FOTO E VIDEO / Cirillo, le Brigate rosse, la camorra: le tante ombre dell’omicidio Ammaturo. La figlia Graziella: “Mio padre non ha avuto giustizia”

15 Maggio 2021

Alfredo Picariello – Un vero servitore dello Stato, un poliziotto ed un uomo che ha combattuto la camorra fino all’ultimo giorno. Antonio Ammaturo, nel 1982, era capo della Squadra Mobile di Napoli. Lui, irpino doc (nato a Contrada, paese al quale è sempre stato molto legato), qualche tempo prima aveva arrestato il figlio del boss della criminalità organizzata, Raffaele Cutolo.

Nel primo pomeriggio del 15 luglio dell’82, Ammaturo esce di casa per andare in Questura. Siamo in piazza Nicola Amore. Ad aspettarlo, non c’è solo l’agente Pasquale Paola. C’è anche un commando delle Brigate Rosse. Quattro uomini. Sparano a bruciapelo ed ammazzano Ammaturo e Paola.

Quel giorno, Graziella Ammaturo – 16 anni, la più piccola di tre figlie – era al mare con un’amica. Al ritorno, sa che il padre è stato ammazzato da un giornalista.

“Mio padre non ha avuto giustizia”, dice Graziella. Perché, se i quattro esecutori materiali dell’omicidio sono stati processati e condannati, ancora oggi non si sa chi sia il vero mandante di quel delitto.

Si sa, però, che Ammaturo stava indagando sul rapimento di Ciro Cirillo, l’ex assessore Dc che fu liberato dopo una “trattativa” tra lo Stato e la camorra. Uno dei buchi neri della storia più recente della Repubblica. Ammaturo, vero esempio di padre e poliziotto, è finito nei meandri oscuri della notte della Repubblica. Di lui, forse, in particolare ad Avellino, si sa ancora molto poco.

E’ un dovere morale di tutti ricordare una figura così importante. E’ dovere di uno Stato di diritto farci scoprire, finalmente, la verità.