Guardia di finanza, maxi confisca ad un imprenditore colluso con la ‘Ndrangheta

Guardia di finanza, maxi confisca ad un imprenditore colluso con la ‘Ndrangheta

22 Maggio 2020

Militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, sotto il coordinamento della Procura della
Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore
Capo Giovanni Bombardieri, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione
Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, presieduta dalla Dott.ssa Ornella
Pastore, con il quale è stata disposta, nei confronti dell’imprenditore P. A., detto Daniele,
cl. ‘70, l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca del
patrimonio a questi riconducibile.
In capo al soggetto, peraltro sottoposto alla misura di prevenzione personale della
Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, è stata riconosciuta la
pericolosità sociale, qualificata dalla contiguità alle cosche di ‘ndrangheta degli “Iamonte”
di Melito Porto Salvo (RC) e dei “Piromalli” di Gioia Tauro (RC) e dal ruolo di imprenditore
ad essa “colluso”.
Nel dettaglio, il provvedimento eseguito si fonda sulle risultanze delle attività investigative
poste in essere dalla Guardia di Finanza, dalle quali è emerso che l’imprenditore era, da
tempo, in affari con la ‘ndrangheta, avendo avviato e accresciuto le proprie attività grazie
alla contiguità funzionale e agli appoggi delle predette cosche, egemoni nelle rispettive
aree. Tale stretto rapporto, consolidato da anni, ha sostenuto l’ascesa
dell’imprenditore e, nel contempo, ha favorito gli interessi dei sodalizi mafiosi,
rafforzandone le capacità operative e di controllo del territorio.
Le investigazioni hanno preso spunto dalle risultanze dell’operazione di polizia “ADA”,
conclusasi con l’esecuzione, nel corso del 2013, di provvedimenti cautelari e personali nei
confronti di numerosi affiliati alla cosca Iamonte per il reato, tra gli altri, di associazione di
tipo mafioso.
L’attività condotta dalla Guardia di Finanza, corroborata dalle dichiarazioni di alcuni
collaboratori di giustizia, ha altresì consentito di appurare come il soggetto colpito dal
provvedimento non solo conoscesse da tempo i vertici della cosca “Piromalli” ma li
frequentasse e si rapportasse con loro; ciò attraverso un rapporto duraturo e
sinallagmatico tale da produrre mutua collaborazione e reciproci vantaggi, aventi ad
oggetto i comuni interessi da realizzarsi sia sul territorio calabrese che in diverse
parti del territorio nazionale (Emilia Romagna, Lazio e Lombardia).
In relazione agli esiti degli accertamenti effettuati, la Sezione Misure di Prevenzione del
Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale D.D.A., con due diversi
provvedimenti risalenti al 2018 ed al 2019 aveva disposto la misura cautelare del sequestro
sul patrimonio illecitamente accumulato dall’imprenditore.
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Al riguardo, le indagini a carattere economico/patrimoniale delegate dalla D.D.A. hanno
consentito di delineare il profilo di pericolosità sociale qualificata del proposto ed
accertare la sproporzione esistente tra il profilo reddituale e quello patrimoniale
dell’imprenditore e del suo nucleo familiare, che nella gestione dei propri affari si sono
avvalsi anche di prestanome.
In questa vicenda è stata determinante la ricostruzione dei flussi finanziari, agevolata
dal supporto informativo contenuto in alcune segnalazioni di operazioni sospette
pervenute al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria per fini di prevenzione
antiriciclaggio. Lo sviluppo analitico di tali preziose informazioni ha costituito, come
sovente accade in indagini analoghe, un imprescindibile strumento di supporto utile
ad orientare le investigazioni ed aggredire i patrimoni di provenienza illecita.
Alla luce di tali risultanze, su richiesta della stessa Direzione Distrettuale Antimafia, la
Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto, con l’odierno
provvedimento, la confisca di prevenzione del patrimonio riconducibile
all’imprenditore reggino, costituito dal compendio aziendale di diverse imprese, quote
societarie, immobili, autoveicoli e rapporti finanziari, stimato in circa 8 milioni di euro e
dislocato su tutto il territorio nazionale.
L’attività di servizio in rassegna si inserisce nel quadro delle azioni poste in essere dalla
Guardia di Finanza volte al contrasto dell’infiltrazione della criminalità organizzata di
tipo ‘ndranghetistico nell’economia legale, nonché all’aggressione ai patrimoni
illecitamente accumulati.