VIDEO e FOTO/ Irpinianews al World Business Forum 2017: “Ripartiamo dalla humanification”

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Organizzato annualmente tra America, Oceania ed Europa, il world business forum è un evento di due giornate che riunisce migliaia di professionisti ed appassionati del business. Anche quest’anno, nelle giornate 7/8 novembre 2017, Milano ha avuto il piacere di ospitare quest’evento affrontando un grande tema: quello della HUMANIFICATION. Argomento scelto per valorizzare il talento, nutrire la creatività ed umanizzare la tecnologia perché “nell’era dell’evoluzione soltanto noi persone possiamo portare avanti l’innovazione”.

Ospiti di questa edizione personaggi di spicco che hanno portato sul palco le proprie teorie e le proprie esperienze, ispirando tutti coloro che hanno avuto la possibilità di ascoltare le loro parole. Un’atmosfera internazionale, coinvolgente, stimolante, che guarda al futuro verso una quarta rivoluzione industriale, puntando a capire come la tecnologia stia cambiando le relazioni tra le persone ma soprattutto come la tecnologia può potenziarle.

Anche Irpinianews ha partecipato alla kermesse, eccovi il resoconto della due giorni:

Il primo a parlare è Nicholas Negroponte, che si focalizza sul futuro, in particolare su come prosperare nella nuova civiltà digitale. Bisogna predire il futuro, mischiare pensieri affinché si raggiungano novità, sperimentare cose che ora non fanno parte del mercato ma che successivamente lo saranno. La chiave per il cambiamento, dunque, è l’invenzione. Un esempio: la biotecnologia come nuovo digitale. Ma per inventare c’è bisogno di educare, in particolare educare la più grande risorsa che abbiamo: i bambini. Altro punto fondamentale per le tecnologie del futuro è la possibilità di offrire connettività tra le persone (“connectivity as a human right”).

Si parla inoltre di innovazione con Chris Anderson, autorità sulle tendenze del business mondiale. Per innovare bisogna seguire delle semplici regole: semplicità, diversificazione, essere aperti a tutto, esplorare confini senza regole e accantonare il rischio. Queste sono tutte dimensioni da cui le aziende possono trarre beneficio. Dunque le parole chiavi sono: democratizzare, dilettarsi, essere una open source e DIY=do it yourself.

Il forum continua focalizzandosi su tre ospiti italiani, CEO nelle loro rispettive aziende. Si tratta di Donato Iacovone, Fabrizio Di Amato e Nerio Alessandri che focalizzano l’attenzione sulla sfida della trasformazione culturale e sulle strategie da applicare per sfruttare a pieno le potenzialità di ogni persona.

• Nerio Alessandri (Technogym) inizia il suo business partendo dalla propria passione per l’attività fisica. Proprio con la passione, con la volontà di condividere un sogno e la voglia di lasciare un segno, fonda la sua azienda, grazie al prezioso sostegno dei suoi collaboratori che ogni giorno coinvolge nel suo progetto in modo tale da creare una vera e propria cultura aziendale. Bisogna sempre migliorarsi e avere capacità di innovazione “se funziona è obsoleto” dice.

• Fabrizio Di Amato parla di people strategy ovvero stimolare le persone al cambiamento. Se l’azienda va bene, questo potrebbe essere uno stimolo per i dipendenti a continuare a fare bene.

• Donato Iacovone, managing partner di EY Italia, è una personalità di spicco formatosi tra Chicago e Boston (presso Harvard). Focalizza l’attenzione sul business di persone, su persone in grado di sviluppare competenze e in grado di unire conoscenze già radicate di tecnologia al business e conseguentemente generare cash flow.

Si prosegue con Abigail Posner, leader di pensiero in materia di cultura digitale e creatività. Con grande carisma affronta il tema: come la tecnologia ci può rendere più creativi ma anche come possiamo rendere umano lo spazio digitale. I telefoni ad esempio servono per connettere le persone con ciò che le circonda. I social media, invece, servono ad ispirarci nel senso che possiamo imparare dagli altri (formare noi stesso attraverso gli altri). Con i social media tutti sono più aperti, più diretti e grazie agli sviluppi degli ultimi anni possono anche trasmettere le proprie emozioni attraverso un nuovo linguaggio: quello delle emoticon. La creatività quindi serve a sfidare gli altri e se stessi, a sprigionare energia e ricordare tramite uno scambio di questa energia che, nonostante la digitalizzazione, noi siamo ancora connessi come uomini.

A concludere la prima giornata di forum è Randi Zuckerberg, sorella del fondatore di Facebook, per cui ha lavorato dal 2005 al 2011. Il tema da lei affrontato è la digital transformation, come mettere la tecnologia digitale al servizio delle persone. Apre il suo discorso proprio da facebook, spiegando perché facebook è stato diverso da altri social media già fondati prima. Innanzitutto Fb ha portato qualcosa di raro, mai usato prima come il fatto di dover essere costretti a mettere il proprio vero nome e non solo un semplice nickname. Questo ha rinforzato il concetto di identità e di essere, concetto che prima di allora non era molto diffuso. In particolare nell’azienda, tutti i dipendenti avevano (ed hanno) un ruolo fondamentale ed è per questo che ogni anno si svolgeva una competizione chiamata Hackaton che consiste nel dividere i vari dipendenti in gruppi e far elaborare loro un progetto in 12 ore: è cosi che, spiega Randi, sono nate molte funzionalità del social network.

Randi Zuckerberg si distacca poi dal fratello e da facebook mettendo in piedi una propria società (una boutique di marketing e media production) non dimenticando, però, quello che aveva imparato precedentemente e cioè dare importanza ad ogni singolo impiegato, anche ai nuovi arrivati, perché spesso è da loro che nascono le migliori idee. Conclude dicendo che la tecnologia è ormai parte delle nostre vita; tuttavia ci sono sempre due lati della tecnologia, uno positivo ed uno negativo, ma bisogna sempre ricordare di essere umani, che dietro a tutto c’è sempre l’uomo.

La seconda giornata dell’evento WOBI si apre con Chris Mcchesney, leader nel campo dell’execution e uno dei principali sviluppatori delle “4 discipline dell’Execution”. Per lui due sono le strategie che un leader deve seguire: innanzitutto espandere lo staff, cambiare politica e programmi attuati fino ad ora, acquisizioni strategiche e cosi via; insomma tutto ciò che può espandere e che è possibile realizzare grazie alla propria disponibilità economica e notorietà. Secondo principio da seguire è un cambiamento nel comportamento; quando qualcosa non funziona la maggior parte delle volte non è a causa della persona ma a causa del sistema ed è qui che il leader deve mostrare attenzione, preoccupazione e fare in modo di ottenere il meglio da tutti supportando ogni singolo dipendente con un servizio di alta qualità (che poi automaticamente va a corrispondere ad un servizio di qualità offerto ai consumatori). Il segreto dell’esecuzione è perseguire un obiettivo nel bel mezzo di centinaia di dipendenti. 4 sono le discipline che delineano una buona execution:

1) focalizzarsi su ciò che è più importante: se cerchiamo di raggiungere più obiettivi contemporaneamente, otterremo solo l’effetto contrario ovvero meno obiettivi raggiunti alla perfezione.

2) Agire sulle idee principali, in grado di vincere e trionfare.

3) I leader devono rifiutare proposte quando sono consapevoli della loro non efficacia ma non devono sentirsi dei dittatori superiori agli altri

4) Ogni idea importante deve essere eseguibile, semplice e avere una scadenza entro la quale poter vedere i risultati scaturiti da essa. Incentivare quindi a regolari meeting in cui discutere dei risultati ottenuti precedentemente e dei risultati da ottenere per il futuro.

Dalla grande ispirazione trasmessa da Mcchesney si passa poi al discorso coinvolgente di Rachel Botsman, esperta nell’economia collaborativa. In particolare analizza come il potere della collaborazione e la fiducia, guidati dalla tecnologia, cambieranno il nostro modo di vivere, lavorare e consumare. La fiducia, dice, è altamente contestuale; tuttavia alcuni tratti specifici della fiducia, sono competenza, affidabilità, integrità e benevolenza: competenza ed affidabilità per quanto riguarda come si agisce mentre integrità e benevolenza per quanto concerne il motivo per cui si agisce. La fiducia nell’ambiente dell’azienda deve essere ben distribuita; bisogna fidarsi delle persone, non delle istituzioni.

In particolare Botsman parla di una pila della fiducia in cui:

– bisogna fidarsi di un’idea, consapevoli che ne potrebbe valere la pena

– bisogna fidarsi del sistema e della compagnia

– bisogna fidarsi dell’altro Dunque conclude dicendo che si deve amplificare l’umanità.

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È poi la volta di un uomo professionale, uno dei più illustri nel campo della strategia, ricevente il più alto riconoscimento accademico dell’università di Harvard. Si tratta di Michael Porter, autore delle famose “5 forze di Porter”. Parla di una nuova strategia per raggiungere un vantaggio competitivo, ovvero seguire quattro semplici mosse cioè monitorare, controllare, migliorare ed automatizzare. Tra gli umani e la tecnologia c’è un rapporto di riscontro: gli uomini devono essere in grado di tenere tutto sotto controllo ed assicurarsi che tutto sia al posto giusto. C’è bisogno di nuovi principi per lo sviluppo dei prodotti, un nuovo modello organizzativo perché non solo i prodotti, ma anche il nostro modo di fare business deve subire un cambiamento. Questa possibilità di cambiamento, di flessibilità rappresenta una grande caratteristica delle persone umane: gli uomini possono adattarsi e migliorarsi diversamente dai prodotti tecnologici che invece sono programmati per un singolo scopo. Si devono preservare i cinque sensi umani: olfatto, tatto, gusto, udito e vista. In particolare quest’ultima perché è attraverso la vista che riusciamo ad assorbire la maggior parte delle informazioni e delle nostre conoscenze. Un tentativo di bilancio tra uomo e robot è attraverso la realtà aumentata.

La compostezza e la teoria di Porter sono seguite dalla praticità del professore Jonah Berger, professionista nel campo del marketing. In modo preciso, chiaro affronta il tema della” influenza invisibile” e le forze che impattano sul comportamento del consumatore. “Il 99.9% delle nostre decisioni sono modellate sulle decisioni degli altri” afferma. Le aziende attuano il cosiddetto product placement attraverso le pubblicità per indurre i consumatori a comprare i loro prodotti. È importante focalizzarsi non tanto sul prodotto, ma sul consumatore. Essere influenzati dalle persone è molto semplice: attraverso l’imitazione, ad esempio, gli umani usano gli altri per capire cosa devono fare, come dei camaleonti. Tuttavia si può essere influenzati anche se invece di imitare ci si vuole differenziare: vedendo gli altri, capiamo cosa non vogliamo essere/fare.

Dal fattore influenza passiamo al fattore leadership, grazie alle parole del professore George Kohlrieser, che con la sua lunga esperienza ha cercato di introdurre i partecipanti al forum nella mentalità della leadership. Prima di ogni cosa, leadership è sinonimo di umanità, sacrificio e fatica. Per essere un buon leader si devono riconoscere le proprie passioni e le proprie emozioni; non essere ostaggi di qualcosa o di qualcuno. Per natura, l’uomo ha paura del cambiamento, dello sconosciuto; da vero leader, però, bisogna mostrare che cambiare può portare benefici. La chiave è dunque motivare le persone, creare fiducia e una mentalità positiva negli altri, assicurando la presenza di un porto sicuro che a mano a mano deve essere lasciato per andare dove non c’è un sentiero ma poi lasciare un segno.

La chiusura di questa due giorni emozionante è lasciata alle parole dell’astronauta Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio (per ben sei mesi e mezzo). Con la sua semplicità e timidezza porta sul palco del WOBI forum la sua storia e quella del suo team. Sin da bambina dice di mostrare interesse per l’astronomia e l’ingegneria ed infatti il suo percorso di studi si focalizzò proprio sulle materie scientifiche. Dopo aver viaggiato tra Francia, Germania e Russia torna poi in Italia per arruolarsi nella sezione aerospaziale dell’esercito italiano. Successivamente, completato con successo l’addestramento base degli astronauti, inizia a lavorare per la sua prima spedizione sull’ISS, dove ha condotto approfondite ricerche scientifiche nel campo delle scienze fisiche, della biologia e della fisiologia umana. Riscopre anche sé stessa durante questo viaggio riuscendo a superare alcuni limiti personali e ammirando spettacoli della natura, come vedere 16 albe e 16 tramonti dall’oblò del veicolo. Sottolinea poi l’importanza di impegnarsi duramente, imparare ad usare tutte le capacità a nostra disposizione e che possono aiutarci in qualche modo ed impegnarsi soprattutto nell’imparare a comunicare. Afferma che la comunicazione è stata parte fondamentale prima e durante il suo viaggio. Il team con cui ha affrontato la spedizione ha rappresentato un grande punto di forza. Fidarsi delle capacità degli altri, capire le necessità altrui, eliminare qualsiasi tipo di aspettativa comportamentale e considerare la followership tanto importante quanto la leadership sono i tratti fondamentali per costruire un team altamente performante. Conclude col dire che nonostante anni di allenamento, bisogna essere preparati all’inimmaginabile perché, essendo umani, nessuno è infallibile.

In generale, l’evento è stato ben organizzato e ben riuscito; soprattutto ha reso possibile racchiudere in pochi metri quadrati pensieri e personalità provenienti da tutti i Paesi, sottolineando l’importanza della coesione nel mondo. Inoltre, tutti gli speaker hanno mostrato interesse per il tema centrale del forum, chi con teorie e chi con esperienze personali.

Nella conferenza stampa con Samantha Cristoforetti, si è parlato dello sviluppo della tecnologia nella stazione spaziale in particolare dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale su cui si sta lavorando. Poi degli obiettivi da raggiungere, in particolare di una convergenza di intenzioni da parte dell’agenzia spaziale mondiale sul prossimo step, che non è conquistare Marte ma costruire un habitat simile alla stazione spaziale (più piccolo) da mandare intorno alla luna, confinata ad una famiglia di orbite. Infine sull’adattabilità al cambiamento è importante non essere lasciati soli ma essere supportati come è successo nel suo caso.