La Federazione Giovanile Comunisti Italiani sarà in piazza con la CGIL, domani 10 maggio alle ore 10 dinanzi al Palazzo del Governo, in occasione della giornata contro la precarietà, prevista su tutto il territorio nazionale. “Il Governo Monti – si legge nella nota – che avrebbe dovuto risollevare il Paese da 20 anni di politica logorata, il cui protagonista indiscusso è stato, in negativo, l’ex Premier Berlusconi, continua a seminare macerie. I ceti svantaggiati oggi risentono delle ultime scelte politiche del Berlusconismo, che ha creato forti diseguaglianze sociali, disparità di trattamento, precarietà e instabilità sociale. Le riforme (previste e varate) dal Governo Monti che si muovo su quella scia, non sono invece ancora entrate a pieno regime. Ciò la dice lunga su cosa ci aspetta a breve termine. Siamo ai minimi storici riguardo il PIL, non c’è crescita né investimento nei settori produttivi; le poche grandi aziende rimaste in Italia preferiscono produrre all’estero, in nome del libero mercato, (che si traduce in libertà di sfruttamento) della delocalizzazione e del lavoro a basso costo. E’ un sistema, quello capitalista, ormai fallito, che sta raschiando il fondo del barile. L’unico Paese in Europa che riesce a dribblare, almeno in parte, questa crisi, è la Germania. Ma la sua ricchezza apparente, è frutto della povertà degli altri Stati, Italia in primis. Non è vero che se va bene un Paese vanno bene tutti gli altri, al contrario: un Paese ricco, a sistema capitalista, ha bisogno di un Paese povero. Dove c’è povertà il capitalismo trova la sua casa naturale perché quello sarà il nuovo luogo di sfruttamento e produzione. Da Comunisti siamo convinti che deve tornare l’uomo al centro del concetto del lavoro, oggi messo da parte in nome della finanza, delle speculazioni e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Il capitalismo ha permesso a pochi di arricchirsi, creando, ad oggi, sul territorio nazionale, il 10% circa di disoccupazione; 1 giovane su 3 è senza posto di lavoro. Quel poco lavoro che c’è è precario, sottopagato e crea instabilità non solo economico ma anche sociale. In Italia sempre meno persone si sposano, lasciano l’ambiente familiare per creare una propria famiglia, permettendo alla società di rinnovarsi. Ciò che 20 anni di Berlusconismo ha creato è la precarietà della vita. A breve faremo i conti, invece, con le manovre di povertà avanzate dal Governo Monti ed imposte, a sua volta, dall’Europa dei poteri forti. Siamo contro questo modello, perché convinti che garantire lavoro e un salario ben retribuito è non solo necessario, ma possibile, tramite una redistribuzione del salario; togliendo i finanziamenti alla guerra, per investirli in salute, educazione, ricerca; fissando un tetto ai super stipendi di manager che hanno contribuito allo sfascio di numerose aziende; perché non riteniamo giusto che al mondo debbano esserci differenze sociali. Per uscire fuori da questa crisi non servono proclami inutili o l’individuazione del nemico comune da combattere. E’ un sistema ormai incagliato nei suoi stessi ingranaggi, che va sostituito con coraggio, seguendo la via socialista che certa sinistra deviata dimentica sempre nei momenti importanti che potrebbero segnare il cambiamento politico di questa nazione. Dando uno sguardo alle zone interne, quindi all’Irpinia, i dati di povertà rispecchiano, ed innalzano in alcuni casi, la media italiana. Altro dato scioccante sono le sei persone suicidatesi dall’inizio dell’anno nella sola Irpinia (una al giorno sul territorio nazionale), legata principalmente a difficoltà economiche, debiti, instabilità lavorativa. Sul fronte della sicurezza del lavoro ci sono stati numerosi incidenti, di cui due feriti gravi nell’ultima settimana. La politica, soprattutto quella locale che per decenni ha governato questo territorio con logiche di potere e clientelismo diffuso, deve invece mettere di nuovo al centro il benessere collettivo. Decenni di chiacchiere hanno dimostrato come certa politica sia incapace di amministrare il più piccolo dei Comuni, figuriamoci governare una intera provincia o regione! Domani saremo all’appello della CGIL. Non lo facciamo solo per i giovani studenti, i precari, i disoccupati, nella speranza che qualcuno riesca ad uscire fuori dallo stato di crisi in cui versano. Essendo i primi a risentire della crisi, saremo in piazza per rivendicare il nostro diritto ad essere padroni del nostro destino. Domani, ad Avellino, in sostegno della CGIL, ma anche il 12 a Roma in occasione della manifestazione nazionale contro il Governo Monti per ribadire le nostre idee di dissenso nei confronti di questa scellerata politica di diseguaglianze”.
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