Il personaggio, Luigi Cinque: “Il Rione Mazzini è la mia famiglia”

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Da “Il Biancoverde” n.12 dell’8/11/2013

Luigi Cinque e il Rione Mazzini, un legame indissolubile che è molto di più di un rapporto instaurato da un calciatore con la propria società di appartenenza. Sì perchè il 31enne centrocampista, autentico pilastro della formazione biancoverde, gioca nel club fondato dalla propria famiglia, nella fattispecie dal nonno Vincenzo Evangelista, scomparso nel 1996 dopo circa trent’anni in sella al club del rione. Per questo motivo, Cinque sente sua questa squadra, portata avanti dalla fine degli anni ’90 con i sacrifici della generazione composta dagli zii Adelaide, Giovanni, Paolo e Leopoldo. “Mio nonno non è riuscito a vedermi giocare con i colori della sua società addosso, pertanto da quando sono al Rione Mazzini scendo in campo con il solo pensiero di onorare il suo ricordo e tutto quello che ha fatto per mantenere in vita una tradizione di famiglia” sottolinea il leader carismatico dei mazziniani, che sabato scorso, nel giorno della commemorazione dei defunti, hanno vinto contro il Nusco grazie ad una sua prodezza. “Ci tenevo a dedicare un gol importante ad una persona altrettanto importante nella mia vita” è il pensiero speciale di Cinque che in pianta stabile da cinque anni ha fatto del Rione Mazzini una ragione di vita. “Non immagino un futuro lontano da qui – continua – Il Rione Mazzini è la mia famiglia e voglio proseguire l’opera iniziata da mio nonno”. E il passato di Luigi Cinque? A 11anni gioca con i Falchi Rossi San Tommaso, poi CAGC Avellino a 13 e all’età di 15 anni, nel 1997, il primo campionato con il Rione Mazzini. La prima esperienza mazziniana si rivela un trampolino di lancio per Cinque, ingaggiato dall’Avellino ed inserito nella formazione Berretti di Montanile. Nella stagione 2001/2002, l’esordio in prima squadra contro il Catanzaro in Coppa Italia con Sonzogni sulla panchina. “Sicuramente è il ricordo più bello della mia carriera – spiega – Per me che sono tifosissimo dell’Avellino fu una grossa emozione. I miei amici del gruppo “Esagerati” mi incitavano sugli spalti. Entrai nel giro della prima squadra. Quando non ero convocato, andavo a cantare in curva”. Un brutto male, poi sconfitto, lo costringe a fermarsi, ma quando torna c’è la Juve Stabia a tendergli una mano, mandandolo in prestito a Cervinara in Eccellenza. Tre stagioni in Valle Caudina e quel gol pazzesco contro la Gelbison che contribuì a centrare la salvezza: “Il portiere avversario rinviò, con il campo quasi allagato stoppai il pallone col ginocchio nella nostra metà campo e senza pensarci su tirai da 60 metri. La palla si insaccò scavalcando il portiere. Ricordo la corsa sotto la tribuna per esultare con i tifosi”. Ancora Rione Mazzini, questa volta nel pieno della maturazione calcistica, e Bisaccese, tappe con punti di riferimento importanti in panchina. “Alla Bisaccese ho conosciuto Bozzi in un periodo difficile della mia carriera – afferma Cinque – Grazie a lui ho ritrovato gli stimoli giusti. E’ stato un padre calcistico ed un confidente. Abbiamo un rapporto molto stretto. Ancora oggi ci sentiamo molto spesso. Qualche anno fa, invece, al Rione Mazzini ho avuto Carullo. Lo ritengo un tecnico preparato e, infatti, ho premuto perchè tornasse quest’anno. Spero possa rimanere a lungo con noi”. In principio, invece, la mano di Nando Del Gaudio a forgiare il talento di un ragazzino all’età di 13 anni. “Mi ha disciplinato in campo – spiega – E’ stato un grande insegnante. Ero un difensore e lui mi ha trasformato in un centrocampista. Credeva molto nelle mie capacità”.

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