Il Partito democratico, il Governo ed il constante calo dei consensi

Il Partito democratico, il Governo ed il constante calo dei consensi

22 Ottobre 2019

Michele De Leo – I sondaggi, almeno in questa fase, danno ragione agli scettici, a tutti coloro che avevano quanto meno espresso perplessità sulla formazione di un Governo giallorosso. Le forze maggiori dell’Esecutivo – il Partito democratico ed il Movimento cinque stelle – sarebbero in calo nel gradimento degli italiani e insieme supererebbero di poco la Lega di Matteo Salvini. Dopo la manifestazione di Roma, inoltre, sarebbero in ascesa – il condizionale resta d’obbligo visto che si tratta di sondaggi, anche se autorevoli, realizzati dalla Swg per il Tg La7 di Enrico Mentana – Fratelli d’Italia e Forza Italia. In controtendenza – ma si attesterebbe su percentuali ancora basse, simili a quelle dei forzisti – Italia Viva di Matteo Renzi. Non sorprende – ma gli auspici erano altri – la flessione del Movimento Cinque Stelle che, nella prima esperienza di Governo, ha subito troppo il volere salviniano e oggi fatica a recuperare consensi anche in virtù di un’intesa con i democratici fortemente criticata pure da tanti militanti della prima ora. Ciò che sorprende, invece, è l’atteggiamento dei vertici del Partito democratico che continuano a guardare con fiducia ed ottimismo ad un futuro che rischia di essere più nero del 4 marzo. Le intenzioni – almeno negli annunci – erano, ancora una volta, lodevoli: evitare l’aumento dell’Iva e una fase di pesante recessione per il Paese, con gravi conseguenze sulle famiglie. Stavolta, però, il partito paga l’aver accantonato quelle buone intenzioni già il giorno dopo il giuramento al Quirinale e, anche e soprattutto, l’atteggiamento accondiscendente nei confronti dei Cinque Stelle pur di tenere in vita un Governo che si regge su fondamenta realizzate nelle sabbie mobili. Una manovra finanziaria tutta lacrime e sangue imponeva, in primis, quanto meno di rivedere i cavalli di battaglia del Governo gialloverde: quota 100 ed il reddito di cittadinanza. Invece, hanno prevalso la posizione dei Cinque Stelle e la logica di non scontentare chi, con il precedente Esecutivo, ha raggiunto posizioni di favore immeritate. Il provvedimento sulle pensioni – che non manda in pensione la Riforma Fornero – ha accontentato tanti che avrebbero potuto ancora rimanere in attività e ha pesato troppo, finanziariamente, su un Paese già in grande difficoltà. Il prezzo lo pagheranno, manco a dirlo, le prossime generazioni. Basta, poi, leggere la stampa per accorgersi di quanti percettori del reddito di cittadinanza lavorino in nero. Peraltro, è una misura che non aiuta i lavoratori e non crea nuova occupazione, navigator a parte. Anzi, crea tensioni e forti rimostranze da parte delle tante categorie di lavoratori dipendenti (commessi, stagionali) e del popolo delle partita Iva che, nonostante ritmi di lavoro indiavolati e orari assurdi, non riescono a guadagnare quanto percepito con il reddito di cittadinanza. Ecco, perché, l’auspicio era quello di un’inversione di tendenza: la mancata sterzata è il motivo principale della continua perdita di consenso da parte del partito guidato da Zingaretti. Il primo vero banco di prova – i sondaggi lasciano comunque il tempo che trovano – è quello di domenica prossima con le elezioni regionali in Umbria. Una vittoria del centrodestra sarebbe la conferma del clamoroso autogol dei vertici del Partito democratico.