FOTO E VIDEO / “V-day”, i primi sono un medico e in infermiere: “Un atto di amore per noi stessi e per gli altri. E per chi non ce l’ha fatta”

27 Dicembre 2020

Alfredo Picariello – Il giorno della speranza e delle forti emozioni. Soprattutto per loro, i primi due vaccinati in Irpinia, i primi ad essersi inoculati all’ospedale Moscati di Avellino, alle 10 in punto, il farmaco Pfizer-Biontech contro il coronavirus. Nonostante si cominci ad intravedere, come tutti ripetono nel corso di questo “V-Day”, un barlume di luce, loro due non riescono a dimenticare i colleghi ed i tanti pazienti che non ce l’hanno fatta.

Sono i “prescelti” ma non scordano. Modestino Matarazzo, 45 anni, fa l’infermiere presso l’Unità operativa di anestesia e Rianimazione ed è referente infermieristico della terapia intensiva covid. “Oggi – dice – è soltanto l’inizio. E’ una giornata importante, qualcosa inizia finalmente a muoversi. Noi diamo soltanto l’esempio ma, naturalmente, l’auscipio è che si vaccini tutta la popolazione”. Modestino sta bene, non avverte nessun dolore.

“L’emozione è davvero tanta – sottolinea – anche perché mi ha vaccinato una collega di 20 anni di servizio. Ne abbiamo passate tante in ospedale, un po’ come tutti gli ospedali d’Italia. Ricordo i primi, terribili giorni, quando non c’erano i dispositivi di sicurezza. Giornate brutte, lunghe, difficili. Che si sono sempre alternate, per fortuna, anche a momenti belli, soprattutto quando i pazienti uscivano dalla terapia intensiva. La battaglia è ancora lunga ma credo che siamo sulla strada giusta”.

La battaglia è lunga. L’infermiere Matarazzo lo sa molto bene. “Non dobbiamo per niente abbassare la guardia perché siamo soltanto agli inizi. Quindi occorre usare sempre tutte le precauzioni, a cominciare dalle mascherine. Anche se usciremo dalla zona rossa, continuiamo a stare attenti. Tutti siamo molto provati, anche noi operatori sanitari. Abbiamo avuto molte perdite tra medici ed infermieri, quindi è stato logico, non appena ho fatto il vaccino, che il primo pensiero sia andato a loro”.

Gli occhi di Modestino infondono ottimismo. Nonostante la mascherine, il sorriso è evidente. Come quello di Mariangela Raimondo, dottoressa, l’altro operatore sanitario ad essersi vaccinata per primo. 40 anni, è dirigente medico dell’Unità operativa di Medicina interna specializzata in Reumatologia, assegnata al covid hospital.

“E’ un nuovo inizio per tutti, è stato un momento davvero toccante”, sostiene la Raimondo. “Il vaccino è l’unica opportunità terapeutica per riemergere, per rinascere. Bisogna affidarsi alla scienza, non dobbiamo avere nessuna remora. Siamo partiti noi operatori sanitari, ma tutta la popolazione dovrà vaccinarsi. E’ un atto di fede e di amore verso noi stessi e gli altri”.

Dopo Modestino Matarazzo e Mariangela Raimondo, il vaccino è stato somministrato ad altri 98 operatori sanitari dell’ospedale Moscati, tra quelli più esposti al rischio contagio. Le operazioni si sono tenute in locali ampi, individuati nei giorni scorsi, all’interno della struttura da tre equipe multidisciplinari coordinate dall’Unità operativa di Medicina preventiva.

Il richiamo del vaccino è previsto per il prossimo 21 gennaio.