“Giovanni per me non è mai stato il fidanzato di mia figlia, l’ha presa anche a schiaffi”: in aula il racconto fiume della moglie di Gioia

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Una deposizione lunga, durata forse più di un’ora. Sofferta, interrotta una sola volta dalle lacrime. Liana Ferrajolo, la moglie del povero Aldo Gioia ammazzato il 23 aprile scorso da 14 coltellate, ha ripercorso in Corte d’Assise tutti i momenti salienti di quella sera, ma non solo. Ha raccontato dell’ultimo anno e mezzo di vita suo, di suo marito e della sua famiglia, quell’ultimo anno e mezzo “segnato” dalla presenza di Giovanni Limata, il fidanzato della sua figlia più piccola, Elena. Ora i due sono accusati di omicidio in concorso con l’aggravante della premeditazione.

Si toglie la mascherina, Liana, e le sua parole si sentono forti e chiare. “Ricordo perfettamente la sera del 23 aprile”, racconta. “Come era un po’ da nostra abitudine, avevamo ordinato una pizza a domicilio e l’abbiamo mangiata. Dopo cena, sono andata in camera da letto, mentre mio marito Aldo è rimasto in salone e in tv guardava un documentario. Emilia (la figlia più grande) era in camera sua per scrivere le tesi di laurea, Elene nella sua stanza a guardare una serie in tv. Ad un certo punto, ho sentito delle urla lancinanti giungere dal salone. Mi sono precipitata, in corridoio ho incontrato Emilia. Arrivata in salone, ho visto Aldo ferito e seduto a terra davanti al divano”.

Nel ricordare questa scena, Liana piange. Si ferma un attimo e poi riprende. “Ho subito chiesto a mio marito chi fosse stato. Lui mi ha risposto, io non ho mai fatto del male a nessuno. Poi mi ha detto di stare attenta, pensava che qualcuno si nascondesse dietro la tenda. E’ arrivata Elena nel salone, era pietrificata. Aveva con sé il telefonino, le ho detto di chiamare prima il 188 e poi la Questura. Lei lo ha fatto subito, le ho detto brava. Nel frattempo, mi sono resa conto che la porta di casa era spalancata e che Emilia, la quale cercava di tamponare le ferite di Aldo con degli asciugami, l’aveva chiusa. Ho quindi pensato che ci potesse essere qualcuno in casa, ho dato uno sguardo in giro. Poi è arrivata la polizia ed hanno cominciato a farmi una serie di domande. Forse, in quel momento, sono stata anche sgarbata con gli agenti”.

Dopo la polizia, arriva l’ambulanza del 118. Liana non perde tempo, ci entra anche lei per accompagnare Aldo in ospedale. “Era uno stazio, mio marito diceva che non aveva più le forze, che stava morendo. Io gli dicevo che invece ce l’avrebbe fatta, gli facevo forza”.

Al “Moscati” Liana assiste alle operazioni dei medici e degli infermieri dalla finestra aperta. Decide di chiamare il compianto Gennaro Bellizzi – “padrino di Aldo” – per farsi dire come stessero andando le cose. “Nel frattempo, un agente di polizia continuava a pormi domande, per capire chi fosse stato a ferire Aldo. Non ebbi nessun dubbio, diedi subito tutti i riferimenti di Giovanni Limata, anche il suo indirizzo, e gli dissi di cercarlo”.

Dopo questo momento, arriva la notizia più brutta della vita di Liana. A comunicargliela, l’amico Gennaro Bellizzi. “Fu lui a dirmi che Aldo non ce l’aveva fatta, che Aldo era morto. Sarei voluta andare dalle ragazze a casa, Emilia mi aveva già telefonato diverse volte per chiedermi del padre. Ma dovetti andare in Questura, qui c’erano anche loro, Emilia ed Elena. Ma a nessuna delle due dissi subito che il papà era morto. Ricordo che Elena era traumatizzata”.

Ma perché dire subito, senza esitazioni, di cercare Giovanni Limata? “Io e Aldo siamo sempre state persone pacifiche, non abbiamo mai avuto problemi con nessuno. L’unico elemento pericolso che si era insinuato nella nostra famiglia, era Giovanni. Non l’ho mai ritenuto il findanzato di mia figlia. Con il tempo ho scoperto chi fosse veramente. Elena me ne aveva parlato, e presentato, come l’amico dei social. Inizialmente non dissi nulla, poi dopo però ho capito. Per me era una persona molto pericolosa, come tale si è rivelata nel corso di un anno e mezzo”.

Liana conosce Giovanni nel luglio del 2019. “Fino all’inizio del 2020, per me è come se non esistesse. Poi una serie di eventi mi hanno confermato il dispiacere di averlo conosciuto. In pratica, nel giugno del 2020 scoprimmo che aveva dato uno schiaffo ad Elena. Quel giorno iniziammo a preoccuparci seriamente e a pensare che andava allontanato da mio figlio”.

Nell’estate di quell’anno, di ritorno a casa, Liana incontra Giovanni sotto la sua abitazione. Gli chiede cosa ci facesse lì e gli disse apertamente che non aveva piacere che frequentasse la figlia. “Mi disse che aveva accompagnato Elena e che avrebbe dormito nel garage del nostro palazzo, che lo faceva spesso. Gli ribadii che questa cosa non andava bene e lo accompagnammo a casa sua, a Cervinara. A settembre lo incontrammo di nuovo, con me c’era anche Aldo. Gli dissi che Elena doveva concludere gli studi e che non doveva più frequentarla. Si vedeva che era un tipo nervoso, stingeva i pugni di rabbia, si notava che era aggressivo. Mi proposi anche di aiutarlo, ma lui non voleva, lui voleva solo Elena, il suo era un rapporto morboso e malato con mia figlia”.

“Si sentivano ogni giorno, più volte al giorno. Anche quando Elena era in dad, si continuavano a scrivere, chiamare, videochiamare. Elena era peggiorata in tutto. Nel dicembre del 2020, Giovanni mi chiese se Elena poteva trascorrere il Capodanno con lui. Gli dissi di no e lui cominciò a farmi delle minacce in modo velato. Nei confronti di Elena non c’è mai stata nessuna prevaricazione né da parte mia e nemmeno da parte di Aldo. Non c’è stata mai nessuna aggressività di mio marito, non hai fatto del male alle nostre figlie. Elena ed Aldo andavano molto d’accordo prima che Giovanni entrasse nella sua vita”.

“Avevo deciso di denunciarlo, perché era ossessionato da Elena, ma Aldo diceva che dovevamo lavorare su Elena, ma a quel punto non era più nostra figlia, litigammo io e Aldo, alla fine decidemmo di temporeggiare, avevo intenzione anche di andare dai carabinieri di Cervinara, avevo preso informazioni, seppi che aveva precedenti, per me andava denunciato, ad aprile mi chiese di passare Pasqua insieme ad Elena, gli dissi di no ancora una volta. Limata via chat era sempre maleducato nei miei confronti, minaccioso, pericoloso, irriverente”.

“Dopo i fatti di aprile, mi ha scritto una lettera, nella quale mi chiedeva di incontrarci, di incontrare me, Elena. Mi scrisse che lui, se avesse voluto, avrebbe potuto ammazzare anche me ed Emilia. Quando ho saputo del progetto di morte di mia figlia, ho sofferto ma non le ho mai chiesto nulla. E’ stato normale perdonarla, perché sia io che Aldo abbiamo sempre amato Elena più della nostra vita”.