Giuditta: Sì al Pdl, senza nostalgie Udeur e scettico sul Centro

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Un momento di aperta riflessione. La politica ha stravolto il sistema. Chi pensa che non sia cambiato nulla non si è immedesimato nella nuova era partita all’indomani delle ultime elezioni. Il nuovo quadro politico ha ampiamente dimostrato come i cittadini abbiano bisogno di risposte. Lo sa bene Pasquale Giuditta, ex parlamentare dell’Udeur oggi nei ranghi di “Popolari per il Pdl”, consigliere provinciale ed oggi sindaco di Summonte che ha messo gli elettori alla base del suo impegno politico creando una corrente pronta ad accogliere la sfida lanciata dal territorio: quella della svolta. Bandita ogni forma di strategia obsoleta, al centro degli interessi tornano i cittadini e l’esigenza di rinnovamento a cui ambiscono.

Popolari del Pdl: come è nata la nuova aggregazione?
Le politiche hanno rappresentato un passaggio. Si è registrato uno stravolgimento. Questo porta a perdere il senso dell’orientamento e nella pubblica opinione dilaga l’incertezza. In quanto istituzioni dobbiamo prendere atto delle novità. Le conferme ai cittadini si forniscono con risposte concrete e non con vecchie logiche di potere e spartizioni oramai obsolete e superate. In questa logica abbiamo intrapreso il nostro cammino verso la creazione del soggetto politico. Non ci siamo spostati dalla nostra posizione e non abbiamo cambiato identità. Abbiamo solo creato continuità all’insegna del rinnovamento.

Il territorio come ha risposto alla nascita del nuovo soggetto politico?
Intorno a noi c’è fermento. Abbiamo ottenuto riscontro in tutta la regione. Prima ad Avellino, poi a Benevento dove tra qualche giorno organizzeremo un incontro per ufficializzare il nostro ingresso nel nuovo scenario politico. Centinaia di sindaci e amministratori hanno accolto la nostra proposta, aggregandosi intorno ad un progetto che fa perno su una comunione di idee e intenti e non su convergenze opportunistiche.

Secondo lei quale sarà il futuro dell’Udeur?
Per noi è una esperienza finita. Per altri non può che rappresentare la coda. Molti ritengono che l’esperienza del Campanile sia arrivata al capolinea. Visto che proveniamo dallo stesso background stiamo cercando di andare avanti nella continuità in modo corretto, senza provocazioni o effimere promesse di potere. Creiamo aggregazione su basi politiche. Altri invece si identificano con azioni non qualificanti. Attraverso forme di repressione e gesti poco consoni a chi dovrebbe rappresentare il popolo. Noi non ci vogliamo confondere. Siamo corretti e abbiamo dimostrato di essere riferimento sul territorio. Mi dispiace che qualcuno (Clemente Mastella, ndr) non si sia reso conto che la politica ha cambiato direzione. Le aggressioni che abbiamo subito dimostrano che per alcuni nulla è cambiato nel modo di agire. Si continua a restare arenati a vecchie e controproducenti logiche.

Sul ‘Centro’…
Non credo nel centro ma in un centro all’interno del progetto politico del Pdl e nell’espansione del Pdl al centro. Oramai il bipolarismo è affermato anche se il proporzionalismo è un sistema che mi soddisfa di più.
Un progetto del genere lo può intraprendere chi ci ha creduto dall’inizio. La politica è coerenza, è parlar chiaro con gli elettori. Il centro guarda con attenzione al Pdl. L’Udeur a questo punto dovrebbe fare una scelta ma non è nelle condizioni di farne. Non ha nè indirizzo né politica. Si allea con il Pd e poi vuole costruire il centro. L’ambiguità politica è il vecchio.

Sulla scelta di De Mita…
Oggi quando si parla di centro è visto come refugium peccatorum. Il centro invece vive di una propria identità. Ha un ruolo e va rispettato. Cosa che hanno fatto De Mita e Casini.
De Mita con la sua scelta ha corso dei rischi. Ma lo ha fatto con convinzione e coerenza a differenza di chi intende affermare una posizione frutto di valutazioni incoerenti, confusionarie e opportunistiche. I cittadini ne prendono atto e agiscono di conseguenza.
Inoltre vanno valutati anche i tempi e i modi delle scelte. Ed in questo caso c’è stato un evidente errore di valutazione.

È tempo di nuovi assetti: le elezioni sono alle porte e la Provincia è stata al centro di episodi ormai noti. Come vede il futuro di Palazzo Caracciolo?
Mi sono dimesso perché si era arrivati all’ingovernabilità. Non c’è coalizione, è chiara oramai la ventata di cambiamento. Occorre una proposta di rinnovamento che è già partita. Il Pdl è il futuro.

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