Avellino – Forse non sarà proprio secolare, vista la recente diffusione dell’automobile, ma senz’altro si tratta di un dilemma pluridecennale: quello delle condizioni delle strade cittadine. Perennemente dissestate. E a maggior ragione quando le intemperie della stagione fredda si abbattono in tutta la loro impetuosità come nelle ultime settimane. Non è questa la sede per ricordare il nomignolo colorito con cui si definisce il matrimonio tra le precipitazioni piovose e l’amata Avellino, ma il simpatico soprannome, retaggio dei tempi, lascia un messaggio inequivocabile: la pioggia qui è di casa. Dovrebbe essere dunque scontato che chi si preoccupa della realizzazione e della manutenzione delle strade ne tenga conto. Eppure, puntualmente, al ‘cadere’ dell’acqua l’asfalto si sgretola, come se fosse un’equazione sempre verificata. Perché? E soprattutto perché quando noi, che non siamo cittadini del mondo – sia ben inteso – ma cittadini irpini, quelle poche volte che lo giriamo il… mondo, ci sorprendiamo di scoprire che dalle altre parti non è così? Quale mistero si cela dietro questo atavico disagio? Lo abbiamo chiesto agli avellinesi e le risposte non hanno fatto mancare interessanti chiavi di lettura. Tra gli abitanti ad essere ricorrente è innanzitutto il malumore per la qualità della circolazione, un fatto inequivocabile. Parecchie arterie, soprattutto quelle a traffico intenso, tra inverno e autunno si trasformano in laboriosi percorsi ad ostacoli dove gli intralci sono costituiti da buche più o meno regolari, estese e profonde, alcune evitabili altre meno, che rendono i trasferimenti in auto rocamboleschi e gravosi, considerati i ‘traumi’ a cui sono sottoposti ammortizzatori e ruote. Inutile aggiungere che questo ha un costo per gli automobilisti e per l’efficienza della auto, ed è comprensibile che ai cittadini non piaccia. E ad andare oltre i disservizi vengono fuori anche le possibili cause. Tanti gli avellinesi a non avere dubbi: “Il problema è nel come vengono realizzate le strade”. Insomma, ne verrebbe sottovalutata l’importanza, considerato che c’è chi contesta la scelta dei materiali per l’asfalto, chi le ditte operanti e chi l’efficienza della gestione da parte delle Istituzioni nel corso del tempo. Poi ci sono i rassegnati: “Si sa che quando piove circolare è un problema”. E qui si tratterebbe, a proposito di viabilità, di un… vicolo cieco vista la cronica reticenza degli autoctoni all’utilizzo di ombrelli o mezzi pubblici per gli spostamenti (aldilà di ogni valutazione personale su queste ulteriori questioni). Ma c’è anche chi facendo appello ai rudimenti di ‘geomorfologia’ ricorda la collocazione territoriale della cittadina. Come tutti avranno presente dalle scuole di primo grado: Avellino è una valle circondata dai monti. Ed ecco materializzarsi la teoria: “Quando piove la conca inevitabilmente si allaga ed il terreno si trasforma in paludoso altrettanto inevitabilmente”. Potrebbe esserci quindi una naturale spiegazione al dilemma: se il tempo è inclemente la fanghiglia invade la città. E’ plausibile? Beh, bisognerebbe verificare se in altri contesti con le stesse caratteristiche succede lo stesso. Altrimenti, se così non fosse, il mistero rimarrebbe ancora. Chissà se il Comune, con le opere pubbliche avviate, non abbia pensato anche a questo. In fondo le vie sotterranee, vedi tunnel, dovrebbero essere meno esposte al problema e ancora di più, la pedonalizzazione lo rimuoverebbe senza dubbio all’origine. Che la soluzione al dilemma sia nel trasformare la città in un’immensa Zona a Traffico Limitato? Resta il fatto che in attesa di sciogliere le riserve anche noi, come il comico Gioele Dix, siamo “terribilmente incazzati”.
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