Gesualdo per due sere travolto dalla “Tempesta”

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Avellino – Una “Tempesta” metafisica, devastante e ricompositiva. Una bufera che si scatena su un’isola della mente scuotendo le onde più inquiete e recondite dell’umana psiche. Tato Russo porta sul palco del teatro ‘Gesualdo’ di Avellino (13 e 14 dicembre) una delle più celebri e complesse opere di William Shakespeare. La trama de “La tempesta” è solo il pretesto per dar voce ad un’ampia esigenza etica di espiazione, di perdono, di pacata rinunciataria armonia, espressa con i meccanismi più ingegnosi e arditi che la macchina-teatro consenta: la nave dei congiurati che hanno spodestato Prospero dal suo ducato di Milano, approda – dopo un tragico naufragio provocato dalle sue virtù magiche – alle rive deserte dell’isola su cui egli e la figlia Miranda hanno trovato scampo e su cui vivono inoltre Ariele, spirito dell’aria, e il selvaggio animalesco Calibano, coerente alla sua essenza di mostro, e perciò innocente. La purificazione dei colpevoli avverrà seguendo le strategie che le virtù magiche di Prospero hanno disegnato: egli riacquisterà il suo ducato, suo fratello Antonio e il re di Napoli, espiata la colpa verranno perdonati, e Miranda sposerà Ferdinando, figlio del re. La nave è pronta per salpare e riportare Prospero al suo ducato; ma consumata la vendetta, Prospero rinuncia spontaneamente ai suoi poteri sovrannaturali, spezza la bacchetta di mago e di “teatrante” e ritorna uomo, affidandosi alle onde dell’umana imperfezione, alle sue tenere e dubbiose fragilità, alla sua umile “religione dell’esistenza”.

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