“Voi certo si mi capirete… voi certo si mi scuserete… me ne vado in Canadà, fa un po’ freddo… ma che fa… la casetta ce l’ho già…. viva, viva il Canadà Terra della libertà, me ne vado in Canadà… ma non certo a lavorar… dal giorno che son nato, un uomo tranquillo sono stato… se ho da parte un capitale, che c’è di male… lasciatemi andare… voi che in Italia resterete, le maniche vi rimboccherete, il nostro Paese salverete e mi farete tornare qua… me ne vado in Canadà…”.
E’ uno stralcio del testo di ‘Me ne vado in Canada’, scritta trent’anni fa (o giu di lì) da Gerardo Carmine Gargiulo, cantautore, paroliere e compositore italiano originario di Solofra (autore della celeberrima ‘Una gita sul Po’, ndr). Il ritornello della canzone è diventato d’attualità più che mai. Lo canticchiano ironicamente davanti alla porta 2 dello stabilimento Fiat di Mirafiori a Torino gli operai aderenti allo Slai Cobas di Pomigliano, gli stessi che alla fine di ogni ritornello chiudono la ‘scenetta’ con una roboante ‘pernacchia’ – ovviamente – di defilippiana memoria. “Me ne vado in Canada” è diventata per l’occasione la colonna sonora della protesta dei Comitati di base di Mirafiori.
“Vogliamo ironizzare con Marchionne – spiegano i promotori dell’iniziativa – e siamo qui per portare la nostra esperienza fatta in occasione del referendum di Pomigliano dove i no furono il 40% grazie anche al nostro forte sostegno”. Intanto, sul ritornello in loop si alza il grido di un operaio: “munnezz…”.
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