Giordano e Rotondi preferiscono la ‘sedia elettrica’ alla…poltrona

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Avellino – Rotondi e Giordano hanno preferito la ‘sedia elettrica’ piuttosto che occupare la poltrona. Hanno preferito la libertà di ‘espressione’ piuttosto che il silenzio. Hanno preferito dire basta rispetto ad un’esperienza che non poteva più essere utile alla città di Avellino guidata da un centrosinistra “sordo ed insensibile” al progetto di vero cambiamento, affogato nella “crisi paludosa e strisciante”, più propenso invece ai balletti sui nomi da inserire qua e là. Più incline alle passerelle (una di questa la conferenza programmatica) piuttosto che portatore di confronto volano del nuovo futuro. Stilettate che non dicono nulla rispetto al documento firmato in calce dai due assessori diessini il 26 aprile scorso. Note di inchiostro fatte di accusa e denuncia ma anche di moniti. Da quella data … le defezioni. “Hanno fatto seguito le dimissioni di Mancino, il disimpegno di Valeria Spagnuolo, la rimessa di mandato di Iermano”. Un susseguirsi di episodi che la dicono lunga rispetto alla condivisione di una gestione, sembra dire Rotondi nella sala gremita (presente Michele D’Ambrosio, Carillo, Ziccardi, Spagnuolo, De Socio, Montefusco ma anche Iermano, e Gengaro e De Fazio…). Stilettate che colpiscono il principale ‘reo’: il sindaco di Avellino Giuseppe Galasso “incapace di essere realmente la guida dei processi e la sintesi degli stessi”. “Abbandono – dichiara l’assessore all’Urbanistica – la mia esperienza amministrativa con la morte nel cuore”. “Io e Giordano apparteniamo a due anime diverse dei Ds. Abbiamo fatto un percorso insieme, non di opportunità”. Una sottolineatura per rispondere a chi – Enza Ambrosone – “dovrebbe occuparsi delle faccende del suo partito”. Solo una digressione per poi riprendere il filo del discorso nel quale non può mancare il riferimento all’impegno “cristallino” di due anni. “In due anni di mandato (ringrazia il suo team in particolare Fusco, Cesare, Baldanza, Porreca, Festa, ndr) abbiamo dato un segnale importante alla ricostruzione privata: a corso Vittorio Emanuele i lavori sono sotto gli occhi di tutti; lo stesso vale per le urbanizzazioni del Quartiere 9 da anni senza fogne, viabilità e illuminazione (a breve sarà espletata la gara); i piani di settore; il Puc per il quale si sono combattute battaglie forti e violente con l’obiettivo di traghettare Avellino dalla fase post terremoto. Dando alla città servizi quali il Parco urbano, campetto Santa Rita, Piazza Macello. Per un anno e mezzo ho sentito parlare di metodo Rotondi, un metodo partecipato ma all’indomani dell’approvazione del Puc tutto è andato nel dimenticatoio. Il mio partito non ha dato risalto al processo. Tutto si è concluso con il silenzio”. “Da oggi sarò alla finestra, guarderò ai processi e mi impegnerò ancora di più per la città”. Ma…“la partita non si chiude qua. Perché – continua il dimissionario Giordano – la politica non si chiude negli enti, si fa in mezzo alla gente”. “Crediamo nel centrosinistra non asfittico ma che parla alla gente. Ci sono voluti sei mesi per decidere i temi della conferenza programmatica”. Soli due anni invece per “la ridefinizione dei servizi, la riforma del piano di zona sociale, la consulta dei diversamente abili, il Cof, il Filo di Arianna, i due bandi per la giovani coppie, la cura della legge 431, la gestione del reddito di cittadinanza, la risoluzione dell’ex Omnia, il recupero di 100mila euro a favore delle persone che hanno difficoltà abitative. Obiettivi raggiunti grazie all’apporto dell’assessorato D’Amelio, alla competenza di Valeria Spagnuolo, delle associazioni e il tutto in una città poco propensa a mostrare il vero volto di fronte al quale un centrosinistra serio si pone il problema sociale come priorità”. E ancora il tunnel. “I Ds lo hanno sempre avversato, poi in una sera è cambiato tutto con un accordicchio”. Ad Adiglietti che dichiara di non essere stato avvertito rispetto alla assemblea pubblica, la risposta è servita: “quando è stato nominato all’Asi lui lo ha fatto?”. Un’accusa che passa in secondo ordine quando si tratta di dare libero sfogo all’ennesima freccia avvelenata: “Credo che due persone debbano dire le cose e vivere in un partito dove non bisogna dire a quale capo appartieni”. Insomma tanti buoni motivi per imbracciare il fucile della dignità e ricominciare. (t.lomb)

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