FOTO / “Basta dad, amplifica le diseguaglianze”. Genitori e bambini in piazza anche ad Avellino: “La scuola si fa a scuola”

FOTO / “Basta dad, amplifica le diseguaglianze”. Genitori e bambini in piazza anche ad Avellino: “La scuola si fa a scuola”

5 Dicembre 2020

Alfredo Picariello – Appena il cancello d’ingresso del “Perna-Alighieri” si è aperto per un po’, rendendo fruibile lo spazio all’esterno della scuola di contrada Baccanico, un gruppo di bambini lo ha “occupato” con gioia, per un breve ma intenso ritorno alla normalità, quella normalità perduta da metà ottobre. In questo piccolo, ma significativo gesto, e nelle frasi scritte sui post it e collocate su un cartellone a muro (sul quale campeggiava la scritta “Chiediamo asilo, e pure elementari, medie e superiori”), c’è tutta la voglia di ritornare a scuola di un cospicuo gruppo di alunni avellinesi, capitanato dalle loro famiglie che, ad oggi, ha raggiunto il numero ragguardevole di 200 persone. E’ il comitato spontaneo dei genitori chiamato “Riapriamo la Scuola – Avellino”. Oggi, alle 12, davanti, e non dentro il “Perna” – con il preside Lieto che è andato a salutare – il secondo flash mob, sulla stregua di altri organizzati in altre città campane.

Negli occhi felici di incontare di nuovo i propri amici e nei pensieri dei bambini, il senso più intenso della manifestazione. Il cartellone a muro, collocato vicino al cancello, si arricchisce pian piano di post it che i piccoli provvedono a scrivere “sul posto”, non abbandonando una barbie o un altro gioco che stringono tra le mani.

Pensieri, dicevamo. Dal più classico: “L’istruzione è un diritto che deve essere esteso ad ogni individuo ed inoltre viene garantito dalla Costituzione, articolo 34. La scuola è aperta a tutti”, a quelli che non ti aspetti: “Mi piace la scuola e mi piace imparare”. “Non vedo l’ora di vaccinarmi”. “Voglio tornare a scuola”. “Babbo Natale portami il vaccino anti-covid”.

Spazio al bambino preoccupato del suo futuro: “Non voglio diventare un asinello. Aprite le scuole”. Ecco il “politico” di turno: “De Luca per favore facci ritornare a scuola. Lo so che sono morte tante persone però noi siamo gli unici in Italia che fanno la Dad. Per favore facci ritornare”. “Ridateci la scuola! Se l’avessero tolta a voi sareste arrivati dove siete ora?”.

Ma il più fantasioso è questo: “Basta voglio imparare, senza cellulare, tablet, computer di mezzo!!!”. Infine, c’è Stella: “Riaprite la scuola. Stop alla didattica a distanza”.

A “guidare” ci sono due giovani e tenaci mamme, “scortate” dai passeggini. Ecco Raffaella Festa: “E’ vero che le scuole non si sono mai chiuse, ma noi pensiamo che la scuola sia a scuola, ma questo lo chiediamo all’interno di una strategia più complessa, perché se è vero che la scuola va messa in sicuezza, la scuola non è un corpo o un luogo urbano a sé stante, chiediamo più trasporti, attenzione alla sanità, un sistema che metta in sicurezza tutto quello che ruota attorno alla scuola come servizio di comunità, presidio fondamentale di tutte le comunità”.

Raffaella smonta anche il “mito” che la didattica a distanza renda la vita delle scuole e degli alunni più sicura. “In questo momento in cui c’è la Dad i bambini si muovono moltissimo, se l’obiettivo è di contenere i luoghi promiscui, con la Dad i bambini vivono tanti luoghi promiscui, perché con la zona rossa comunque non sono stati attivitati tutti i servizi a sostegno delle famiglie, quindi i bambini si muovono dalle proprie case, paradossalmente tenerli a scuola dove ci sono controlli e protocolli rigidissimi per la sanificazione, l’utilizzo dei servizi igienici, il distanziamento dei banchi, li protegge rispetto alla vita della famiglia in questo momento in cui la famiglia continua nella propria quotidianità e i bambini no. Se per il lavoro pubblico e per i privati troviamo delle soluzioni, ma questi bambini perché ce li dobbiamo dimenticare sempre?”.

Le 200 famiglie non chiedono l’immediata riapertura della scuola, sottolinea Nadia Matarazzo: “Noi siamo qui, lo abbia già chiarito, non per fare una richiesta di ritorno a scuola immediato. Noi siamo oggi qui per tenere alta l’attenzione sul problema della scuola, è chiaro che non ci aspettiamo che il 7 dicembre le scuole vengano riaperte, anche noi siamo d’accordo che riaprire le scuole per una settimana sarebbe probabilmente solo un esperimento, siamo qui a dire che se siamo in queste condizioni, cioè in una regione in cui la scuola è chiusa da due mesi ma sostanzialemte da marzo, dove si fa lo scaricabarile un palleggio continuo di responsabilità tra i vari livelli istituzionali, vuole dire che in Campania allora la scuola ha fallito”.

Chiediamo a Nadia un chiarimento. “Perché i bambini si muovono di più con la Dad? Perché vivono in famiglie dove si lavora, dove si continua a lavorare, a chi lasciarli, si portano a casa della baby sitter oppure la baby sitter viene a casa, si portano a casa dei nonni, continuano altre attività, quelle parrocchiali ad esempio, funzionano regolarmente, si può andare nei negozi, si può fare la spesa nel supermercati, ci sono mamme single che per fare la spesa devono portare con loro i propri figli, i bambini si muovono eccome”.

Sono tanti, però, anche i genitori che si dicono contrari alla riapertura delle scuole in presenza. “Come comitato abbiamo ricevuto numerosi attacchi da altri che ci ritengono della mamme irresponsabili. Noi invece siamo pronti al dialogo, non siamo qui per dire che vogliamo le scuole aperte domani, siamo qui a dire attenzione la scuola ha bisogno di politiche e di misure. La dad non può essere una misura ordinaria, diteci quando terminerà l’emergenza e, soprattutto, a due mesi dalla chiusura delle scuole in Campania, diteci in che modo questa restrizione ha contenuto il contagio, secondo noi ha influito mininamente, perché i contagi nella nostra regione sono scesi negli ultimi dieci giorni come effetto evidente dell’istituzione della zona rossa”.

“Il diritto allo studio va garantito a tutti, al bambino che ha la mamma single, al bambino che non ha il wi fi. Questo è il nostro secondo flash mob, non vogliamo che cali il silenzio perché la dad non può diventare la normalità. Alcune famiglie chiedono addirittura il riconoscimento del diritto allo studio. Ci sono famiglie che fanno fatica, la dad aumenta le diseguaglianze sociali, le amplifica, le fa diventare strutturali, gli ultimi saranno ancora più ultimi. Ieri su facebook un padre si chiedeva: come farò quando finirà tutto questo a dire a mio figlio che non bisogna abusare con il cellulare”.