AVELLINO- Il 24 marzo 2026 per quelli innamorati dei conti alla rovescia verso il Capodanno, sara” la data in cui si registrerà quota 282 giorni alla fine dell’anno. Per i cattolici e qualche altro sara’ il giorno di festeggiamento per Santa Caterina di Svezia. Nel mondo si celebrerà la giornata mondiale contro la Tbc. A me preme immaginare, senza ascrivermi alcuna capacita’ profetica o augurale, quello che avverra’ in un Tribunale di provincia, diciamo il Tribunale di Avellino. Cosa succederà? Semplice. Succederà che il giudice che ha creato profondo turbamento per aver esposto un bigliettino davanti alla sua porta (non un manifesto o una bandiera, sia chiaro), divenuta la porta dello scandalo, finita sui social, alla merce’ della platea mediatica e anche all’incivilta’ che impera da parte di un altro giudice (sono sicuro senza intento denigratorio , forse confidando in una benevolenza e civiltà purtroppo carente sui social), sarà al suo posto e molto probabilmente si troverà di fronte tanti di quelli che hanno negli ultimi tre mesi hanno descritto la sua categoria come quella prona ai pm, forse anche chi ha pensato bene di scattare e diffondere le foto della sua porta, questa sorta di Polizia segreta del Si’ che si aggira per il Tribunale non solo per onorare i suoi impegni ma anche per scovare le prove della propaganda del No (visto che chi ha pubblicato non è ad Avellino e avra’ sicuramente ricevuto da terzi la foto). Ma ci sarà anche un altro giudice che, reo di aver partecipato come cittadino ad un incontro politico sul referendum, ha messo seriamente in dubbio la terzieta’ della magistratura. Condotta aggravata anche in vista delle amministrative, perche’ quel partito vi partecipera’ . Per sua fortuna (visto che il nome non è stato riportato nei documenti e nelle lettere varie e relativi post via social, ma sembra davvero il famoso segreto di Pulcinella) solo qualche giorno prima ne erano state elogiate le doti di equilibrio e di indipendenza nella valutazione di una delicata vicenda di cronaca da parte di un autorevole rappresentante dell’Avvocatura, in un processo per omicidio. Quel giorno molto probabilmente si troveranno di fronte avvocati e loro colleghi che per settimane si sono scontrati come se dovessero contendersi la sopravvivenza all’Apocalisse, come se il 24 marzo dopo il refererendum non ci sara’ piu’ nulla. Potrei fare altre decine di esempi dell’una e dell’altra parte. Si ritroveranno pure amici che non lo sono più e molto probabilmente anche chi scrive non attirerà la gioia di tutti. Se avessi anelato il consenso di tutti avrei percorso altre strade, magari un lavoro alla Mulino Bianco. Attenzione, la mia non è una questione di merito. Fondamentalmente però, quello che sommessamente mi preme di rappresentare ai lettori è un dato, quello che agli inizi di questa campagna referendaria vivevo come una suggestione, diventata piano piano un timore e un rischio concreto, alla luce del rapido involvere della tenzone tra gruppi referendari e’ diventata una certezza: il 24 marzo dovremo raccogliere i cocci, anzi le macerie, soprattutto quelle nei rapporti umani e nella serenità della cosiddetta giurisdizione, non quella di giudizio o di professionalita’, quella nel confronto rispetto al rapporto umano che rischia di essere irreversibilmente compromesso. Quanto costerà anche in termini di rispetto tra le persone questo Referendum? Ma soprattutto: vale tanto? Perche’ nessuno ha pensato di arginare l’incivilta’ dilagante, i commenti che dall’ una e dall’altra parte sfiorano e anzi troppo spesso travalicano la continenza, offrendo un confronto civile, sui contenuti. Tutti a parlare di necessità di discutere dei temi e poi, non devo certo riassumere io alla attenta osservazione dei nostri lettori la rissossita’ e i toni di una campagna elettorale come mai se ne erano viste, forse neppure nei paesini dove si vota per le amministrative. Per questo, pur non essendo certamente all’altezza della cultura e della preparazione dei contendenti in campo, siano essi avvocati o magistrati, ma da semplice spettatore di una partita dove al bel gioco (perché un confronto civile e anche di alto profilo sarebbe stato molto più gradevole) si stanno preferendo falli, scorrettezze, furbizie, mi viene da ricordare (perché consigli non sono in grado di darne) a tutti, che almeno in questi venti giorni che restano di campagna elettorale per il referendum, si rimetta al centro la continenza dei toni, anche nell’asprezza del confronto, si dia immagine di autorevolezza e non si cerchi di dimostrare con le insinuazioni e spesso i sospetti, bensì con i fatti e le ragioni, tecniche o politiche, la validità delle proprie tesi. Perche’ , una volta spenti i riflettori e sigillate le urne con quello che sarà il risultato, il 24 marzo bisognerà tornare tutti nello stesso luogo di lavoro, in quelle aule, in quei corridoi e in quell’impegno che vale più dell’esito Referendario. Continuando così però si rischia che molti ci torneranno tra le macerie di rapporti umani e in un’aria mefitica (anche perché sono certo che i due giudici in premessa, continueranno a svolgere il proprio dovere. con diligenza e senso della terzietà, come ripeto ha anche sottolineato in una recente arringa un esponente autorevole dell’Avvocatura e gli avvocati faranno diligentemente il loro compito, ma con quale clima?) . Ma in una scala di valori, almeno per chi scrive, viene innanzitutto la correttezza e il rapporto umano, quello gravemente e seriamente compromesso, spero non irreversibilmente, da questo clima di intolleranza e rissa . Lo scrivo perché sono convinto, anzi spero vivamente che questi siano effetti inconsapevoli e soprattutto non dolosi di una campagna che ha preso una piega decisamente incivile, proprio tra chi dovrebbe rappresentare la massima espressione della dialettica, del contraddittorio e del confronto civile e giuridico.
Redazione Irpinia
Testata giornalistica registrata al tribunale di Avellino con il n. 422 del 21.5.2014
- Redazione – Via Dell’Industria snc – Pietradefusi (AV)
- 082573384
- redazione@irpinianews.it

