Uniti per salvare il lupo, compatti per far sì che la favola non finisca. Tutti insieme per fare in modo che Avellino e l’Avellino restino nel calcio che conta.
“A voi che avete amato e amate me, il lupo, spiegheranno che nella vita di un uomo ci sono cose più importanti e che la politica ha altri problemi di cui occuparsi. Cose tanto ovvie, banali, che proprio perché dette vi devono far comprendere come siano usate per coprire pochezza, mancanza di volontà o incapacità”.
Inizia così la lettera scritta dai tifosi irpini, dai ragazzi della Sud, da quanti amano il calcio avellinese, da coloro che rappresentano il cuore ancora pulsante di una piazza stanca di subire umiliazioni e più che mai decisa a salvare questa ‘creatura’. Ma il ‘Grido’ non si ferma qui: far capire alla città e alla provincia quanto sia importante non perdere questo patrimonio, non distruggere anni di emozioni, di passione, lacrime di gioia e di dolore, non è facile: “Che nella vita di un uomo vi siano cose più importanti è certo: c’è la famiglia, c’è il lavoro e altro ancora. Ma a riempire la vita di un uomo contribuiscono anche le emozioni, le passioni; io, il Lupo, ho dato a voi emozioni uniche. Sono stato e sono una passione vera. Chi, in nome di un presunto “altro che esclude”, chiede a voi di rassegnarvi e di assistere passivamente alla mia morte, è senza anima, senza cuore. Diffidate di coloro che non hanno anima né cuore, perché chi è lontano dai sentimenti, incapace di comprenderli, sarà sempre lontano anche dai bisogni della gente”.
Bisogna fra presto, muoversi per evitare il peggio per far sì che il calcio all’ombra del Partenio continui a vivere. Tutti uniti per il lupo. I tifosi lanciano un appello affinché l’Avellino non venga lasciato solo. Un messaggio forte e chiaro da parte di quanti amano la casacca biancoverde.
L’Avellino non può e non deve morire: è questo l’appello lanciato dai tifosi, il messaggio portato avanti dai tanti in cui crescono le paure per un futuro buio. Per un avvenire in cui non potrebbe esserci il professionismo.
Veder cancellare in un sol colpo, come un tornando che spazza tutto, i successi recenti con il Napoli, il Foggia, quello di Crotone quello di Pescara con il Gualdo, le vittorie passate con Milan e Juve nei gloriosi anni della serie A, sarebbe davvero dura. Ripartire dai meandri del pallone sarebbe una mortificazione troppo grande ed ingiusta per chi, nonostante le difficoltà, non ha mai fatto mancare il proprio supporto “Così come è vero che la politica, i politici, devono interessarsi di tanti altri problemi – continua la missiva – tuttavia, è altrettanto vero che una classe politica che pensa di sottovalutare il significato ed il mio valore, paragonandomi ad una semplice e banale squadra di calcio, mostra di non conoscere la storia di questa terra e di cosa io abbia dato, rappresentato e rappresenti per Avellino e l’Irpinia”.
Una frecciata forte alla politica: “Non sa che io vi ho dato una ragione in più per sentirvi orgogliosi della vostra terra, non sa che io ho fatto in modo che mai fossero recise le vostre radici. Se le ragioni della vita vi hanno costretto ad allontanarvene – un passo indietro, un flash back al terremoto dell’80’ – la politica forse non sa che quando l’Irpinia ha tremato, con la mia presenza, vi ho aiutato a trovare un sorriso in quei giorni di dolore; non sa che grazie a me, finalmente, non è stato più necessario ricorrere all’atlante per sapere dove fosse Avellino; ignora che per me ha parlato di questa città l’Italia intera e avete visto accostare il termine ‘leggenda’ al nome ‘Avellino’. Non sa che niente e nessuno ha meglio incarnato lo spirito del popolo irpino: io, il lupo, capace di soffrire, di lottare, di non piegarsi e, spesso, invece, di far chinare il capo ai ‘grandi e prepotenti’, con vittorie che non erano mai un fatto soltanto calcistico. Ignora che ho regalato a ciascuno di voi momenti indimenticabili e storie da raccontare.
Ad Avellino, all’Irpinia, a voi ho dato tanto in questo tempo lungo quasi un secolo; altro che semplice ‘pallone’”.
Lanciano un messaggio e lo fanno con tutta la loro voce: “Diffidate di quelli che ignorano la storia della terra e della gente che pretendono di amministrare; peggio ancora di quelli che sanno e se ne infischiano”.
L’ultimo passaggio è un vero e proprio tuffo al cuore : “Sono il lupo, ho dato tanto e cosa vi ho chiesto mai, io? Niente. Niente che non fosse il gridare il nome mio e dei miei fratelli: ‘Lupi… lupi… lupi… lupi… lupi’.
L’avete urlato per quasi cento anni; fatelo ancora, fatelo ora, fatelo più forte che mai. Lottate per me, lottate affinché questi occhi, ora tristi e sofferenti, io non li abbia a chiudere per sempre. Non lasciate che io muoia. Vi prego. E se ciò dovesse accadere, fate che nei vostri giorni futuri non dobbiate mai dire: ’L’ho visto morire e non ho fatto nulla’.
Sareste peggiori di chi mi avrà ucciso!”
La rabbia di quanti si aspettavano un chiarimento da parte di Pugliese, un faccia a faccia, una conferenza in cui il numero uno del club di Contrada Archi chiarisse tutto, è veramente tanta.
L’appello alle istituzioni e a tutti coloro che in questo momento possono salvare i colori biancoverdi è stato lanciato. Avellino non può interrompere la propria storia a tre anni dal 100enario. Non può finire così, dopo l’ennesima delusione: partire dai dilettanti potrebbe rappresentare un boccone troppo amaro da digerire.
“Io sono ucciso, ma mai distrutto, io sono il Lupo”. Speriamo che l’epilogo sia ancora una volta positivo. Fatto sta che mancano due settimane alle prime scadenze.
Tutti vogliono giungere al 2012 per festeggiare, per innalzare al cielo quei vessilli che hanno portato in giro per i campi di tutta la penisola accompagnati dalle note di Jovanotti… “a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande”.
(di Sabino Giannattasio)
