Gambacorta: “Non giustifico l’aggressione di oggi, ma…”

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Ariano Irpino – “Non giustifico quanto accaduto, ma occorre tenere presente che Ariano Irpino per nove anni ha dato solidarietà alla provincia di Avellino e che dal 2001 la disponibilità è stata estesa a tutta la regione e che da un anno la popolazione è accerchiata nel tentativo di voler riaprire una discarica sottoposta a sequestro preventivo probatorio e sul quale grava un importante procedimento penale, che si compone di sedici capi di accusa, tutti riferiti a reati ambientali gravissimi, per i quali è stato disposto il rinvio a giudizio dei presunti responsabili”. Il primo cittadino Domenico Gambacorta avrebbe voluto confermare a Bertolaso che ragioni giuridiche, etiche, morali e sociali spingono l’amministrazione, il consiglio e la città tutta a ribadire il no alla riapertura della discarica. Il tentativo di ritornare ad Ariano Irpino rappresenterebbe una forzatura straordinaria, che porrebbe in conflitto i poteri dell’esecutivo, che hanno approvato la disposizione di legge riguardante la possibilità di requisire anche le discariche sottoposte a sequestro, come quella di Difesa Grande, con quelli giudiziari. La protesta sarebbe nata, dunque, da una serie di elementi di giudizio portati ad esasperazione in questi anni di promesse puntualmente non mantenute. “Già a giugno 2006 – precisa Gambacorta – si era ricominciato a parlare di Difesa Grande: Allora scrissi al prefetto Corrado Catenacci una missiva: “Ella ha emesso l’ordinanza n. 122 del 7 giugno 2004, con la quale disponeva la cessazione di ogni ulteriore smaltimento nella discarica di Difesa Grande, quindi occorre smentire con decisione i quotidiani regionali e locali che continuano a indicare Difesa Grande quale soluzione estrema dell’emergenza. Ella sa che non si può fare. La fiducia della parola data, specie se quella di un Alto Servitore dello Stato, da queste parti ha ancora valore”. Catenacci ci comunicò – continua il primo cittadino – che era intenzionato a riaprire la discarica, perché piccoli uomini lo avevano convinto che non c’era alternativa. Relazioni tecniche discutibili di consulenti ben indirizzati, arrivate prima nelle redazioni di certi giornali che negli uffici del Comune, avevano provato a farci credere che inquinamento non ve ne fosse e che di incanto erano emerse ulteriori volumetrie. Per la verità, quando cominciarono ad investigare sulla tenuta idraulica del telo posto al di sotto dei rifiuti abbancati dovettero chiedere un secondo rilievo questa volta non alla società toscana incaricata in prima battuta, ma ad una piccola società con sede a Pozzuoli. Evidentemente la prima indagine non era sufficientemente chiara”. Gambacorta ricorda gli impegni assunti da ministri, commissari, presidenti di Regione e di Province, parla di accordi sottoscritti e poi beffardamente rimangiati. Il sindaco alza il tiro e dichiara che il soggetto gestore della discarica ha fatturato per il 2002 14 milioni di euro per i nove mesi di apertura; per il 2003 4 milioni di euro in soli due mesi e mezzo; per il 2004 circa sei milioni di euro per i due mesi di apertura, per un totale di quasi 24 milioni di euro in tredici mesi di attività. “Forse è per questo che il soggetto gestore impugnò al Tar l’ordinanza Catenacci? Ma sarebbe utile anche che qualcuno spieghi perché innanzi al Tar Napoli il Commissario di governo non si difese nemmeno con uno straccio di memoria”. Il primo cittadino ripercorre tutte le fasi essenziali registrate in questi mesi, attraverso le quali ha sempre confermato la ferma contrarietà verso l’ipotesi di riapertura della discarica. “Dieci anni e un milione e duecentomila tonnellate di rifiuti formano una collina che ha cambiato il paesaggio e la nostra Storia – conclude Gambacorta – e non crediamo che, battuto palmo a palmo il territorio regionale non esista altro sito che Difesa Grande o Savignano Irpino”.

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