Non si placano le polemiche dopo il Consiglio comunale ad alta tensione andato in scena ieri a Palazzo di Città. A riaccendere il confronto è il consigliere di opposizione Gianluca Festa, che torna a contestare quanto accaduto durante la seduta e attacca duramente il presidente del Consiglio comunale Nicola Giordano, definendolo un «dittatorello» per come ha gestito i lavori in Aula. Secondo l’ex sindaco, lo speaker Giordano avrebbe impedito alla minoranza di intervenire su un passaggio che, a suo dire, presentava evidenti profili di illegittimità. «C’è tanta amarezza per lo spettacolo a cui abbiamo dovuto assistere – afferma Festa –. Il presidente ha pensato di fare un po’ il dittatorello dell’Aula, mentre invece dovrebbe garantire equilibrio e imparzialità. Ho chiesto la parola per tre volte e per tre volte mi è stata negata, mentre è stata concessa a tutti gli altri. Volevo semplicemente evidenziare che si stava andando avanti con un atto illegittimo».
Il riferimento è alla contestata elezione del vicepresidente del Consiglio comunale. Per Festa, dopo la proclamazione di Nicola Poppa e la successiva rinuncia dello stesso, sarebbe stato necessario procedere con una nuova votazione e non con lo scorrimento che ha portato all’elezione di Gerardo Melillo, segretario cittadino di Forza Italia. «Non era complicato – sostiene –. Io chiedevo soltanto il rispetto delle regole. A un certo punto Giordano è uscito di senno e ha chiesto l’intervento della Polizia Municipale. È uno spettacolo che Avellino non merita. Mi auguro che sia stata soltanto l’emozione del primo giorno, perché se si immagina di mettere il bavaglio alla minoranza solo perché dice cose giuste, allora abbiamo davvero cominciato male».
Festa ricostruisce anche le scelte compiute dal suo gruppo durante la votazione. «Non c’è stato alcun confronto con l’altra opposizione, che ci aveva comunicato soltanto la mattina stessa che avrebbe votato Gerardo Melillo. Noi, invece, abbiamo deciso di indicare un rappresentante dell’altra opposizione che fosse però espressione del mondo civico e non dei partiti. Per questo abbiamo scelto Nicola Poppa, il consigliere più votato della lista più votata e anche quello con maggiore esperienza in Consiglio comunale. È stata una scelta di equilibrio e di buon senso, non un blitz». L’ex sindaco rivendica quindi il profilo civico della propria coalizione. «Siamo stati il gruppo civico più votato, ottenendo quasi sei punti percentuali in più rispetto al centrodestra ufficiale. Abbiamo voluto mantenere questa identità anche dai banchi dell’opposizione». Alla domanda sul perché il suo gruppo abbia votato Monica Spiezia al primo scrutinio e Poppa soltanto al secondo, Festa risponde senza mezzi termini. «Perché c’era aria di inciucio. Lo dico con sincerità. Volevamo verificare se ci fosse davvero un accordo tra la maggioranza e una parte dell’opposizione. Del resto, nella successiva votazione per la Commissione elettorale un consigliere dell’altra opposizione ha ottenuto sette voti e non sei, segno che un voto è arrivato dalla maggioranza. Quando abbiamo visto che, invece, sull’elezione del vicepresidente questo sostegno non c’era stato, abbiamo ritenuto opportuno convergere su Poppa, figura super partes pur appartenendo all’altra minoranza».
Festa respinge anche le accuse di ostruzionismo. «Non c’è stato alcun intento di bloccare i lavori. Ho chiesto democraticamente di intervenire per evitare che il primo atto del nuovo Consiglio comunale potesse risultare illegittimo. Immaginate quale sarebbe il danno se il Consiglio fosse costretto a revocare in autotutela la sua prima deliberazione. Sarebbe uno smacco per l’intera istituzione». L’ex sindaco annuncia infine ulteriori approfondimenti sulla vicenda. «Stiamo verificando tutto con gli uffici competenti. La giurisprudenza sul punto è molto chiara: quando un vicepresidente rinuncia all’incarico appena conferito è prevista una nuova votazione, non lo scorrimento. Noi volevamo soltanto chiedere chiarimenti, ma ci è stato impedito di parlare. Per questo continuo a ritenere che questi atteggiamenti da dittatorello non siano compatibili con il ruolo di presidente del Consiglio comunale. Mi auguro che si sia trattato soltanto del nervosismo della prima seduta. La maggioranza sappia però che non si governa mettendo il bavaglio alla minoranza. Gli errori, prima o poi, vengono sempre a galla».

