FOTO E VIDEO / “I nostri parenti stanno vivendo un incubo in Ucraina: non lasciateli morire”

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Freddo e vento non fermano la solidarietà dell’Irpinia. Anche perché, in questa serata di marzo così gelida, quella sporca guerra che qualcuno ha voluto si combattesse, te la senti tutta appiccicata addosso. L’Ucraina non è poi così lontana dalla provincia di Avellino. Te ne rendi conto parlando con quegli ucraini che vivono nel capoluogo irpino già da un po’ di tempo. Vedendo le lacrime scendere dai loro occhi, sentendo forte la loro preoccupazione. Ognuna di queste persone ha ancora uno o più familiari in quella terra che oggi non appare così distante. Hanno paura, ma sono sempre più determinati ad aiutare chi sta combattendo contro la follia di Putin, contro il freddo, la fame.

“Stiamo ricevendo aiuti da tutte le parti – spiega Elena, volontaria presso l’associazione Ucraini irpini – . Al giorno possiamo ricevere fino a cinque minibus che portano di tutto. Per questo motivo, ci è stato messo a disposizione un locale molto grande, un ex asilo, proprio vicino a piazza Libertà. Noi poi facciamo dei pacchi che spediamo direttamente in Ucraina”.

“Personalmente mai mi sarei aspettata una così grande mobilitazione da parte dell’Irpinia. Tutti vogliono fare qualcosa per noi, ci scrivono o telefonano in tantissimi. Questo è davvero importante per noi, riceviamo aiuti materiali ma anche morali che ci fanno rendere conto che non siamo soli”.

La forte solidarietà del popolo irpino in qualche modo lenisce la grande paura di Elena. “Mia sorella è rimasta in Ucraina (a Čerkasy, a circa 200 km a sud-est della capitale Kiev) fa la poliziotta, sono molto preoccupata. Lei è in prima linea, fa parte della Difesa, ed è in campo per difendere la nazione. Ci sentiamo spesso ma tante cose non me le può spiegare. Poi ho anche altri parenti e vivono tutti un vero e proprio incubo: vivono praticamente nascosti nei rifugi, nei bunker, per la paura delle bombe”.

“La situazione è davvero difficile – prosegue Elena – perché bombardano molto spesso e purtroppo muoiono anche tanti bambini, anche di 4 e di 6 anni. E’ una situazione molto critica, i canali umanitari non vengono difesi a sufficienza: è tremendo”.

Ad Elena ritornano in mente le parole della sorella di pochi giorni fa. E piange. “Mi ha detto: non so se ci vedremo mai più. Ho tanta paura per lei. Ma dobbiamo resistere”.