In questi giorni nel partito di Antonio Di Pietro, l’Italia dei Valori, in molti palpano la tensione. Ma la vera fronda arriva a sorpresa dagli emigrati. Anche per questo alle elezioni politiche del 2008 i connazionali in giro per l’Europa avevano premiato l’ex pm con 41.589 voti, regalandogli un parlamentare, l’italosvizzero Antonio Razzi. Adesso nel movimento estero è in atto una rivolta contro il presunto cesarismo della dirigenza romana del partito. Nel 2007 i soci dell’Idv all’estero erano 273, di cui 155 in Svizzera (56,78 per cento) e 67 in Germania. Nel 2008 la debacle: hanno rinnovato la tessera solo in 60, tra i quali 48 in Svizzera e uno in Germania. La causa dell’improvviso disamore da parte degli emigrati tedeschi? Probabilmente un gesto di protesta contro l’elezione di Razzi, 60enne abruzzese, operaio tessile, che ha strappato il seggio parlamentare per soli 24 voti a Pasquale Vittorio, pizzaiolo avellinese emigrato a Stoccarda, che nei mesi scorsi ha fatto ricorso alla giunta parlamentare per le elezioni. Nel 2006 era già stato battuto, sempre da Razzi, per un centinaio di voti. Una guerra, quella tra tedeschi e svizzeri, che ha coinvolto la dirigenza italiana. Ma il derby fra aspiranti deputati non è la sola complicazione, come spiega Stevan Terzini, responsabile dl tesseramento all’estero: “Abbiamo l’impressione che Di Pietro si sia dimenticato di essere stato un emigrato, ci mette a disagio il suo totale disinteresse per le nostre esigenze”. L’ammutinamento si estende sul web. In questi giorni sul loro newsgroup i responsabili dei dipietristi stranieri, attraverso una fitta corrispondenza riservata, stanno mettendo a punto la lettera da inviare al capo, per ottenere un incontro a Roma o Milano, il 7 marzo.
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