(di Antonio Porcelli) – Abbiamo perso. Dalle notizie rimbalzate in ogni angolo dell’Italia, l’Irpinia, la nostra Irpinia , ma ancor di più la nostra Regione e l’intera classe politica campana esce completamente ridimensionata. Sconfitta nella sua dimensione progettuale, nella mediazione come base di partenza per il confronto e sconfitta la logica del potere localistico che decide spesso in nome e per conto degli interessi parziali. Quanto avvenuto questa mattina ad Ariano Irpino, non è che il risultato di anni di incapacità sulla gestione dell’emergenza rifiuti. I cittadini di Ariano a tutela del proprio territorio dove hanno già scontato l’intervento dello Stato sono intervenuti per la Grande difesa dell’identità e della salute pubblica. Questo il primo commento senza entrare nel giudizio negativo nei confronti di una popolazione che obiettivamente ha già dato, ma che non giustifichiamo nell’atteggiamento. A Guido Bertolaso , da servitore dello Stato, esprimiamo la nostra ammirazione e l’incondizionata fiducia quando si tratta di risolvere le delicate situazioni che l’Italia dell’incertezza gli affida. Oggi ad Ariano Irpino, gli spintoni e le parole hanno offeso i tanti cittadini italiani figli di una Nazione che purtroppo… non decide. Il caso Ariano, arriva dopo il caso Nusco, dopo Serre, dopo il Formicoso e le tante trattative per una soluzione che ha tanti responsabili. Il “buffone” gridato a Bertolaso dai cittadini rimbomba come un grido d’allarme che non va sottaciuto: il Commissario Straordinario uomo di grande professionalità e di impegno è stato mandato via da una piazza composta da cittadini. Assisteremo nelle prossime ore, ai pro e i contro della vicenda rifiuti in Campania: un copione già visto che allontana la gente dalle Istituzioni per la vergogna che il nauseabondo odore dei rifiuti emana nella nostra regione. Qualcuno dovrà anche dimettersi: lo Stato esce sconfitto dalla piazza di Ariano Irpino. Ci auguriamo che a pagare non sia Bertolaso, al quale vanno le scuse di tanti altri cittadini. I buffoni sono coloro che si nascondono.
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