FOTO / San Ciro gremita, l’Irpinia dice addio a Bellizzi. “Un esempio per tutti”. Le lacrime di Ghemon

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Alfredo Picariello – L’ultimo saluto nella “sua” San Ciro, nella chiesa che lui tanto amava e che lo ha visto crescere non solo dal punto di vista spirituale. Un legame antico, nato agli inizi degli anni ’80, grazie alla profonda stima che nutriva nei confronti di Don Michele Grella, parroco storico dell’edificio di culto di viale Italia. Qui, oggi pomeriggio, Avellino, la provincia, ma non solo, hanno voluto dire addio ad un uomo e ad un medico che davvero in tantissimi hanno amato e stimato.

Un addio sofferto, ma composto, interrotto solo a tratti dalle lacrime dei familiari, dei figli, soprattutto quando hanno accompagnato il feretro all’uscita. C’era e c’è ancora incredulità in Irpinia per la morte di Gennaro Bellizzi, strappato alla vita terrena indubbiamente troppo presto, così come accadde 17 anni fa al fratello Mimmo. Il noto e stimato cardiologo aveva 63 anni: si è sentito male ieri mattina, all’alba, all’incirca alle 6, nella sua abitazione di via Campane ad Avellino. Un malore improvviso, un attacco cardiaco, che lo ha stroncato.

Stimato e voluto bene. Da tutti. Non sono semplici parole, le scene di oggi pomeriggio dentro e fuori la chiesa di San Ciro ne sono una testimonianza palpabile. L’edificio, anche a causa delle normative covid, non è riuscito a contenere tutti coloro che hanno voluto dire addio a Bellizzi. E poi, c’erano anziani, le persone che lo hanno visto crescere. Come Ciro Melillo, ad esempio, presidente dei bei tempi della Scandone. Accompagnato da Matteo Totaro, anche lui campione dei tempi d’oro del basket. Bellizzi era un grande appassionato di pallacanestro. Medico e dirigente della Scandone negli anni ’80, quando il fratello Mimmo indossava la canotta biancoverde.

C’erano gli amici di sempre, da Generoso Picone ad Antonio Gengaro, passando per Amalio Santoro, Ugo Santinelli, il dottore Pino Rosato. Ma anche tanti, tantissimi giovani. Venuti per i figli, ovviamente (ne lascia ben 6, ovvero Pina Cristina, Alessia, Antonio, Chiara, Loredana e Matteo), ma anche per lui.

Perché Gennaro Bellizzi era un riferimento per tutti ed in tutti i campi. “Un esempio”, come ha detto Don Carmine Santoro nella sua omelia. “Una persona che stava vicino alla gente, soprattutto alle persone che più avevano bisogno, sapeva stare al suo posto, in mezzo agli umili, sempre dalla parte degli ultimi”, dice di lui il dottore Carlo Iannace. Che prosegue: “Rmarrà nel ricordo di tutti gli irpini e non solo, ho visto anche persone di Benevento che sono venute a tributargli l’ultimo saluto e che hanno un ricordo molto positivo, perché non si tirava mai indietro e dava moltissimo a tutti”.

Molto commoventi anche le lacrime del cantante Ghemon, un parente di Gennaro Bellizzi. L’ artista irpino non ha voluto lasciare nessuna dichiarazione ma era palpabile e ben visibile la sua grande emozione.