Elezioni alle porte con fuochi pirotecnici già evidenziati per le nomine alle Comunità Montane e al Piano di Zona di Lioni. Lo spettacolo è davvero triste con il prevalere di una piccola oligarchia plasmata nella nostra vita quotidiana, che modella i nostri comportamenti sia quando ce li indica sia quando ci impone di contraddirli. Un conformismo travestito da riformismo e da progressismo che “bacchetta” l’altro quando viene sconfitto e lancia proclami quando riesce a vincere. Potere, solo potere per rafforzare le chiese che si costruiscono nell’incapacità d’essere veramente uomini liberi e raziocinanti. Viene in mente lo spettacolo, andato in scena in prima rappresentazione nazionale lo scorso 24 Ottobre 2008, che inaugurò la Stagione Teatrale 2008-2009 del Teatro Bellini di Napoli che quest’anno celebra il suo Ventennale con la direzione artistica del Maestro Tato Russo. Lo spettacolo da non perdere, “Il Paese degli Idioti”, di e con Tato Russo, è liberamente tratto da “Il villaggio di Stepancikovo” di Fëdor Dostoevskij, andrà in scena al Teatro Comunale di Caserta questa sera fino all’8 febbraio. Russo pone interessanti interrogativi sul tipo: “Cosa sono gli anchormen di oggi, gli opinionisti Tv, i falsi moralisti, i novelli professori del Verbo, talebani o non, che si insinuano nel cervello di ognuno e dirigono comportamenti, gusto, etica e che questi rivolgono in un senso o nel suo contrario? Cosa sono i Santoro? i Costanzo? e al pari loro i Frizzi e i Vespa? Tutti servi di una pseudo-cultura chiacchierata, tutti succubi del proprietario della parola in più, quella e quella sola, che pur fa la differenza, che ci impedisce il pensiero autentico, che ci impone l’esclusione di ogni approfondimento, che ci prevale, ci indica la strada ogni ora di ogni giorno? Saranno anche soltanto le scorribande dei nostri caroselli pubblicitari, c’è sempre un qualcuno che intende guidarci, o che subliminalmente ci traccia la strada, c’è sempre un obbligo e un parere dai quali non riusciamo a sottrarci e che ci fa schiavi.” Ed ancora, “Il Paese degli Idioti è un mondo che ci appartiene perché spesso è compresso e inibito, succube di un mediocre intellettuale saccente e arrogante, che però, come ispirato da Dio, sa usare toni da demiurgo dell’anima, in grado di dominare l’ignoranza e l’idiozia di un piccolo mondo di provincia. Il nodo centrale è quello di una parabola sul potere e sulle sue tecniche di comunicazione: l’arte di influenzare e affascinare gli sciocchi e gli sprovveduti per poter perpetuare il proprio dominio”. Nel paese dell’Irpinia invece gli anchorman sono di altro tipo: la maggior parte figli di una cultura democristiana, spesso approdati alla porta del Paradiso con l’arte dell’ascensore per evitare le fiamme del peccato quotidiano come l’ipocrisia, ormai strumento abitudinario per l’ascesa al potere. Nel mercato del voto e del consenso, l’Irpinia 2009 presenterà i propri “gioielli” al cospetto popolare. Mancano circa 150 giorni all’Evento e le comparse unitamente a qualche protagonista affilano le strategie. Qualche incaricuccio a Napoli, qualche primo cittadino da sistemare nel sociale, qualche belloccia da convenzionare e accordi sottobanco per chi sarà presidente di facciata e chi realmente presidente operativo. Centrodestra, centrosinistra e centro con qualche satellite alle estreme per non offendere nessuno. Nel paese degli idioti, quello della quotidianità con pochi spiccioli in tasca e con figli da sistemare, vince ancora una volta l’apparenza e la promessa. Il caso della Terminio Cervialto, la più bella del reame sul territorio nostrano per la cospicua dote che porta in termini di forestazione, formazione e marketing turistico, è la piccola storia delle scorribande della politica. Tutto e il contrario di tutto in nome del detto “Tengo famiglia” e delle pressioni ormai quotidiane su pezzi di territorio. Si riesce perfino a confondere il Pd con il Pdl passando al centro attraverso…una elle come sinonimo di “libbertà”. Nel paese delle mamme, babbi, figli spesso bamboccioni, amanti e soprattutto nipoti e amici strettissimi, è facile giustificare la candidatura di un sindaco da non confermare inventando nuovi coordinatori in ambiti locali e giustificando l’operazione con il tradizionale megafono di appoggio. Anche questa è povertà, ma l’importante è esserci perché poi galleggiando l’importante è vincere. Il cardinale Enea Silvio Piccolomini, appena divenne papa Pio II, nel ‘400, dichiarò: “Quand’ero solo Enea, nessun mi conoscea; ora che sono Pio, tutti mi chiaman zio”. Così va il mondo nel paese degli idioti. Grande Tato Russo.
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