Gallicchio a Foti: “Avellino e l’integrazione coi comuni limitrofi”

19 Agosto 2013

Bisaccia – “Uno sguardo oltre Piazza del Popolo per ricostruire un legame sempre più forte tra la città di Avellino e i paesi della provincia. Di fronte al profondo processo storico in atto, con mutamenti da governare e non da subire, istituzioni e politica sono chiamate ad un compito arduo, difficile ma non impossibile che è quello di aprire ad una nuova speranza, citando Gramsci, usando una intelligenza premonitrice”. Queste le parole di Pasquale Gallicchio, consigliere comunale di Bisaccia e dirigente provinciale del Partito democratico, che sottopone al sindaco di Avellino Paolo Foti e a tutto il Consiglio comunale alcune considerazioni che tendono a sollecitare ad un ruolo nuovo la città capoluogo tramite una più forte integrazione con i paesi della provincia di Avellino. Una base di ragionamento, ed alcuni spunti interessanti che invitano a creare occasioni di confronto per ridisegnare una nuova Irpinia.

“Non ci chiudiamo nei nostri campanilismi. Occorre usare lenti in grado di leggere l’intero territorio – prosegue il consigliere bisaccese – proprio per meglio collocarsi in una logica europea e mediterranea con la quale siamo obbligati a rapportarci. Questo richiama ad un ruolo guida della città capoluogo che deve percorrere, soprattutto per alcune scelte strategiche, la via del confronto per giungere a progetti condivisi in grado di unire in un unico abbraccio tutta l’Irpinia, ricollocandola a pieno titolo nel mosaico della rinascita del Mezzogiorno e di una posizione fortificata nella politica regionale. Per questo bisogna essere coraggiosi riformatori, proprio per evitare un arretramento di prospettiva e restare nella storia di questa provincia.

Un compito che spetta oltre alle istituzioni anche alla politica, perché la politica è storia collettiva e non storia di individui. Su questo vorrei invitare a riflettere i partiti e i movimenti politici, troppo spesso impegnati più in duelli rusticani che a rifiutare lo stato delle cose presenti e accendere una speranza a trovare risposte serie e coraggiose.

Per questa ragione immagino un Avellino vetrina della provincia. Tento di farlo con quell’etica della responsabilità che tanto dovrebbe spingere ad amministrare meglio e amare sempre di più questa nostra terra, tenendo presente le conseguenze di ciò che si farà, gli effetti delle proprie azioni. Questo, sì, è un atto di rispetto nei confronti dei cittadini irpini. Proprio, una ricongiunzione tra una Avellino che ha smarrito la sua dimensione e una provincia cresciuta, progredita a volte poco riconosciuta dalla città capoluogo, può aiutare a dare identità, dignità e maggiore spinta alle nostre zone spesso tagliate fuori da importanti processi che stanno ridisegnando modelli di vita e di sviluppo. Investire in energie umane e intellettuali per la costruzione di un nuovo modello Irpinia.
Perciò, sbaglia chi continua a considerare la malattia e non si preoccupa della causa. Questo avviene perché nelle istituzioni spesso si è condizionati e impauriti dalle necessità di un riscontro elettorale a breve termine, anche quando si è soltanto all’inizio di un mandato. Tutto ciò condiziona fortemente un serio percorso, e l’unica cosa che permette è la realizzazione di piccoli perimetri spesso fatti di singole clientele e lontane dalla tutela dell’interesse generale. Lavoriamo, quindi, ad una Avellino che non ignori i processi provinciali ma li valorizzi. Un Avellino non in concorrenza con la sua provincia ma integrata. Penso a tutti quei comuni irpini che sono al centro di processi di eccellenza. Qualche esempio: la produzione di energia da fonti rinnovabili, il polo della concia, l’agroalimentare di qualità, la cultura e il turismo come motori sociali ed economici. Insomma, Avellino deve respirare e trasudare di questi processi elevandosi ad eccellenza riconoscibile tra le città d’Italia.

Lavorare a questo significa accorgersi da Piazza del Popolo di quanto accade da Monteverde a Baiano, da Montella a Greci e avviare strumenti e appuntamenti per capire come intervenire ad esempio sul diritto alla salute, su un innovativo sistema dei trasporti, un moderno processo industriale, migliori politiche culturali e proposte turistiche per restare soltanto ad alcuni argomenti. Basta fabbriche di fango e ghigliottine che non convengono a nessuno se non a chi ne fa un mestiere, e questo naturalmente non interessa alla generalità degli irpini. La sfida per l’Irpinia – conclude Gallicchio – e per una nuova classe dirigente, sono certo, parte anche da questa proposta”.


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