Giunta Pizza tra Manuale Cencelli e tensioni a Sinistra

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Il nodo giunta continua a tenere banco ad Avellino. A oltre due settimane dalla vittoria al primo turno di Nello Pizza, la composizione dell’esecutivo resta ancora tutta da definire e il confronto politico tra le forze del campo largo entra sempre più nel vivo.

L’occasione per fare il punto è arrivata a margine dell’iniziativa “Fragole e sangue: la strage di Amendolara”, promossa al Circolo della Stampa dal Movimento Irpino Antiviolenza, dalla Comunità Laudato Si’, dalla Fondazione Rachelina Ambrosini e da altre realtà della società civile. Tra i presenti anche la coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle, Maura Sarno, e il consigliere comunale eletto nella lista Avellino Città Pubblica, Francesco Iandolo.

Se il sindaco continua il lavoro di mediazione tra le diverse anime della coalizione, il Movimento 5 Stelle ha provato a sciogliere l’impasse affidandosi al più classico dei criteri della politica: il Manuale Cencelli. «Il nostro candidato più votato è stato Antonio Aquino e infatti abbiamo indicato il suo nome – ricostruisce Sarno –. Successivamente ci è stato chiesto anche un secondo nominativo femminile e abbiamo proposto Anna D’Aliasi, che pur non essendo stata eletta è la donna che ha ottenuto il maggior numero di preferenze».

Una scelta che tiene insieme il principio della rappresentanza e quello dell’equilibrio di genere. «Per noi non è un sacrificio, anzi è un onore. Ci battiamo da sempre per la rappresentanza delle donne e sarebbe motivo di soddisfazione vedere una donna ricoprire il ruolo di vicesindaco. Abbiamo fatto due nomi e riteniamo che entrambi siano validi e qualificati. La decisione finale spetta al sindaco».

Resta però il dubbio che una soluzione fondata sulle quote rosa possa finire per penalizzare proprio Aquino, il più votato tra i pentastellati. «In parte può sembrare così – ammette Sarno – ma fino a quando la composizione della giunta non sarà definita non possiamo sapere come andrà a finire. Potrebbe essere trovata una soluzione diversa che consenta di raggiungere un equilibrio. Il problema è che nelle altre liste le candidate donne hanno ottenuto troppi pochi voti. Se abbiamo deciso di applicare il metodo Cencelli è giusto premiare chi ha ricevuto più consenso dagli elettori».

Se per la quota pentastellata la strada sembra tracciata, è sul versante della sinistra che la partita appare più complessa. Il confronto riguarda Avellino Prende Parte e Sinistra Italiana. Da una parte c’è chi sostiene che l’eventuale assessorato debba essere individuato all’interno dei tre eletti della lista Avellino Città Pubblica; dall’altra si continua a ragionare sulla possibilità di indicare una figura esterna.

Ad ammettere il problema è proprio Francesco Iandolo, riferimento di Avellino Prende Parte: «Purtroppo il problema è evidente e avremmo tutti preferito evitarlo. La nostra posizione è pubblica e chiara. Il sindaco sta proseguendo con il criterio adottato anche per le altre liste e da parte nostra troverà la massima disponibilità, tanto che prima ancora di prendere in considerazione una mia eventuale nomina, abbiamo indicato i nominativi degli altri due eletti. Solo successivamente potrebbe arrivare il mio turno. Crediamo di aver mostrato la massima apertura possibile».

Anche sul tema della rappresentanza femminile la disponibilità non manca. «Abbiamo molte candidate che hanno ottenuto risultati significativi e che potremmo mettere a disposizione della scelta del sindaco. Ribadisco che la decisione finale spetta a lui».

Parole che arrivano dopo le critiche mosse anche da Franco Festa, secondo cui le tensioni interne a Città Pubblica starebbero offrendo un cattivo esempio. «Ci dispiace che vengano percepite così. Anche noi avremmo preferito evitare questa situazione. Tuttavia riteniamo umiliante che il confronto politico sulla città di Avellino venga spostato altrove, mentre contemporaneamente si accusano altri soggetti politici, come il Pd, di fare la stessa cosa. Noi giochiamo una partita aperta, pubblica, trasparente e lineare. Evidentemente altri ritengono che debbano prevalere logiche politiche differenti rispetto a quelle emerse dal voto degli elettori».