FOTO E VIDEO / “Andiamo incontro a mesi difficili, da tempo invochiamo un altro dormitorio ad Avellino”. Poveri, l’sos di vescovo Arturo

22 Dicembre 2020

Alfredo Picariello – Come ogni anno, il vescovo di Avellino “abbraccia” i poveri della città anche pubblicamente per dare l’ennesimo segnale ad un capoluogo che, però, sempre più spesso, anche in silenzio, prova a stare vicino ai più deboli in maniera concreta. Monsignor Arturo Aiello, alle 12 in punto, varca l’ingresso della cittadella della Carità di via Morelli e Silvati. Non perde tempo. Insieme a Carlo Mele, direttore della Caritas, scopre la nuova statua della Madonna che, da oggi, farà bella mostra di sé all’interno della struttura. Poi tira dritto e scopre la targa in memoria di Antonio Picariello (“detto il Pica”, ricorda), uno dei due diaconi permanenti da poco scomparsi, perno della casa della fraternità “Mons. Antonio Forte”. La dedica a Picariello: “In questo luogo è stato operoso e gioioso della carità”.

Da Picariello all’altro diacono, Liberato Femina, che della mensa è stato anche direttore, oltre che figura centrale per la sua crescita insieme a tanti altri. Alla figlia il Vescovo consegna l’onorificenza pontificia con cui la Santa Sede ha voluto “certificare” la grande opera di Femina.

“Questi due grandi protagonisti della carità, raccontano di tanta dedizione che si mette in atto senza spesso avere nemmeno un grazie in cambio. Ma la bellezza della carità – sottolinea Monsignor Aiello – è questa. Le cose grandi spesso avvengono in silenzio, ciò che è appariscente rimane in dubbio già dalla partenza. C’è tanto bene che segretamente si compie nel mondo ed anche nella nostra città”.

Il bene e l’altruismo non sono mai troppi. La città è solidale, forse qualcosa in più dovrebbero farla le istituzioni. “Questa struttura – dice il Vescovo – è l’unica in grado di poter fare qualcosa per i poveri, per gli ultimi. Forse è un po’ poco. Noi da tempo invochiamo un altro dormitorio. Purtroppo la Chiesa non ha grandi possibilità, più di quello che facciamo, non possiamo. Credo che una città come Avellino debba mettere in conto anche le povertà immediate. Se stanotte dovesse esserci una persona sola, al freddo e al gelo, non ci sarebbe altro posto dove ripararla se non qui. Ma gli spazi sono ristretti, non bastano per tutti, dobbiamo attrezzarci in maniera più ampia”.

“Lo Stato – dice ancora Aiello – ha molto più energie di noi ed anche più soldini. Potrebbe indirizzare un po’ di risorse per la creazione di queste strutture, servirebbe anche un servizio mensa”. Ovviamente, c’è anche la presa di coscienza che oggi bisogna parlare pure di nuovi poveri. “Ci sono fasce di persone che erano autonome, non avevano necessità particolari. Oggi, con la pandemia in atto, sono come naufraghi ai quali occorre andare incontro. Ci attendono mesi difficili, speriamo ci siano energia e convergenza di attenzione verso tutti coloro che hanno varcato la soglia di povertà”.

Si avvicina un Natale particolare, il Natale più difficile di sempre. “Quando ero un bambino, c’era un detto: ‘Mo vene Natale, non tengo renari. Questa è oggi la nostra condizione. Che ci sembra una disgrazia, invece può essere un’opportunità, ci può far vivere il vero Natale. Speriamo che queste festività ci facciano aprire gli occhi su tutte le persone ai margini che facciamo finta di non vedere. Tutti insieme dobbiamo stringere i pugni come Gesù Bambino, nella speranza che anche noi possiamo rinascere in questo Natale”.