delle reazioni. Molto spesso i magistrati non soltanto si sentono schiacciati dal potere esterno ma anche all’interno. Perche’ chi fa un passo avanti mentre tutti sono fermi e’ esposto. La magistratura che fa passi avanti a volte non fa piacere a nessuno, a partire dal potere”. Lo ha spiegato così il magistrato alla guida della Procura Generale di Napoli: “Ci sono stati dei momenti in cui la magistratura si sentiva sola, ci sono stati dei momenti in cui la magistatura era sola, ci sono stati dei momenti in cui qualche magistrato si e’ sentito ed era solo. Vedete, il discorso che si faceva prima su Dante Troisi, il fulcro del discorso che faceva in quel libro, non era legato alla soggezione verso il potere esterno, era una classe di magistrati, negli anni 50, che non soltanto ossequiava il potere esterno ma ossequiava il potere interno. Si doveva far piacere al presidente, perché si trattava di un sistema gerarchico e quindi ossequioso voleva dire non assumersi la responsabilità da parte del magistrato di fare il proprio mestiere senza speranza e senza paura (sine spe e sine metu) e questo produceva una conformità. Questa storia della magistratura di questo tipo è espressione di una classe dominante: la borghesia e prima l’aristocrazia, produceva questa magistratura. Aveva una cultura simile a quella da cui proveniva: ossequio, conformismo, non andare mai fuori dalla righe. E’ la Costituzione, presa sul serio, che segna il cambiamento sia nel Paese, con le riforme successive, sia nella magistratura”. Aerre